LE OPINIONI

IL COMMENTO Ogni giorno è Carnevale

A Monterone di Forio, dopodomani Martedì grasso, si celebrerà per la centoduesima volta, nella storia del Comune, il Carnevale di Monterone, con la sfilata di 4 carri allegorici, della banda musicale in divisa rosso-verde, al suono di triccabballacche e putipù, guidati dal maestro con cappello a cilindro. A divertire il pubblico ci penserà Ciro Giustiniani. Ma anche Casamicciola organizza per il martedì grasso (mattino e pomeriggio) il Carnevalissimo 2020 – La festa infinita, con sfilata di mascotte ispirate a personaggi di cartoni animati, accompagnati da banda musicale. In Campania gli eventi sono molteplici, alcuni antichi altri più recenti. Il carnevale di Capua è quello più antico, essendo alla sua 134^ edizione.

Qui il carnevale iniziò quando, nel 1886, i nobili decisero di festeggiare mischiandosi al popolo. Almeno per un giorno povertà e lusso s’incontravano. Ed è a Capua che ebbe origine la maschera di Pulcinella,a cura dell’attore Silvio Fiorillo. E a Napoli, a cura della Casa-museo di Pulcinella, si svolge la Carnascialata Napoletana che coinvolge tre municipalità del Comune. Ma a Napoli gli eventi si moltiplicano, da Scampia a Bagnoli, dalla Sanità alla Pignasecca, dal Borgo Orefici a Montesanto. Particolarmente significativo, per il luogo simbolo dei mali della città ma anche della riscossa, è il Carnevale di Scampia. E’ un carnevale sociale, gemellato col primo carnevale sociale di Torino. Il tema del carnevale di quest’anno a Scampia è: “La riscossa dei pappici”. Sapete bene il detto napoletano che dice che il “pappice”, con pazienza e costanza, riesce a perforare anche la noce. E ovviamente sta a simbolo della volontà di riscossa di un quartiere martoriato dalla camorra ma che vuole conquistarsi libertà e dignità. Sempre a Napoli, a Palazzo Reale, ci saranno 4 giorni dedicati alla visita spettacolo “Ballo a corte”. In particolare i bambini potranno incontrare il Re Ferdinando di Borbone in costume e la regina Maria Carolina. A Città della Scienza, a Bagnoli, oggi si svolge una grande festa che coinvolge, soprattutto bambini, sul tema della coesistenza sulla Terra di mille culture e popoli diversi. A Mercogliano, in Irpinia, viene rappresentata una maschera molto particolare, la Zeza, moglie di Pulcinella; coniugi in eterno conflitto a causa dell’unione non gradita della figlia con Don Nicola. Zeza è diminutivo di Lucrezia. Di Zeza si interessò anche Pier Paolo Pasolini che inserì la cantata, al suono di grancassa e trombone, nel suo film “Decameron”. Altri carnevali si svolgono ad Acerra, Ercolano, Saviano, Palma Campania, in molte località dell’Avellinese, (in particolare Castelvetere sul Calore, definita “Viareggio del Sud”) e, naturalmente, ad Avellino. Famoso è il Carnevale di Maiori, alla sua 47^ edizione, che dura circa 10 giorni ed è finanziato dalla Regione Campania; è inoltre gemellato col carnevale di Putignano. Ci sono infine da segnalare alcune iniziative di carnevali in collaborazione tra più Comuni, cosa che l’isola d’Ischia non riesce a fare. Nel Cilento si aggregano i Comuni di Alfano, Laurito, Montano Autilia e Rofrano, Nel Sannio si aggregano i Comuni di Paupisi, Torrecuso e Solopaca.

Ma tutto questo fervore carnascialesco non deve far credere che la gente, come avveniva fino a qualche anno fa, impazzisce “una tantum” in occasione del carnevale. Non è più così. L’esigenza di “euforia” in contrapposizione alla “monotonia” avviene ormai ogni giorno. L’esigenza di far prevalere l’apparire sull’essere, imposta dall’attuale società iperconnessa, induce tutti noi a vivere costantemente sopra le righe. A mascherarci ogni giorno per essere apprezzati in maniera sempre nuova dagli “altri”. Il rischio concreto di questo mascheramento mutevole e continuo è lo “smarrimento” del proprio essere, l’impossibilità di risalire alla propria vera identità. Non sappiamo più chi siamo. A dimostrazione che, al giorno d’oggi, si tende a perpetuare il “mascheramento” che del carnevale è l’espressione più diretta, c’è il fatto che ,dallo spettacolo alla musica e perfino alla politica, ci si maschera. L’esempio più clamoroso lo abbiamo registrato dal 10 gennaio, per quattro venerdì, in televisione su Rai 1, nel programma Il cantante mascherato, presentato da Milly Carlucci. Un game-show nel quale cantanti famosi e personaggi dello spettacolo si esibivano mascherati, svelando la loro identità solo ad eliminazione avvenuta. Ecco elencate velocemente le maschere dietro le quali i personaggi si sono esibiti: Il Mastino Napoletano, Angelo, Leone, Mostro, Pavone, Coniglio, Unicorno, Barboncino. Ma non è stato da meno al trasformismo del Cantante Mascherato il Festival di Sanremo, con la performance mascherata di Achille Lauro, presentatosi sul palcoscenico con fantasioso mantello ricamato, tolto il quale il cantante si è mostrato in calzamaglia trasparente e Miss Keta, cantante rapper, esibitasi in coppia con Elettra Lamborghini. Miss Keta, che ha cantato “Non succederà più” di Claudia Mori, si è presentata (come ha sempre fatto) mascherata e con occhiali da sole per coprire gli occhi. Lei vuole restare ignota e si maschera ispirandosi ai costumi dell’antica Grecia, in cui tutti gli artisti indossavano maschere. E che dire della politica di oggi giorno.

Salvini indossa, con disinvoltura, divise militari (da quella della Polizia di Stato agli Alpini, ai Vigili del Fuoco), chissà perché non quella della Guardia di Finanza e quella della Guardia Costiera. Esaltante poi è la presenza del Carnevale e del mascheramento in letteratura. Mi limito a citare Fernando Pessoa, grande poeta e scrittore portoghese . Pessoa in portoghese significa “persona” ma anche “”maschera”. E della maschera il poeta fu il maggiore interprete letterario. Ecco alcuni suoi versi: Deposi la maschera e mi vidi allo specchio./ ero il bimbo di tanti anni fa./ Non ero affatto cambiato /…E’ questo il vantaggio di sapersi togliere la maschera/… Ma Pessoa ha scritto una poesia anche sul Carnevale: Quante maschere e sottomaschere noi indossiamo/ Sul nostro contenitore dell’anima, così quando/ Se per un mero gioco, l’anima stessa si smaschera,/ Sa di aver tolto l’ultima e aver mostrato il volto?/. La poesia sta a significare che indossiamo una molteplicità di maschere, col rischio di smarrirci. L’importante è sapersi smascherare nel momento e nel modo giusto. Ma che cos’è la maschera? Il termine viene dalla voce preindoeuropea “masca” che vuol dire “fuliggine”, fantasma nero. Un qualcosa che appanna e nasconde il vero volto e la vera personalità. Originariamente aveva una funzione magico-rituale, per collegarsi simbolicamente a divinità o demoni o anche per scopi bellici, al fine di incutere timore agli avversari.

E che cos’è il “Carnevale”? Il termine deriva dalla locuzione latina “ carnem levare” (privarsi della carne). E’ una festa religiosa o pagana? Le Lupercali (festa legata alla fecondità e dedicata al dio Fauno) cosiddetta da Lupercus (protettore di bestiame), probabile antesignana del Carnevale, si svolgevano prima che il Carnevale fosse celebrato dal Cristianesimo e avvenivano in febbraio. In Grecia si celebravano le feste di Dioniso, dove tutto era lecito, ma feste analoghe si tenevano anche in Egitto e nell’antica Babilonia. Alla base di queste feste c’era sempre un fantoccio, una maschera che, alla fine, veniva bruciato. E anticamente il mascheramento aveva un doppio significato: spogliarsi per un giorno della propria personalità e deviare dal tran tran quotidiano e serviva anche a raccogliere le energie trasmesse dalle divinità. Insomma “ semel in anno licet insanire” (una volta all’anno è lecito impazzire). Ma non è più così: il tran tran quotidiano oggi è proprio l’impazzimento. Allora forse arriveremo al paradosso, al canone inverso, e cioè che il Carnevale dovrà essere l’occasione per rinsavire almeno una volta all’anno!

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