LE OPINIONI

IL COMMENTO Io speriamo che me la cavo

È inutile fare un bilancio di quello che abbiamo già perso, fra turismo stagionale, fine settimana, ponti, festività e turismo straniero. Certo chi ha tanto ha perso tanto e chi ha poco ha perso poco, ma è quel poco che preoccupa di più perché ha bisogno di portare avanti la famiglia, che vive alla giornata per l’indispensabile, sono sempre più numerosi e rappresentano la categoria più a rischio. Molti saranno lasciati fuori, quando partirà la stagione turistica, per abbattere i costi non ci sarà posto per tutti e molti non avranno lavoro, sto guardando un po’ più avanti e prevedo succederà quello che accadeva negli anni 70. Un esodo di forza lavoro a meno che non arriverà una pioggia di aiuti concreti che possa soddisfare tutte le categorie, ma la vedo dura. La volontà a ricominciare c’è tutta, ma come? Quali sono i criteri per le varie categorie? Una sola cosa abbiamo capito, è che per aprire qualsiasi attività bisogna effettuare una sanificazione certificata e i prezzi per effettuarla sono alle stelle naturalmente! E poi? Quali sono le norme per restare aperti, non si conoscono, decreti su decreti e intanto per il 18 è prevista l’apertura dei negozi, ma come vanno sanificati i vestiti dopo che una cliente li ha provati? E le scarpe? Giusy Monti da Citara dice “vorrei prendere dei fantasmi monouso per le ciabatte e calzature, con un aggravio economico, dovremmo lavorare con delle regole uguali per tutti per tutelare la nostra salute e quella dei clienti ma ci devono mettere in condizioni di farlo, giorno 18 si avvicina e siamo in difficoltà non sappiamo come comportarci”. Giusy ha un negozio a Citara di quelli che ti colorano la vita, dove si vende tutto, dai giornali, ai costumi da bagno, e fino adesso nessuno l’ha delucidata sulle norme e intanto i giorni passano e allora bisogna anche animarsi di coraggio e ricominciare.

Ci sono dei bar che hanno iniziato con l’asporto perché hanno gli spazi adeguati per poterlo fare, ma che gusto c’è prendere un caffè mentre cammini perché ad Ischia Ponte ci sono tanto di cartelli dove ti vietano di sederti, ma mi spiegate che senso ha se stiamo da soli? Per la riapertura dei ristoranti e bar con servizio ai tavoli è un vero è proprio punto interrogativo, ma come si fa con la mascherina, con le distanze e con il congiunto devo mangiare con un plexiglas davanti? Ma le atmosfere e le coccole che i ristoratori vogliono dare ai clienti per farli sentire a casa, come si fanno a trasmettere in un ambiente da sala operatoria. Solo un grande boh e voci confuse, ognuno ha la sua protesta, ognuno ha la sua ragione ma certezze su quello che sarà questa estate non ce ne sono. Sicuramente ritorneranno tutte le famiglie che hanno la seconda casa con figli al seguito, per l’impossibilità almeno per adesso di viaggiare all’estero. Mogli e figli già da giugno e i mariti in città e verranno sull’isola nel fine settimana e ancora una volta riaffiorano i ricordi, delle signore sulle spiagge con i capelli legati e acconciati alla meglio, ma con il finire della settimana che avveniva la trasformazione, quando stavano per arrivare i congiunti, tanto per stare in tema. Una vera trasformazione, trucco, parrucco, e via con vestiti leopardati, costumi traforati, le ciabatte venivano sostituite da zoccoli con tacchi alti. E da vere chiaitere passavano a “ bambini fate i bravi perché papà deve riposare”. Tanto per sdrammatizzare un po’! Chissà se verrà accolta la proposta di Gianluca Trani, di dichiarare Ischia stato di calamità, per dare garanzie alle imprese e ai lavoratori, almeno una proposta l’ha fatta e se non arrivano aiuti a sostenere tutte le imprese dal piccolo al grande la vedo dura. Basta scherzare adesso si fa sul serio, di professionisti ne abbiamo e anche di menti capaci e allora non c’è tempo da perdere e non c’e’ posto per chi pecca di protagonismo. La parola d’ordine è Insieme, tanto stiamo tutti sulla stessa barca!

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