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Falsifica un assegno poi ne chiede l’incasso: condannato

Un anno di reclusione e mille euro di multa per un imprenditore locale che dopo la falsificazione aveva attivato la procedura esecutiva nei confronti del proprietario del carnet da cui era stato sottratto il titolo di credito

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Un anno di reclusione e mille euro di multa. Il giudice monocratico del Tribunale di Ischia ha condannato l’imprenditore Antonello D’Abundo per la falsa compilazione di un assegno, utilizzato poi per attivare un decreto ingiuntivo contro il proprietario del carnet da cui proveniva il titolo. La querela risale al luglio del 2016, quando essa venne sporta dal signor Orazio Licciardello, titolare del carnet, difeso dall’avvocato Michelangelo Morgera. In seguito alla querela e concluse le indagini preliminari, D’Abundo era stata citato in giudizio con due capi d’imputazione.

Il primo riguardava il reato previsto dall’articolo 491, e 61 n.2 del codice penale “perché al fine di commettere il reato previsto dal capo b (truffa, ndr) falsificava l’assegno n. (..) – Banca di Roma – nella parte relativa al luogo indicando “Forio”, alla data “18 novembre 2011”, “non trasferibile”, e la somma di euro cinquemila, dato che tale titolo era stato solo compilato dal titolare del c/c Licciardello Orazio nella parte relativa alla firma e al beneficiario e facente parte di un carnet dell’anno 2006”. Il secondo capo d’imputazione era relativo appunto al reato di truffa, previsto dall’articolo 640 del codice penale, “perché con artifici e raggiri consistiti nel compilare “falsamente” l’assegno come descritto nel capo precedente, facente parte del carnet anno 2006 intestato a Licciardello Orazio attivando così la procedura esecutiva nei confronti di quest’ultimo dato che gli veniva notificato l’atto di precetto per il pagamento della somma di € 5.518,15 di cui euro cinquemila di sorta capitale (come egli aveva indicato falsamente compilando il predetto titolo) procurandosi così l’illecito profitto pari a tale somma con pari danno per il Licciardello che nulla doveva”.

All’esito del dibattimento, il giudice monocratico di Ischia ha accolto pressoché integralmente le tesi dell’avvocato Morgera, legale di fiducia del querelante, e pur assolvendo l’imputato per quanto riguarda il primo capo d’imputazione – in quanto il fatto non è più previsto dalla legge come reato in seguito alla sua depenalizzazione – ha invece pronunciato sentenza di condanna per quanto riguarda il reato di truffa, che si è appunto materializzata in un anno di reclusione oltre alla citata multa di mille euro. Inoltre, l’imputato è stato condannato anche al risarcimento dei danni in favore di parte civile, e alla refusione delle spese legali sostenute dalla stessa parte civile.La pena non è stata sospesa, in virtù dei precedenti giudiziari a carico del D’Abundo.

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