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Enpa, fine dell’arroganza

A cura di Antonio BUONO*

 

Le associazioni animaliste proprio non ci stanno a veder limitati i propri compiti di vigilanza ai soli animali d’affezione, come previsto dalla legge e come ribadito da una recente precisazione del Ministero dell’Interno. Vorrebbero vigilare autonomamente sui cacciatori, esercitando funzioni di polizia.

L’ultima sentenza, ha visto di nuovo la Lac perdere davanti al Consiglio di Stato, che non ha potuto far altro che  esprimere parere negativo sul ricorso a difesa di una guardia volontaria a cui è stata rigettata la richiesta di rinnovo della qualifica (di guardia giurata volontaria per la tutela degli animali d’affezione) per aver svolto attività di vigilanza venatoria senza averne titolo. La guardia giurata in questione in sostanza non aveva ottenuto la nomina da parte della Provincia di Vicenza.

Enpa e Lac, tra l’altro, a dicembre scorso sono state condannate dal Tar di Venezia proprio per aver contestato la leggittimità del regolamento provinciale (Vicenza) sulla vigilanza venatoria. Le due associazioni sostenevano l’incompetenza della Provincia e l’assenza in capo a quest’ultima di poteri normativi in materia di vigilanza volontaria e ritenevano in particolare illegittimo che la nomina a guardia giurata volontaria in materia venatoria, rilasciata dalla Provincia non attribuisca la qualifica di agente od ufficiale di polizia giudiziaria.

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Il Consiglio di Stato ora, rispondendo alla richiesta di parere del Ministero dell’Interno contro cui si scaglia la Lac, insiste su un concetto che solo gli animalisti pare non riescano a metabolizzare: la legge prevede compiti di polizia alle guardie zoofile solo riguardo gli animali di affezione. Sono pertanto esclusi tutti gli altri ambiti, come la caccia.

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A tal uopo si ritiene giusto evidenziare  che, queste sentenze scrivono la parola fine ad una continua azione di arroganza e di soprusi commessi nel tempo dalle guardie di pseudo-associazioni ambientaliste (delegate esclusivamente al controllo dei cani, gatti, galline ecc.) nei confronti dei cacciatori isolani costretti a ricorrere sempre più spesso alla magistratura ordinaria per fare in modo che i loro diritti vengano riconosciuti.

In conclusione l’auspicio è che anche sulla nostro territorio, gli organi di controllo preposti (Carabinieri, Polizia…)  prendano atto che l’attività di vigilanza venatoria può essere esercitata esclusivamente da chi ne ha i requisiti.

*V.Presidente  Liberacaccia

Cacciatore a vita

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