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LE OPINIONI

IL COMMENTO Ad un anno dalla scomparsa di Mizar, campione di modernità

Esattamente un anno fa ci lasciava, in maniera improvvisa ma serena (come se si fosse assopito) Giovan Giuseppe Mazzella, a tutti noto e soprattutto ai lettori de Il Golfo, come Mizar. Il soprannome gli derivava dalla scelta, che lui aveva fatto, per l’Agenzia Immobiliare creata una volta cessata la sua attività marittima. E un marittimo non poteva non scegliere una stella per “riorientare” la propria vita. Mizar è una stella duale (con la più piccola Alcor) che fa parte dell’ Orsa Maggiore e dista 82,84 anni luce dalla Terra. E Mizar era, ad un tempo, attaccato alla Terra e lontano anni luce da essa. Giovan Giuseppe amava la terra e la natura in tutti i suoi aspetti, aveva una curiosità innata e fuori dal comune. Voleva “sapere”, conoscere e domandava, a chi ne sapeva più di lui, i segreti di piante, fiori, volatili. Aveva sul suo telefono cellulare una App per conoscere, in tempo reale, il nome di piante e fiori. Aveva perfino sognato di installare un farfallario nel proprio giardino e venne a trovarmi in Emilia Romagna, col figlio Luca, per andare a vederne uno in funzione. Al ritorno dal farfallario, ci fermammo in un’osteria ad Arquà Petrarca, dove conobbe il famoso “brodo di giuggiole”, che lì imbottigliano e che non è un brodo bensì un liquore che si ottiene da un mix di giuggiole, mele cotogne, melograni e uva. Anche questo lo appassionò. Aveva un incontro mattutino con dei gabbiani che venivano a cercare cibo sulla terrazza di casa sua. Intravedeva il “miracolo” della vita in ogni sua manifestazione. Di lui non si potrà mai dire che non avesse capito, più e prima di altri, che l’uomo non è il padrone della Terra, ma solo il suo custode. E il mio rammarico è che non può assistere ad un fenomeno di quest’anno, che tutti possono constatare, se dotati di un minimo di sensibilità: dopo oltre due anni di pandemia, di asserragliamento in casa, di silenzio, di spopolamento di strade, spazi, piazze, è come se a Ischia fosse riesplosa la Natura, piante e fiori hanno riacquistato energia e colori, dalla bouganvillea agli oleandri è un trionfo cromatico; al mattino veniamo svegliati dolcemente dal canto melodioso degli uccelli.

Si chiama “fenologia” la scienza che studia i mutamenti di organismi come piante e insetti. Secondo il noto botanico Stefano Mancuso il mondo vegetale ha un’anima e una sensibilità. Sono sicuro che Mizar avrebbe scritto su questo aspetto alcune delle sue “pillole” giornalistiche. Eh sì, perché Giovan Giuseppe sapeva essere palesemente efficace e sintetico, ma aveva anche degli sprazzi di pura poesia. Era un innamorato della vita in tutte le sue espressioni, un sognatore. Nello stesso tempo di attaccamento alla terra era – di contro- distante dalla Terra, come la stella Mizar, nel senso che faceva delle “fughe” in avanti. Lui aveva il dono (o la maledizione?) di predire il futuro. Era in anticipo (forse troppo) sui tempi pigri della politica e anche dell’imprenditoria locale. Ricordiamo tutti quando portò ad Ischia delle auto elettriche, alle quali non credeva ancora nessuno. Ricordiamo tutti che voleva convincere gli albergatori di Sant’Angelo a creare un’oasi della sostenibilità ambientale, una “bolla aurea” nel frastuoni del turismo di massa isolano. Ricordiamo tutti quando proponeva che il Palazzo Reale diventasse “città sanitaria” di supporto all’Ospedale Rizzoli. Ricordiamo tutti le sue battaglie per l’eliminazione dei saponi inquinanti che non andassero a sconvolgere il nostro mare. Ricordiamo tutti che, per primo, intuì come dopo tanti investimenti, ritardi, contrattempi, non fosse più il caso di insistere sui depuratori-chimera ma che, nel tempo breve, si doveva puntare a migliorare e potenziare le condotte esistenti e per questo aveva interpellato (con la sua faccia tosta, perché è così che si fa se si vuole ottenere un risultato) il fior fiore di professori universitari e tecnici del settore. Mizar era un campione di modernità. Sapeva, dalla lettura dei giornali nazionali, pescare spunti di ammodernamento che avrebbe voluto vedere applicati nella nostra isola, anche a costo – talvolta – di fare fughe in avanti. Era il Jules Verne della stampa locale, era il “viaggiatore al centro della Terra”, era il Capitan Nemo di Ventimila Leghe sotto i mari.

Negli ultimi tempi, nonostante godesse di ottima salute e nulla, davvero nulla lasciasse presagire il peggio, aveva però acuito la voglia di vedere qualche risultato pratico delle sue battaglie giornalistiche e civili. Era come se avesse deciso di dare un’accelerata ai tempi che intercorrono tra “proposta” e “realizzazione” e mostrava perciò maggiore insofferenza verso i poteri pubblici che non si davano una mossa. Forse, inconsciamente presagiva di non avere più tanto tempo a disposizione. Tutti i componenti di questo giornale, dalla famiglia Mattera (Gino e Ottorino in particolare) al coordinatore Gaetano Ferrandino e a tutti i redattori e gli opinionisti, siamo immensamente grati a Giovan Giuseppe per quello che negli anni ha dato al giornale e, attraverso di esso, alla comunità isolana. Tante volte mi ha trascinato di peso per andare a trovare Gino Mattera per qualche consiglio e confronto sul giornale. Tante volte ha telefonato a Gaetano Ferrandino per segnalazioni, spunti e, perché no, anche critiche. Era vulcanico, da buon ufficiale di bordo aveva il “moto ondoso” sotto i piedi e dentro la testa… Un vuoto profondo ha lasciato anche nell’Associazione culturale T.I.F.E.O che, dalla presidentessa Luisa Graziano al Direttore artistico Giovanni D’Amico non mancheranno di onorarne la memoria con l’istituzione di un premio dedicato. Ogni domenica (ma io e lui ogni giorno) c’incontravamo al Bar Calise ed era lui ad aprire la discussione tra quella decina di “filosofi da bar” (sprezzante definizione di qualche amministratore locale) con l’argomento del giorno.

Oggi, non a caso, il tavolino residuo (perché anche Lello Pilato è venuto a mancare) ci chiediamo, ad inizio seduta : “Di che parliamo oggi?” e segue, inevitabilmente, un momento di smarrimento, poi ci riavviamo. Manca la molla, la scintilla primordiale. Ho comprato e sto leggendo, per mantenere un filo di sintonia con Mizar, il libro “Indagine sul futuro”, di Salvatore Rossi, ex Direttore Generale della Banca d’Italia, in cui – attraverso una serie di interviste ad esperti di settore – l’economista prefigura i progressi che ci saranno in determinati campi dello scibile umano: dal “quantum information” alla “machine learning” (macchine che imparano e si correggono da sole, senza l’ausilio umano) all’intelligenza artificiale. Il mondo è sempre da scoprire ma forse anche l’al di là. Ciao Mizar, continua a brillare nel cielo dell’Orsa Maggiore, continua la tua opera, alimenta ancora la tua curiosità. Ti meriti, per intero, la citazione di un poeta teologo, scomparso 30 anni fa, David Maria Turoldo, i cui versi de “Il ricordo di un amico” suonano così: “Penso che nessun’altra cosa ci conforti tanto / quanto il ricordo di un amico/ la gioia della sua confidenza/ o l’immenso sollievo di esserti tu confidato a lui/ con assoluta tranquillità/ appunto perché amico./ Conforta il desiderio di rivederti lontano/ di evocarlo per sentirlo vicino/ quasi per udire la sua voce/ e continuare colloqui mai finiti”.

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