ELEZIONIPOLITICAPRIMO PIANO

Cosa resterà di questa campagna elettorale

Ieri sera a mezzanotte chiuse le ostilità a Lacco Ameno e Procida, tra domenica e lunedì la parola alle urne: tra De Siano e Pascale e Muro e Ambrosino usciranno le due nuove fasce tricolore

La festa è finita, almeno per adesso. E’ successo ieri sera, quando gli aspiranti sindaci di Lacco Ameno e Procida – gli unici due Comuni delle nostre isole dove gli elettori rischiano di farsi venire il crampo alla mano (oltre che per il referendum e le regionali dovranno infatti votare anche per le amministrative) hanno deposto le armi dopo gli ultimi comizi svoltisi prima del silenzio previsto per le giornate di oggi e domani. E, come nel caso del Comune del Fungo, anche con la contemporaneità dell’orario, quasi a volersi misurare anche in termini di affluenza di pubblico. Insomma, se sui social fanno testo i like e le condivisioni (per quanto spesso più o meno artatamente pilotati), è chiuso che nelle piazze e durante i comizi c’è poco da scherzare: chi c’è è della “parrocchia” (difficile pensare a qualche nemico, a parte gli immancabili infiltrati che ormai nell’epoca delle dirette streaming nemmeno esistono più), chi non c’è sta dall’altra parte o ha preferito tirarsi fuori per evitare di schierarsi apertamente e campare tranquillo per le ultime 48 ore. Che saranno pure di silenzio, ma rappresentano quello spazio temporale nel quale i candidati sindaci – e soprattutto gli aspiranti consiglieri comunali – visiteranno ogni casa, cantina, attività commerciale, bunker sotterraneo, grotte e quant’altro alla ricerca dell’ultimo consenso. Che spesso può essere decisivo, in una battaglia dove nulla può essere lasciato al caso.

Chiare le strategie utilizzate dai contendenti, adesso saranno i risultati a confermare se i “sentieri” percorsi sono stati giusti o sbagliati. Nel complesso i social l’hanno fatta ancora da padrone, ma i nostalgici (e pare anche i giovani) hanno vissuto con favore e piacere il ritorno ai confronti a distanza nelle piazze

Ma che cosa resta di questa campagna elettorale adesso che il countdown è definitivamente ultimato? Poco o molto, dipende dai punti di vista. C’è il faccia a faccia, tanto per cominciare: che se a Lacco Ameno storicamente è un qualcosa di scontato o quasi, torna invece a fare capolino a Procida dove nel 2015 a contendersi la fascia tricolore erano stati in tre (e i numeri dissero in maniera inequivocabile che il terzo incomodo alla fine aveva fatto il “gioco” di Dino Ambrosino). Ovviamente, come ogni campagna elettorale che si rispetti specialmente nel terzo millennio, sono emerse anche chiare le strategie dei contendenti. Già, le strategie, quelle che così poco piacciono a un cronista non più di primo pelo abituati a quei comizi non pianificati a tavolino e dove spesso l’improvvisazione e l’istinto la facevano da padrone. E, di rimando, altrettanto spesso finiva anche con l’infiammare la piazza. Non possiamo, in virtù delle normative vigenti, relazionare sulla chiusura di Domenico De Siano e Giacomo Pascale di ieri sera, e quindi nemmeno dirvi se hanno deciso di suonarsele o hanno preferito soltanto esprimere i propri progetti. Ma all’ombra del Fungo la marcia di avvicinamento alle urne ha vissuto di due diversi step: si è partiti con le marce altissime, a cento all’ora, scambiandosi accuse vicendevoli arrivando in alcuni casi anche ad assumere toni “border line”. Poi pian piano i toni medesimi si sono un po’ abbassati e l’attenzione si è spostata più sulla proposta. Più frizzante Pascale, più misurato De Siano: il sindaco defenestrato ha puntato molto anche su una serie di “endorsement” esterni e sulla collaborazione grillina, il senatore forzista sull’immagine sua e del gruppo rinunciando a chiedere soccorso e “sponsorizzazioni” fuori dall’isola.

Un discorso a parte merita Procida, dove come ormai è noto a tutti c’è chi punta a ul bis, ossia il sindaco Dino Ambrosino, e chi si ripropone ossia Luigi Muro. Che per la verità la candidatura l’aveva spuntata già nel 2015, quando poi il coinvolgimento appena “sfiorato” (e rivelatosi poi una bolla di sapone) nell’inchiesta Cpl Concordia lo convinse per senso di responsabilità a fare un passo indietro. Insomma, l’isola di Arturo vivrà la sfida che poteva già celebrarsi sessanta mesi orsono. Qui il filo conduttore è stato fin troppo chiaro: da una parte il sindaco Ambrosino a rimarcare i meriti dell’amministrazione uscente e i danni riparati commessi in passato dai propri avversari, Muro e i suoi a ribadire a più riprese come l’attuale classe di governo abbia disamministrato e soprattutto spaccato il paese facendo figli e figliastri senza alcun ritegno. Insomma, questi sono stati i temi che più o meno hanno caratterizzato questa campagna elettorale, dove i riflettori sono stati puntati anche sulle regionali in virtù del solito “esercito” di candidati isolani, chiamati adesso alla difficile impresa di poter portare a casa quantomeno un risultato apprezzabile da poter poi esibire alla cassa come “voucher” da spendere per il nostro territorio (almeno questo è l’auspicio) quando sarà il momento. I social l’hanno fatta da padrone ancora una volta, e ormai sarebbe impensabile il contrario, ma il ritorno nelle piazze e nelle strade dei protagonisti della politica ci ha davvero rincuorato. Non solo, pare abbia fatto piacere anche a molti giovani. Insomma, va bene il virtuale, ma dal vivo è davvero tutta un’altra storia. Forse le elezioni un vincitore ce l’hanno già, la categoria dei nostalgici.

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