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Decreto Sicurezza: GIOVAN BATTISTA CASTAGNA «La legge va rispettata, ma non possiamo voltarci dall’altra parte alzando muri o chiudendo porti»

«Tutte le implicazioni del decreto andranno approfondite. Innanzitutto, secondo me una legge dello Stato va rispettata, in primis dai sindaci, altrimenti c’è il rischio di anarchia. Certo, si può esprimere un dissenso, ma nelle sedi appropriate. Per quanto riguarda la questione-sicurezza, essa è certamente importante, anche se sono contrario alle strumentalizzazioni politiche. Concentrando poi l’attenzione sul problema dei migranti, dobbiamo comunque ricordarci di quando noi italiani lo eravamo, e dunque anche noi dobbiamo fare la nostra parte. Chiudere i porti non risolve certo il problema, significa soltanto essersi voltati dall’altra parte ignorando la questione. In questo modo si viene meno a un preciso dovere morale. Credo che ognuno di noi debba riflettere su cosa spinge tanta gente a imbarcarsi, e a imbarcare anche i propri bambini sui barconi, sfidando la morte (che purtroppo spesso inghiotte molti di loro) pur di arrivare in Europa. Non penso che essi credano di arrivare all’Eldorado. La questione assume contorni enormemente complicati. È sufficiente conoscere un po’ di Storia per sapere che i nazionalismi hanno sempre portato ad estremismi fortemente dannosi. Servirebbe uno sforzo collettivo per tentare almeno di capire le condizioni dei Paesi da cui partono le migrazioni. In questo enorme meccanismo i sindaci sono solo una piccola parte del contesto: comprendo le contestazioni di alcuni di loro, che tuttavia vanno ricondotte nei determinati binari. Al contempo, non possiamo girarci pilatescamente dall’altra parte in presenza di esseri umani in mare.  Ad alzare i muri e chiudere i porti non ci vuole molto, ma dobbiamo comprendere cosa accade al di là del muro e al di là del mare. Situazioni che, molto spesso, sono create anche da certe politiche internazionali. E le conseguenze, prima o poi ricadono su noi stessi».

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