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Il PD, i condoni e quel falso ambientalismo di ritorno

Sembra oramai evidente che i parlamentari nazionali del PD ed il loro oramai ex segretario Martina, non abbiano capito proprio niente della definizione delle istanze di permesso a costruire in sanatoria, prevista nel decreto emergenze per i Comuni terremotati di Ischia. Incapaci di ricostruire identità e linea politica di un partito in declino, riscoprono una vocazione ambientalista da integralisti d’accatto, meritando di non prendere più nemmeno un voto sull’isola verde.

Per gli immobili distrutti dal terremoto nei tre comuni dell’isola colpiti dal sisma, il Decreto Emergenze partorito – salvo intese – da un Governo di improvvisati parvenue, prevedeva al solo al fine di consentire alle famiglie degli sfollati di ottenere gli indennizzi previsti per chi ha subito danni, che le istanze di permesso a costruire in sanatoria riferite a quegli immobili fossero definite entro sei mesi secondo le procedure previste dalla L47/85. Una norma di buon senso. Non una trovata geniale, per carità. Anzi restavano dubbi evidenti di costituzionalità, sulla formulazione del Decreto. Ma era pur sempre un buon inizio. Qualcuno si è chiesto perché definire tutte le istanze di condono relative agli immobili danneggiati sulla base delle disposizioni della L. 47/85 e non anche secondo le previsioni delle più recenti leggi del ‘94 e del 2003.

Forse per la semplice ragione che vivendo in un paese ancora bizantino i procedimenti di queste due leggi e le interpretazioni di sconsiderate autorità periferiche oltre che quelle dei burocrati di Stato, non consentirebbe alcun esame né in sei mesi né in sei anni delle istanze inevase e i terremotati resterebbero senza indennizzo e senza casa? Che poi se è questo che si vuole, basta dirlo. Che lo dicano l’imperturbabile Martina, i parlamentari del PD, gli oppositori all’interno del Movimento 5S o un Salvini opportunista, poco importa. Qui non si tratta di far salvi abusi di necessità. Né di far passare un’isola – che è meta turistica internazionale – per un sobborgo abusivo di una periferia sub urbana di una delle tante città italiane cresciute senza programmazione e senza un piano urbanistico.

Per cultura giuridica ed abito mentale ho sempre ritenuto che un abuso sia un abuso. E che l’abuso di necessità sia una contraddizione di termini. Ma pensare – come fanno quelli che si oppongono alla norma contenuta nel decreto – che a Ischia ci siano migliaia di istanze di permesso a costruire in sanatoria per superfici intorno ai 250 mq come se ci fossero speculazioni e lottizzazioni di interi quartieri sorti negli anni senza accorgersene, significa non sapere quasi niente dell’isola e di chi ci vive. Significa non sapere che in trent’anni nell’isola verde si sono accumulate a fianco delle istanze di concessioni in sanatoria per gli ampliamenti di alberghi e ristoranti, anche migliaia di istanze relative ad abusi per finestre (sì a Ischia zona sottoposta a vincolo paesaggistico e  al regime vincolistico della cd legge Galasso, anche cambiare il prospetto di un edificio è un grave abuso punito dal codice penale) e poi a tettoie, scale, verande, bagni, cucine, ripostigli, volumi tecnici, ed ancora cambi di destinazione di garage, piscine, scantinati, volumi interrati, diventate abitazioni.

Alcune di queste costruzioni sono state distrutte o gravemente danneggiate dal terremoto in tre comuni. Si vuole affrontare il problema della loro ricostruzione e provare a indennizzare chi insieme a quelle case ha perso tutto ciò che aveva e le più care abitudini o si vuole invece plaudire al terremoto che ha fatto in pochi attimi ciò che le amministrazioni non sono state capaci di fare in trent’anni demolendo i corpi del reato?

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Lo dica il Partito Democratico. Perché tanto il Movimento cinque stelle nell’isola non ha nemmeno un consigliere mentre intorno al PD ne gravitano parecchi in sei comuni. Allora dica il PD che cosa pensa. Eletti locali ed elettori di questo partito allo sbaraglio, se ne faranno una ragione. Oppure parlamentari e segretario dimissionario stiano zitti, ma proprio zitti e muti in attesa del Congresso, quando forse qualcuno spiegherà loro, le complesse dinamiche di tante varie realtà locali che sono state per sessant’anni l’anima dei due grandi partiti popolari rispettivamente la DC e il PCI che di questo oramai tristissimo partito sono considerati -indegnamente- i genitori.

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Lello Montuori

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