LE OPINIONI

IL COMMENTO Poesie per la vita e per la sicurezza stradale

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Oggi, 20 novembre 2022, si celebra (tempo permettendo) il Giorno della Memoria di tutte le vittime isolane degli incidenti stradali. Quello riportato sul Totem della memoria, che sarà inaugurato nell’area del Palazzetto dello Sport, è un elenco incompleto, per la mancanza, in alcuni casi, di date precise o di foto e, in altri casi, per la comprensibile volontà dei parenti delle vittime di voler serbare il ricordo dei loro cari in piena intimità e nel rispetto della privacy. Un gruppo di volontari del Comitato La Strada del buon senso, lentamente e con pazienza, è riuscito a coinvolgere anche le amministrazioni comunali e larghe fasce della popolazione. Le Forze dell’ordine (Polizia e Carabinieri) non avevano bisogno di sollecitazioni, sono state sempre schierate contro l’imprudenza e la violazione del Codice della Strada. Poi c’è una minoranza che dà più valore al “tempo” di percorrenza che alla “sicurezza” del percorso. Ma questo fa parte di un sistema democratico e della libertà di opinione. “Eppur si muove”, aumenta il numero di persone che capiscono, ad esempio, il senso delle domeniche ecologiche, fortemente volute dal giovane filosofo ed editorialista de Il Golfo, Raffaele Mirelli, volte a lanciare un messaggio simbolico in direzione di una de-escalation del traffico intenso e disordinato. Dietro questo movimento a difesa della vita umana e dell’integrità fisica delle persone, non c’è nulla di ideologico, di strumentale, di ricerca di visibilità. C’è solo l’indignazione verso l’indifferenza e la banalizzazione delle morti sulle strade. Abbiamo perso, in pochi anni, tra giovani e meno giovani, un centinaio di concittadini. Li abbiamo pianti per alcuni giorni e per alcuni giorni ci siamo tutti comportati con maggiore prudenza, tranne poi a riprendere le corse frenetiche, le imprudenze, le violazioni al codice della strada.

Come si può, allora, sensibilizzare tutta la popolazione, anche quella più refrattaria alla prudenza? Bisogna stare attenti a non confondere i problemi di mobilità con quelli della sicurezza, che non contrastano. Sarebbe pertanto sbagliato legare i gravi problemi di rallentamento del traffico sulla superstrada, via Michele Mazzella, Pilastri, in questi giorni, a causa della chiusura di via Iasolino per lavori, alla campagna per la riduzione della velocità con autovelox, rotonde, dossi dissuasori. Sono due problemi assolutamente diversi. E questo non ci deve distrarre dal numero di morti sulla strada. Tra i tanti genitori addolorati per la perdita di figli per incidenti stradali in Italia (non solo a Ischia) mi ha particolarmente colpito la storia di un artigiano in pensione di 70 anni, Ermanno Capriotti di Teramo, il cui figlio Edoardo era morto in incidente una quindicina di anni fa. Ebbene, l’artigiano, dal 2009, ha scritto circa 500 poesie, perché un padre, che perde in tal modo un figlio giovane, non trova più senso nella vita.

Ermanno Capriotti

Capriotti lo ha ritrovato scrivendo poesie, accumulate per anni e pubblicate solo dopo aver subito, a sua volta, un delicato intervento per un ematoma al cervello. La raccolta di poesie si chiama “L’ombra dell’assenza”. Un’assenza incolmabile. Molti genitori, che hanno perso figli sulle strade, hanno letto e apprezzato quelle poesie, qualcuna delle quali è stata anche musicata. Ma,cari lettori, se approfondite, troverete che illustri poeti si sono ispirati alle sciagure stradali: da Pablo Neruda a Giuseppe Ungaretti, da Gibran a José Saramago. Ma, non potendole riprenderle tutte, mi limito a riportare a fianco solo la poesia “ Incidente stradale” della grande poetessa polacca Wislava Szymborska. Fatene tesoro e nutrite la vostra anima e la vostra sensibilità.

E, a proposito di eccessi di velocità, il poeta spagnolo Juan Ramon Jimenez, con la poesia n.113 di Poesie d’amore, così recita: “ Se vai in fretta,/ il tempo volerà davanti a te,/ come una timida farfalletta/ Se vai piano,/ il tempo verrà dietro di te,/ come un tranquillo bue”. Anch’io, anni fa, ho scritto un modesto componimento in morte, per incidente stradale, di un caro amico, che qui a lato rendo pubblico per la prima volta. Nel giorno della memoria, rendo omaggio ai figli e alla moglie di questo amico. Per non dimenticare e per evitare altre morti dolorose. Il filosofo Friedrich Nietzsche, nel volume “Sull’amore, sulla vita,sulla morte” ha scritto: “Si dovrebbe, per amore della vita, volere una morte diversa, libera, consapevole, senza accidenti, senza incidenti”. E nell’Inno alla vita, scritta e recitata da Roberto Benigni, è detto: “Dobbiamo dire sì alla vita, dobbiamo dire un sì talmente pieno alla vita che sia capace di arginare tutti i no…”.

INCIDENTE STRADALE

Ancora non sanno

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cos’è successo

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mezz’ora fa, là sulla strada.

Sui loro orologi

l’ora è quella che è,

pomeridiana,infrasettimanale,autunnale.

Qualcuno scola la pasta,

Qualcuno rastrella foglie nel giardino,

i bambini corrono strillando intorno al tavolo.

Il gatto si degna di farsi carezzare.

Qualcuno piange –

come capita davanti alla TV

quando il perfido Diego tradisce Juanita.

Si sente bussare –

non è niente, la vicina che rende una padella.

Dal fondo dell’appartamento il trillo del telefono –

stavolta solo per quell’annuncio.

Se qualcuno stesse alla finestra

e guardasse il cielo,

potrebbe già scorgere le nuvole

che il vento ha portato dal luogo dell’incidente.

In effetti lacere e sparpagliate,

ma per loro questo è all’ordine del giorno.

Wislawa Szimborska

( La gioia di scrivere- Tutte le poesie 1945-2009)

CON INTENSITA’

Non avresti dovuto morire

così, sull’asfalto.

Tu,pendolare come me, del mare.

Avresti dovuto

ancora remare

la dura pagaia

della canoa.

Cessare

le tue mani

non avrebbero dovuto

di plasmare

creature di creta.

Non avresti dovuto

porre la mordacchia

all’instancabile

tratto di lapis.

Avresti dovuto continuare

a rapire ritratti

d’ignari viaggiatori

di mare.

Avresti dovuto continuare

Gino

a organizzare

banchetti di nozze.

Avresti dovuto invitarmi

a pranzi di gala

e invece te ne andasti

quand’ero lontano

e non m’hai neppure

invitato

alla tua festa

di morte.

Ricordi, Gino

quante volte

m’hai detto:

Viviamo

con intensità,

finché c’è vita!

E intensamente

vivesti.

Intensa la vita

ma pacati i tuoi toni,

con tutti.

F.B.

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