CULTURA & SOCIETA'

Ischia Ponte, Anna e Alessandro Buono fanno nascere il liquore di Sciuscelle Cavallo di Battaglia dell’azienda

LA NOTIZIA CHE FA FELICI PER IL SUCCESSO DEL PROPRIO LAVORO - “Siamo grati ad Invitalia per aver creduto nel nostro progetto e a Gambero Rosso per il riconoscimento del nostro lavoro per l’isola d’Ischia”. Così Anna e Alessandro Buono, moglie e marito, hanno accolto la notizia che li vede premiati tra le eccellenze campane da GamberoRosso e Invitalia per essere stati virtuosi da un punto di vista etico ed enogastronomico. Va precisato che tra le 62 giovani imprese selezionate da Gambero Rosso e Invitalia, nate grazie agli incentivi Resto al Sud, su 14000 vagliate, 10 sono campane. Pertanto Ischia c’è, e la gioia è immensa

Da qualche anno e precisamente dal giugno del 2021, nel Centro Storico di Ischia Ponte si respira aria di rivalsa aziendale di pura e tradizionale cultura artigiana improntata all’ antica pratica della distillazione. L’ impresa, di matrice imprenditoriale, è di quelle audaci e nel contempo ambiziose mirate allo sviluppo ed all’affermazione del prodotto che nasce. Il Borgo, in epoca passata ha in parte vissuto una esperienza dalle pratiche artigianali con lo sfruttamento di una risorsa propria naturale, l’acqua sorgiva della fonte Mirtina dalle parti di via Pontano alla Mandra.

Si praticava la depurazione dell’acqua e l’imbottigliamento della stessa con tanto di descrizione di accompagnamento in cui si diceva che l’acqua Mirtina procurava benessere a tutto il corpo. Ciò per rendere l’idea che la storia del Borgo per i cultori conserva le sue peculiarità, soprattutto nel variegato campo artigianale. Senza dubbio non è la stessa cosa delle Distillerie Aragonesi dei premiati Anna e Alesssandro Buono, il cui obiettivo di avere successo nel settore, è da sempre quello di cercare piccole realtà artigianali che custodiscono tradizioni rappresentative del Mediterraneo, preziose e uniche. I loro primi passi li hanno mossi in Portogallo – sono partiti da un artigiano dell’Algarve che produceva un liquore di fico fermentato, che hanno ribattezzato Figaro . ma ben presto si sono orientati verso l’Italia, nello specifico verso Ischia, loro terra d’origine. “Ischia, affermano Alessandro, ha un patrimonio agricolo e culturale che è andato man mano perdendosi, in buona parte a vantaggio del turismo; stesso destino lo ha avuto la distillazione: “un tempo a Ischia si distillava”, racconta ancora Alessandro.

ALESSANDO BUONO DAL PORTOGALLO AL BORGO ANTICO DI ISCHIA PONTE

I due hanno così deciso di aprire una distilleria sull’isola, con l’obiettivo ampio di sviluppare e tramandare la sapienza artigiana attraverso la bottega. La particolarità della distillazione ischitana è l’infusione in alcol di origine vinica, che lega il prodotto finale alle pratiche agricole del territorio. Uno dei cavalli di battaglia dell’Azienda, è il Sciuscella, un liquore di carruba, frutto mediterraneo un tempo usato anche in vinificazione: “Per permettere al vino, precisano Anna e Alessandro Buono, di raggiungere una gradazione alcolica sufficiente,si soleva arricchire il mosto d’uva con altri frutti del territorio, come mele cotogne, fichi o carrube”. Questa antica tecnica, quasi del tutto dimenticata, prendeva il nome di Caulara. Da questa usanza è nato il liquore alla carruba, rovesciandone i termini: anziche aggiungere la carruba al vino, si unisce quest’ultimo alla carruba precedentemente macerata in distillato si vino. A proposito di questa pianta, un altro progetto virtuoso di Anna e Alessandro è la mappatura dei carrubi dai quali poter approvviggionarsi sull’ isola, disegnando così una filiera agricola 100% ischitana. Quindi la sciusacella, ovvero il carrubo è protagonista in assoluto dell lavoro creativo.aziendale di Anna e Alessandro Buono.

ANNA E ALESSANDRO BUONO PREMIATI DAL GAMBERO ROSSO

Per questo ci viene di celebrarla come si deve, riproponendo un nostro articolo in cui a ragione ne descriviamo una breve storia e ne tessiamo le lodi per altro meritate, come di vedrà. Le Carrube, ovvero, le “Sciuscelle” della nostra infanzia. Il loro ricordo è legato, almeno per noi, agli anni dell’ultimo conflitto mondiale ed a quelli appena dopo, allorquando questo “frutto di scarto” e diremmo, anche mai dimenticato, rappresentava un alimento ricercato per uomini ed animali non trascurabile. Noi ragazzi dell’epoca, non ci facevamo scrupolo nel mangiare le “Sciuscelle” anche se sapevamo che erano l’alimento preferito dai muli della famiglia dei cavalli, utilizzati a quel tempo fino agli anni ‘70, dai carrettieri di Barano, Serrara Fontana, Forio e Ischia per il trasporto, per lo più di botti, e barili contenente il nostro vino da esportazione. Un albero di “Sciuscelle” di riferimento, fra i tanti sparsi in tutta l’isola, nei posti più impensati, era quello che ci attirava in via Leonardo Mazzella all’altezza dell’abitazione dei Bazzoli.

ANNA E ALESSANDRO BUONO PREMIATI

Quella pianta sempre verde e rigogliosa, che dominava la vecchia “parracina” che delimitava il corso stradale sulla sinistra in salita, col suo largo cappello di foglie e di carrube che ombreggiavano il sottostante tratto di strada, era la nostra passione, il sicuro traguardo a bersaglio, per fare dell’albero ciò che meglio ci piaceva, derubandolo del suo frutto che penzolava a grappoli dopo essere passato dal suo colore di nascita verde smagliante al colore della identità matura marrone scuro. Le “sciuscelle”, ci si permetta di chiamarle con il nome della tradizione, nonostante se ne parli poco, sono un altro frutto della nostra terra, che a suo modo, ha fatto anch’esso la storia di diverse generazioni isolane del passato. Hanno fatto parte della merenda ,mattutina di tanti ragazzi prima e durante le ore della scuola, sul lavoro e nei momenti di svago. A quel tempo tanti era i ragazzi e gli adulti che portavano in tasca almeno cinque o sei “sciuscelle” di media lunghezza per mangiarle quando lo desideravano e per offrirne una che ne era sprovvisto. Ma il consumo delle “sciuscelle” non si limitava soltanto all’uso che ne facevano le generazioni passate.

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ANNA E ALESSANDRO NELLA LORO DISTILLERIA ARAGONESE A ISCHIA PONTE

Innanzitutto, bisogna dire che il loro gusto era gradevole. Infatti esse hanno un sapore dolciastro simile a quello del cioccolato, e proprio per questa caratteristica, dagli anni ’80 in poi l’industria alimentare, al di fuori della nostra isola, si è interessata al suo utilizzo per la produzione di biscotti, sciroppi, basi per il gelato, barrette dietetiche e creme spalmabili, adatti per soddisfare la voglia di dolce senza esagerare con grassi e calorie. Nonostante questo nuovo tipo di utilizzo, la “sciuscella” rientra nella categoria dei “frutti dimenticati” in quanto è molto difficile reperirla in commercio, fatta eccezione per le sagre di paese nelle zone di produzione, oppure (ma a un costo proibitivo) nei negozi specializzati in sementi e frutta secca. Al momento dell’acquisto, la polpa deve essere dura e densa, ma comunque abbastanza morbida. Occorre anche controllare che non presenti piccoli fori ben visibili, segno della visita sgradita da parte delle larve di insetti. Le “sciuscelle” o se preferite, le carrube, vanno conservate bene in luogo asciutto e fresco, dentro un sacchetto di plastica ben chiuso, anche per diverse settimane. Si possono utilizzare per varie ricette, prima fra tutte la famosa pasta di farina di carruba molto presente sul mercato, specialmente in Sicilia in curate confezione per la vendita al dettaglio.

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Se mischiata a grassi od oli tropicali la farina di carruba si trasforma in un composto molto simile al cioccolato tradizionale. Ad Ischia essa è possibile trovarla nei negozi dei Sapori molto frequentati dai nostri turisti che da soli hanno contribuito a far crescere in tutta l’isola questo tipo di attività commerciale nel settore alimentare. Le “Sciuscelle” sono il frutto di un albero sempre verde ( il carrubo ) spontaneo che può raggiungere i 500 anni di età; il suo nome scientifico è Ceratonia Siliqua ed appartiene alla famiglia delle Fabaceae. I frutti del carrubo hanno una forma simile all’involucro del fagiolo benché di dimensioni maggiori e di colore marrone scuro. Nei tempi antichi le carrube erano uno dei mezzi di sostentamento per uomini ed animali mentre. Erano consumato alla maniera popolare esposti in contenitori di tela di sacco o in larghi vassoi di legno. Avevano un profumo gradevole e facevano la loro bella figura tra la frutta secca presentata in ogni stagione. Quindi la presenza della pianta di sciuscelle o carrubo nell’isola d’Ischia risale ai tempi in cui i greci sbarcarono e colonizzarono l’isola d’Ischia. Dalla fermentazione della polpa delle sciuscelle si ottiene un alcool molto utilizzato a livello industriale. Inoltre esse contengono il 10% di acqua, l’8,1% di proteine, il 34% di zuccheri, il 31% di grassi, fibre e ceneri; i minerali presenti sono rappresentati da potassio, calcio, sodio, fosforo, magnesio, zinco, selenio e ferro. I frutti del carrubo contengono le vitamine del gruppo B ( B1, B2, B3, B5, B6 e B12 ), vitamina C, vitamina E, K e J e folato alimentare. L’elevato contenuto di fibre alimentari fa della carruba un alimento con proprietà sazianti e per questo motivo la sua assunzione è consigliata nelle diete dimagranti.

Elaborazione e Ricerca Foto di GIOVAN GIUSEPPE LUBRANO Fotoreporter

antoniolubrano1941@gmail.com

Info@ischiamondoblog.com

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