LE OPINIONI

IL COMMENTO La quiete dopo la sofferenza

Nella triste stagione del Coronavirus, il morire nella solitudine e nella disperazione di familiari, pur con cause diverse dal virus, ha colpito nuovamente la nostra comunità, con la perdita del carissimo, creativo ed indimenticabile Domenico “il Pirata”.

Evento improvviso ed inaspettato, di un arroganza spaventosa, tanto ingiusta e crudele, che si pone davanti a chi resta, con ben poche consolazioni. Qui, non c’è alcuna preparazione, manca la percezione della serena inevitabilità legata all’età avanzata, ne c’è la consolazione di un addio, di un commiato adeguato. Rimane l’incompiuto, il non detto, eppure nel buio delle tenebre si accende un piccolo faro di luce, che può illuminare sull’esistenza di alcune fonti di consolazione. Una è che l’essenza profonda della figura di Domenico, è quella di non voler vedere i vivi indugiare nel dolore troppo a lungo, di ricordare i momenti migliori passati insieme, traendone gioia. Di desiderare di continuare a vivere pieni di speranza, sentimento naturale della nostra esistenza, così da ripristinare l’equilibrio turbato dalla perdita, che costituisce uno dei più intensi dolori della vita.

Un’altra, si trova nella condivisione del dolore, che aiuta nel lungo cammino, a lenire la lacerazione interiore. D’altra parte, nessuna storia personale è libera dalla via dolorosa, è un atto intrinseco alla natura sociale della nostra specie, che ci conduce alla compassione degli uni con gli altri. Comunque, resta, per sempre, dentro, “che il soffrire passa, l’aver sofferto non passa”. L’unica cosa che possiamo coltivare, quotidianamente, è il saper convivere con il dolore, nella delicata e tenera quiete, di scoprire che tale passaggio esistenziale, rende la propria vita più ricca e sublime. Per cui, per quanto nessuno desidera mai riceverlo, il dolore, pur sembrando paradossale, diventa un dono che, rimette in campo, con vigore, lo stupore e la meraviglia, che contraddistinguono la bellezza della vita.

* FILOSOFO

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