LE OPINIONI

IL COMMENTO Ischia un 2023 da “capitale del turismo italiano” 

Come è possibile tracciare un bilancio di questo 2022 ischitano, quando gli ultimi due mesi dell’anno sono stati insanguinati da una ferita così profonda e insanabile. Come si può pensare a quello che c’è stato nel primo periodo di uscita reale dalla crisi pandemica, gli eventi legati alla tradizione carnevalesca, la primavera e poi la Pasqua con i suoi riti sacri, le chiese e le uova di cioccolata esposte nelle vetrine. Come si fa a ricordare un’estate fatta come sempre di alti e bassi ma pur sempre caratterizzata dal successo straordinario, che l’isola ha riscosso dal punto di vista turistico. E poi il mare ritrovato, perché l’estate ci ha regalato anche uno specchio d’acqua più pulito, le feste e le celebrazioni, i riti e le tradizioni, le escursioni e la cultura. E poi il settembre ischitano, che non ha eguali al mondo, con i suoi profumi, i suoi colori, le sagre, i suoni e quel caldo costante che ci ha consentito di andare in spiaggia fino ad ottobre ed oltre. E poi le passeggiate tra i borghi e le cantine, per esaltare la cultura del vino e del buon cibo.

Sembra passato un secolo e invece soltanto l’altro ieri i giornali di tutto il mondo parlavano dell’isola verde, definita dagli americani “la più bella del mondo”. Sembra tutto coperto da una nebbia, una coltre di malinconia, un velo sottile di tristezza. La frana del 26 novembre sembra abbia cancellato tutto, affossato i ricordi di un anno. Perché di Ischia, in questo momento, non si può parlare se non facendo riferimento al dolore, la disperazione, le ordinanze, gli sgomberi, il fango e i detriti da spostare e magari da riutilizzare. E poi la piaga dell’abusivismo, le politiche del territorio, le inchieste e le indagini della Procura. Colpe e colpevoli, responsabilità e omissioni, superficialità e indifferenza. 

Ecco perché il 2023 chiama Ischia ad una nuova rinascita. Non sarà facile, perché la melma da eliminare è ancora tanta e le speranze degli isolani sono sempre più affievolite. Eppure qualche motivo per intravedere una luce c’è. La macchina della solidarietà che non si è arrestata un attimo, fin dal primo giorno dell’alluvione. Il contributo che il settore alberghiero, pur tra mille difficoltà, sta dando alle persone che aspettano ancora di sapere quando fare ritorno nelle proprie abitazioni. Il lavoro di tante persone, vigili del fuoco e protezione civile su tutti. Poi i volontari, gli studenti, le persone comuni. Un fronte unito contro il disagio che commuove e induce al cauto ottimismo. Non basta però. Ci sarà bisogno di un’azione concreta da parte delle istituzioni. Le ripercussioni sul movimento turistico, già avvertite in maniera importante nel periodo di queste festività natalizie e di fine anno, potrebbero essere gravi anche sulla prossima stagione estiva, che per gli operatori del settore è già molto vicina. Sarà il caso di rendere Ischia, per il 2023 una sorta di “Capitale del rilancio turistico”, così come Procida lo è stata per la Cultura nell’anno che ci stiamo mettendo alle spalle. Fosse anche soltanto una nomina simbolica, supportata però da iniziative, promozioni, eventi e agevolazioni per i visitatori. La presenza del ministro del Turismo Santanchè, tra Natale e Capodanno, in tal senso, è molto di più che una semplice dimostrazione di affetto e attenzione nei confronti dell’isola. È un modo, invece, per dire che il governo c’è, è presente ed è pronto a fare la propria parte per rinnovare un sostegno di cui Ischia ha bisogno, per ritrovare la spinta necessaria, nel ricordo delle vittime e nel rispetto dovuto ad un territorio unico al mondo.

* DIRETTORE “SCRIVONAPOLI”

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