LE OPINIONI

IL COMMENTO Il Natale e la speranza

Gli ischitani e, in particolare, i cittadini di Casamicciola stanno affrontando il dopo alluvione in due modi diversi ma entrambi purtroppo negativi e improduttivi di risultati. La maggior parte dei cittadini oscilla tra la disperazione, il pessimismo più nero sul futuro economico e sociale del paese, da un lato e, d’altro lato, la bulimia di dichiarazioni, teoremi pseudo scientifici, proclami di certezze fuori luogo in un’epoca di incertezza. Tutto ciò, naturalmente, è comprensibile e commisurato alla tragedia che ha colpito il paese. Tuttavia, c’è un solo modo per far risorgere, ancora una volta, la Fenice dalle ceneri. Nel caso di Casamicciola, il mitico uccello non deve dominare il fuoco bensì il fango. Per arrivare a questo obiettivo bisogna che l’intero corpo sociale recuperi il “senso della ragione”, che si smarrisce sia quando prevale la disperazione, sia quando – al contrario – prevale una spropositata mania di protagonismo. Ho visto e sentito imprenditori in preda al panico e convinti dell’irreversibilità della crisi . Constato nascite di comitati cittadini sparpagliati e confusi. Illusi, tra l’altro, che in qualche giorno si possa impiantare una piattaforma programmatica, senza che ciò sia maturato nel tempo e nella coscienza degli uomini. Possiamo riconoscere a tali iniziative le buone intenzioni e la giusta rabbia sociale di chi avverte di essere stato trascurato e ingannato da governanti e amministratori. Ma non possiamo riconoscere, a questo stato confusionale, la capacità di incidere realmente, nella ricostruzione del paese. Lasciamo lavorare Legnini, per il quale dobbiamo assolutamente richiedere che venga prorogato e che assommi e assorba le competenze degli altri commissari. Legnini si sta muovendo con esperienza, anche con l’ordinanza n.3 del 20 dicembre, per la gestione dei rifiuti, la cui competenza è stata affidata ad una gestione duale, tra AMCA e SMA regionale. Legnini vuole raggiungere il risultato di riutilizzare tutti i detriti non nocivi per il ripascimento degli arenili e la difesa della costa, senza però provocare guasti ambientali a mare. Assurdo ritenere secondaria la preoccupazione dell’inquinamento marino. A che cosa servirebbe il ripascimento delle spiagge se nel contempo rovinassimo il mare? Dobbiamo agire con razionalità scientifica!

Ma veniamo al Natale, la festività che celebriamo quest’anno in condizioni di sofferenza e di lutto. Quali parole giuste possiamo pronunciare in occasione del Natale? Il quotidiano La Repubblica ha dedicato al Presepe un libro speciale. Nel libro di Repubblica, tra altre firme, c’è un pezzo dell’antropologo Marino Niola che dice: “Il presepe è la bella Novella che diventa presente. E’ la natività che rinasce. E ogni anno si fa storia viva Universale e locale. Perché ogni paese ne fa lo specchio di se stesso.” E Casamicciola è un Presepe, un bellissimo Presepe dalla storia economica e turistica lusinghiera, una natura che si trasforma negli anni e nei secoli, che trova nella sua stessa materia l’Ethos e il Patos, l’energia e l’inerzia, la vita e la morte. Ma come la natività che si ripete, Casamicciola continuamente muore e rinasce. Però Niola cita, a proposito del Presepe, anche Eduardo De Filippo e il conflitto in Natale in Casa Cupiello, tra papà Luca e il figlio Nennillo, tra l’amore sviscerato per la tradizione presepiale e il rifiuto di Nennillo, come mantra della insofferenza verso una falsa armonia familiare, una simulazione non più sopportabile. E certo Casamicciola, oggi, è – proprio come nel conflitto eduardiano – al centro di un’apparente solidarietà sociale, sotto la quale cova una disarmonia che Ignazio Silone, fine intellettuale, definiva “nichilismo di massa”, il nichilismo di chi pensa solo a sé, alla sua famiglia e al giorno per giorno. Oggi il Presepe Casamicciola è completamente sconvolto, addirittura irriconoscibile in alcuni tratti. E’ come nel teatro di Eduardo, quando la figlia Ninuccia, in crisi coniugale “scassa tutte cose” e stravolge il Presepe. Quando arriva, Luca esclama:”Ccà pare Casamicciola, ‘o presepie, chi è stato che ha scassato ‘o presepie?” Già, chi è stato che ha scassato il Presepe Casamicciola? Chi è stata la Ninuccia di turno che ha buttato all’aria case, strade, piante? Siamo tutti “Ninuccia”, infelici, disorientati, alla ricerca di un destino diverso da quello che le circostanze della vita ci ha riservato. Ma tutto ciò non ci autorizza né alla disperazione né all’autoesaltazione individuale. Abbiamo il dovere di ricostruire il Presepe in maniera razionale e con passione. Sicuramente non con gli stessi pastori (gli amministratori) e nemmeno con le stesse case. Riprendiamo, come Eduardo-Luca, il secchio con la colla e rimettiamo a posto il Presepe. Non possiamo consegnarci alla disperazione né al vaniloquio. Dobbiamo tenere accesa la fiammella della Speranza.

La speranza della ricostruzione e della rinascita di Casamicciola passa attraverso cinque stadi: 1) La riconferma e l’assorbimento dei poteri di altri commissari nelle mani di Legnini 2)la riconsiderazione e lo studio della nostra storia geologica, termale, turistica e di tutti i contributi scientifici che sono stati forniti, negli anni, da illustri uomini di scienza (spesso ignorati) 3) il ribaltamento dell’attuale modello economico votato allo sfruttamento massivo e all’esaurimento delle nostre principali risorse naturali, archeologiche, storiche in un nuovo modello ecosostenibile 4) il raggiungimento di una coesione sociale e amministrativa che non c’è mai stata 5) Un attento studio comparato di altre realtà similari alla nostra e delle modalità con le quali hanno eventualmente superato le nostre stesse gravi difficoltà. Queste le linee maestre. Nel dettaglio, mi sia consentito citare un solo esempio, relativo al punto 5. Noi, colpiti duramente dall’alluvione che ci ha strappato 12 (anzi 13) vittime, pensiamo di essere gli unici ad essere stati colpiti così gravemente e dimentichiamo che altri Comuni italiani hanno attraversato le stesse disavventure. Dimentichiamo, ad esempio, le Cinque Terre della Liguria, Comuni come Vernazza, Riomaggore, Monterosso che, nell’ottobre del 2011, furono travolti da 470 millimetri di pioggia in 6 ore, facendo crollare i costoni della montagna che travolsero i borghi Patrimonio Unesco. In tutta la Provincia morirono 14 persone e i corpi di alcune delle vittime, trascinate a mare, furono trovati, a distanza di tempo, sulle coste francesi. Non siamo soli nella disgrazia. Ma proprio quella precedente esperienza ci può essere di aiuto. Quei Comuni hanno fatto molto per mettersi in sicurezza e sarebbe cosa saggia che i nostri amministratori incontrassero i Sindaci di quei borghi per scambiare pareri, esperienze, provvedimenti.

In Liguria hanno da tempo installato radar meteo sulla montagna, hanno mobilitato (come per Ischia invoca il vulcanologo Giuseppe Luongo) squadre di geologi per perlustrare la montagna in maniera continuativa (qui, geologi come Aniello Di Iorio, lo fanno in proprio e senza alcun supporto della pubblica amministrazione). Il Sindaco di Monterosso (1400 abitanti), Emanuele Moggia, ha stanziato tutte le sue scarse risorse finanziarie per pagare lo studio definitivo di un canale scolmatore di un chilometro, per deviare l’acqua di deflusso in mare, in un percorso che non trovi ostacoli abitati, La Presidentessa del Parco Nazionale delle Cinque Terre, Donatella Bianchi, sta facendo elaborare un nuovo Piano del Parco che mira a diventare prototipo nazionale per la lotta al dissesto idrogeologico. Intanto il Parco ha già inventato nuove figure di “green job”, i “manutentori di sentieri”, riconosciuti ufficialmente in un Albo regionale. Il Sindaco di Monterosso ha elaborato un Piano di Protezione civile per gli abitanti, nel quale ogni cittadino sa esattamente cosa deve fare in caso di emergenza e il tutto avviene attraverso comunicazioni individuali via SMS, WatsApp o Telegram. Tuttavia, anche Monterosso, zona turistica, non è ancora pronta per un Piano che riguardi anche i turisti eventualmente presente in zona. Il Parco Nazionale delle Cinque Terre ha, al suo interno, un Centro Studi per le conseguenze dei cambiamenti climatici, presieduto dal prof. Andrea Cevasco. Sulla scorta di queste esperienze e della comparazione di situazioni analoghe, ne discende che la proposta del prof. Luongo di creare, nell’area epicentrale dei terremoti e anche delle alluvioni a Casamicciola, un Parco Naturale e Scientifico Internazionale per lo studio dei terremoti, a cui si può aggiungere quello per il dissesto idrogeologico, è vincente e aggiungo, ma lo riprenderò in dettaglio in una prossima occasione, sarebbe il caso che la Regione Campania istituisse un Parco Regionale Protetto del Monte Epomeo. Nonostante tutto, sperare ancora si può!

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