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Crac Pegaso, arriva l’assoluzione per Monti e Serpico

Si è concluso ieri col verdetto del Tribunale di Napoli il lungo processo nei confronti dei due ex amministratori della società, poi fallita, che gestiva la raccolta rifiuti a Forio

En plein di assoluzioni nel processo Pegaso. Ieri era infatti in programma l’emanazione del verdetto da parte del Tribunale di Napoli sull’annosa vicenda giudiziaria che vedeva Franco Monti e Salvatore Serpico imputati di bancarotta fraudolenta ai danni della Pegaso. Quest’ultima era la società che gestiva la raccolta dei rifiuti e altri servizi connessi sul territorio del Comune di Forio, dichiarata fallita oltre un decennio fa, dopo vent’anni di travagliatissima esistenza. Il risultato della camera di consiglio di ieri, al termine della quale il collegio guidato dal giudice De Stefano della settima sezione penale ha dichiarato l’assoluzione dei due imputati (motivazioni entro novanta giorni), oltre a porre termine all’estenuante processo sofferto da Monti e Serpico, ne sancisce anche la correttezza dell’operato nel ruolo di amministratori della società, come hanno affermato con forza gli avvocati difensori nelle ore di discussione finale che hanno preceduto la sentenza.

La settima sezione penale ha accolto le argomentazioni difensive e la richiesta dello stesso pm, mandando assolti i due imputati

L’ex sindaco di Forio Ftanco Monti

L’avvocato Michele Calise, legale di fiducia di Serpico, e le colleghe Raffaella Di Meglio e Ilaria Zarrelli, subentrate verso la fine del dibattimento ai celebri genitori Giancarlo e Mario nella difesa dell’ex primo cittadino di Forio Franco Monti, hanno ribadito la sostanziale estraneità dei loro assistiti agli addebiti mossi dall’accusa. Lo stesso pubblico ministero aveva invocato l’assoluzione. Come i lettori ricorderanno, dopo che nell’udienza preliminare furono prosciolti l’ex presidente del cda Pietro Russo e i membri del collegio sindacale Antonio Siciliano, Enzo Ferrandino, Domenico Miragliuolo e Oscar Rumolo, a rimanere col classico “cerino in mano” furono solo Monti e Serpico, amministratori della società durante gli anni in cui si consumò il lento decorso finale prima del definitivo fallimento della Pegaso.L’accusa era corroborata tra l’altro dalle dichiarazioni del curatore fallimentare della Pegaso, il quale puntò il dito verso i presunti responsabili del naufragio societario, sottolineando l’impossibilità di fronteggiare i costi del servizio per mezzo di un canone manifestamente insufficiente e affermando che la situazione era chiarissima sin dalla fine degli anni ’90. Secondo il curatore, l’ultimo amministratore della società, ebbe la grave responsabilità di non aver posto tempestivamente fine allo stillicidio dichiarando il fallimento della società, contribuendo quindi al pesantissimo aggravamento della già enorme situazione debitoria.

Smontato l’impianto accusatorio basato sull’ipotesi di bancarotta fraudolenta della società, dopo il proscioglimento in udienza preliminare degli altri amministratori e membri del collegio sindacale

Salvatore Serpico

Tuttavia, durante il dibattimento si sono rivelate decisive le articolate argomentazioni portate dal collegio difensivo, oltre alle testimonianze, come quella del dottor Bernasconi, che hanno puntualmente evidenziato l’infondatezza delle accuse. Durante le tante udienze, la difesa degli imputati da un lato aveva cercato di dimostrare la circostanza secondo cui Salvatore Serpico era stato nominato amministratore quando era già stato ceduto il ramo d’azienda della nettezza urbana, dunque quando i vari debiti in questione erano già stati contratti. Secondo la difesa, le condotte contestate non erano state tenute dall’avvocato Serpico, che anzi a differenza dei suoi predecessori procedette al pagamento degli oneri previdenziali. Parallelamente, i difensori sottolineavano che Franco Monti, presidente del consiglio d’amministrazione nel momento della cessione del ramo d’azienda alla Torre Saracena, aveva agito in maniera tale da smentire le accuse di omissioni tali da aver provocato la bancarotta: infatti l’ex sindaco predispose una tabella di rateizzi per il versamento dei contributi previdenziali.

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Un processo molto “tecnico”, innestato su contestazioni che chiamavano in causa la capacità valutativa degli amministratori e dunque su un piano estremamente scivoloso, al punto che, come detto, in sede di udienza preliminare quasi tutti gli indagati vennero prosciolti perché secondo il magistrato il collegio decadde dalla carica prima della creazione della nuova società (Torre Saracena) che poi si accollò la raccolta dei rifiuti, mentre i nuovi amministratori espressero il loro consenso al “passaggio” di tale servizio al nuovo soggetto giuridico. Una decisione che avrebbe comportato la necessità, secondo il gup, di un approfondimento dibattimentale: di qui il processo che dopo oltre sette anni si è concluso con la sospirata assoluzione, ai sensi del secondo comma dell’articolo 530 cpp, per Monti e Serpico.

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