LE OPINIONI

IL COMMENTO Il cemento buono e il cemento cattivo

Sono trascorsi 38 giorni dal momento in cui il prof. Francesco Rispoli, da queste colonne, ha lanciato l’idea di una proposta di legge condivisa da tutti i Sindaci dell’isola e dagli “Stati Generali” ischitani. Successivamente, l’avvocato Bruno Molinaro ha suggerito che tale proposta dovesse essere presentata sotto forma di Legge Eccezionale. Il ragionamento di Rispoli è molto concreto: abbiamo in giacenza, negli uffici tecnici comunali dell’isola, ad occhio e croce, 25 mila pratiche che, al ritmo attuale di esame, richiederebbero 150 anni per l’approvazione o il rigetto. Viaggiamo al ritmo di 20 pratiche a settimana. Rispetto al normale esame delle pratiche di condono, Rispoli propone di ribaltare il ragionamento, fissando – con l’aiuto di tutte le parti sociali ed economiche interessate (Stati Generali) – le “condizioni insuperabili”, una serie di paletti considerati invalicabili. Di fronte a questo, tutte le costruzioni che incappano anche in uno solo di questi “paletti” vengono considerate “insanabili”. Solo in tal modo, potremmo far accedere una quantità significativa dei nostri edifici agli enormi benefici rappresentati da sismabonus, ecobonus, bonus facciate, del credito fiscale del 110%. E avremo il tempo necessario, perché è già allo studio una proroga dei benefici che forse arriveranno fino al 31/12/2023. Rappresenterebbe un grande salto economico per la nostra edilizia e un grosso sollievo per schiere di cittadini che vivono nel limbo di chi non conosce il destino che attende la propria casa.

Lo stesso effetto non può ottenere l’o.d.g. Regionale che Caldoro, De Siano e Maria Grazia Di Scala sollecitano di applicare per le graduazioni degli abbattimenti giudiziali. Purtroppo tale provvedimento serve a rinviare il problema ma non toglie la “spada di Damocle” dal capo di chi ha violato le normative vigenti e non sblocca la paralisi dell’edilizia di ricomposizione ambientale. Non a caso oggi si parla di “cemento buono” ovvero quello che serve a rendere più bello e vivibile il costruito e più in armonia col contesto ambientale, in contrapposizione al “cemento cattivo”, quello cioè di consumo aggiuntivo del territorio, già saturo. Il Piano Urbanistico Regionale, approvato in Giunta il 29/10/2019 doveva essere discusso in Consiglio il 27 luglio, ma come si sa, è stato rinviato al dopo elezioni per motivi di opportunità, ad evitare strumentalizzazioni preelettorali. A quanto pare, oltre ai motivi di opportunità politica, ci sarebbe anche l’ostacolo di una preminenza dell’approvazione del Piano Paesaggistico. Ad ogni modo, nella Legge Urbanistica sembra prevalere nettamente un indirizzo di risanamento ambientale e del paesaggio, di contrasto all’ampliamento di consumo di suolo, di rigenerazione delle periferie, di rafforzamento delle infrastrutture. In questo ambito, molto respiro ai Comuni della Campania sta arrivando dai PICS (Programmi integrati per una Città sostenibile) di cui non mi risulta stiano particolarmente approfittando i Comuni dell’isola d’Ischia, mentre ad esempio la nostra dirimpettaia Pozzuoli ha ottenuto 13 milioni di euro per 4 opere da realizzare tra Toiano e Monterusciello. In molti casi, i nostri Comuni isolani sono sì beneficiari di fondi extra casse comunali (vedi l’elenco del Sindaco di Barano, Gaudioso) ma su attivazione dell’ente finanziatore (in particolare la Città Metropolitana) più che su piani intelligenti predisposti dal Comune. Intanto solo il 15% dei Comuni campani ha approvato il PUC e ciò in parte si spiega con la circostanza che tanti piccoli Comuni (sotto i 5 mila abitanti) fanno fatica ad elaborare credibili strategie territoriali. Il Piano Urbanistico Regionale farebbe bene a trasformare il semplice “ invito” a consorziarsi per la redazione dei PUC ad “obbligo” (il caso dei 6 Comuni isolani è emblematico, con Serrara partita per prima, seguita da Forio, sempre in ordine sparso). Se si fa parte dello stesso STS (Sistema Territoriale di Sviluppo) deve essere obbligatorio consorziarsi e altrettanto necessario deve essere l’intervento del Commissario lì dove non si provvede.

La Legge Regionale , presentata dall’Assessore Bruno Discepolo, costituita di 80 articoli ed esaminata dalla IV Commissione Permanente prevede, all’art.4, la cooperazione istituzionale fra i vari enti interessati alla Pianificazione del territorio campano e la massima pubblicità nei processi di pianificazione. L’art.5 prevede espressamente la massima partecipazione dei cittadini nei processi di pianificazione (la fase di ascolto deve esserci fin dai primi passi del percorso di pianificazione). All’art. 6, comma 4, è prevista la cooperazione tra gli enti locali. All’art. 7 c’è espresso il concetto di “flessibilità della Pianificazione” (per due motivi,per l’adattamento alle specificità del territorio e per l’adeguamento ai sempre più frequenti eventi imprevisti). L’art. 11 prevede il PTR (Piano Territoriale Regionale, per la programmazione socio-economica). L’art. 13 prevede invece il PPR (Piano Paesaggistico Regionale). L’art.14 prevede le funzioni amministrative in materia di paesaggio. E qui è da sottolineare l’ampia delega ai Comuni di funzioni importanti di controllo nel campo della tutela del paesaggio, a condizione che il Comune abbia provveduto alla nomina della Commissione Locale per il Paesaggio. E qui si potrebbe innestare un emendamento che vada in direzione della proposta Rispoli per la semplificazione dell’esame delle pratiche di condono. Anche qui, però, sarebbe molto meglio obbligare i Comuni facenti parte dello stesso STS a consorziarsi. Infine, nell’ambito del Titolo III (Pianificazione Urbanistica Comunale) l’art. 21 prevede il PS ( Piano Strutturale) che individua le risorse naturali e culturali, le are urbanizzate e quelle agricole; il PO ( Programma Operativo) che pianifica le azioni di rigenerazione urbana e il RUE ( Regolamento Urbanistico) diretto a rivitalizzare e qualificare il territorio dal punto di vista identitario, sociale, ecologico ed economico, realizzando nuove attrattività e opportunità di sviluppo sostenibile). E’ opportuno, stando così le cose, che il Comune d’Ischia, il 18 agosto, provveda ad approvare un nuovo Regolamento Edilizio? Non era meglio armonizzarlo con la nuova legge Regionale da approvarsi?

Il Piano Regionale in itinere, in armonia con la Commissione Europea e col Green Deal, prevede l’azzeramento, entro il 2050, del consumo di suolo. Ciò che manca ( ed è invece presente nella Legge dell’Emilia Romagna) è l’obbligo, nel caso di inevitabili nuove occupazioni di suolo, di una corrispondente rinaturalizzazione compensativa. Credo sia opportuno e necessario valutare la proposta Rispoli anche alla luce del Piano Regionale e viceversa il Piano Regionale anche alla luce della proposta Rispoli, con opportuni emendamenti suggeriti dai Sindaci isolani che,ora come ora, sembrano spettatori passivi e disattenti. Nel sottotitolo di questo articolo abbiamo posto l’interrogativo: come uscire dal dedalo delle norme edilizie ed urbanistiche in cui ci siamo cacciati? Come ci insegna la mitologia greca, Dedalo era un grande architetto che, alla fine della costruzione del labirinto del Minotauro a Creta, fu rinchiuso con il figlio Icaro nel labirinto e costruì delle ali con piume di uccello, incitando il figlio a spiccare il volo, ma a mezza altezza, per evitare che l’umidità appesantisse le ali. Ma Icaro si avvicinò troppo al sole e il calore fece liquefare la cera che teneva attaccate le piume e Icaro cadde in mare. Ischia deve tentare di spiccare il volo per uscire dal dedalo urbanistico in cui siamo imprigionati. Con saggezza e senza troppa colla che si liquefi al calore delle lobby che impediscono da anni la razionalizzazione dell’edilizia.

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