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Il senatore Falanga: «Pronto a dimettermi se non passa la legge sugli abbattimenti»

A Palazzo Madama continua l’esame del disegno di legge 580-B, riguardante le “disposizioni in materia di criteri di priorità per l’esecuzione di procedure di demolizione di manufatti abusivi”. Il 26 aprile la Commissione Bilancio del Senato renderà il parere sulla proposta di legge. Ma il senatore Ciro Falanga, ispiratore del provvedimento, è pronto a lanciare un aut aut: «O passa la legge, oppure mi dimetto», ci ha dichiarato nel corso di una chiacchierata che ha preso spunto dai recenti rilievi mossi dagli ambientalisti nei confronti del disegno di legge. In particolare le obiezioni sono dirette alle conseguenze dell’istituzione di un fondo finalizzato all’erogazione di finanziamenti ai Comuni per fornire le risorse necessarie agli interventi di demolizione di opere abusive realizzate nei rispettivi territori, con uno stanziamento pari a 5 milioni di euro per l’anno 2016 e a 10 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2017 al 2020. Secondo i Verdi, tale previsione potrebbe avere negative conseguenze economiche sul bilancio statale. Falanga tuttavia ribatte: «Non ci sarà alcuna incidenza sul bilancio. Sarà varata una norma di coordinamento da parte del governo dopo l’approvazione della legge. Gli stanziamenti per il fondo possono infatti essere modificati in ogni momento, si tratta di un falso problema. Non capisco perché i Verdi ora si preoccupino di profili di carattere economico, quando il loro scopo costitutivo dovrebbe essere la tutela dell’ambiente». Il senatore ammette che sul punto c’è battaglia a Palazzo Madama: «Realacci e gli altri ambientalisti stanno soltanto cercando di utilizzare tutti i cavilli possibili per non fare approvare la legge. Io ho spiegato chiaramente che l’istituzione del fondo non è assolutamente un impedimento per l’approvazione della legge. Fra l’altro anche il regolamento del Senato, all’articolo 81 ci consente di approvare una legge pur col parere contrario della Commissione Bilancio. Ma è pura teoria: sono convinto che non esistano motivi per i quali la Commissione possa dare parere ostativo». A quanto pare, nel giro di tre settimane o un mese al massimo, il Ddl che prende il nome dal parlamentare campano dovrebbe diventare legge dello Stato. Il senatore di Torre del Greco rivendica la bontà del provvedimento: «La mia proposta di legge è confortata da un principio di giustizia sociale insormontabile: l’ordine di esecuzione delle sentenze penali, infatti, non è dettato dalla legge né dalla Costituzione. Le Procure finora eseguono le sentenze con un ordine scaturito dalla totale discrezionalità dell’ufficio. Non essendoci alcuna norma che imponesse alle Procure di applicare il criterio dell’ordine esclusivamente cronologico delle sentenze, ritenni che tale criterio fosse profondamente ingiusto, e ho pensato che il legislatore avrebbe potuto imporre un diverso ordine: così è nata la mia proposta». Secondo Falanga, gli ambientalisti sono contrariati a causa del fatto che il Ddl, pur non essendo affatto un nuovo condono edilizio, di fatto frena le demolizioni: «Anche i miei colleghi che in questi anni hanno presentato varie proposte di condono erano ben consapevoli che si trattava di tentativi velleitari, specchietti per le allodole, per giustificarsi dinanzi all’ampia fascia di popolazione gravata dalla spada di Damocle degli abbattimenti. Adesso invece si sono trovati di fronte a un disegno di legge che non è  un condono, ma che sostanzialmente blocca l’ordine di esecuzione degli abbattimenti. Sono convinto che dinanzi a una motivazione così forte, quale la tutela delle fasce deboli, e a un provvedimento che prescrive ad esempio di abbattere  prima la casa di un camorrista rispetto all’abitazione di un operaio, non ci siano ragioni ideologiche o cavilli che tengano». Ed ecco l’annuncio inaspettato, che la dice lunga sulla determinazione del senatore a vedere approvata la sua “creatura”: «Se la proposta non diventerà legge, io mi dimetterò, lo dico a lei in anteprima. E lo annuncerò anche in aula durante la discussione generale.  Io non siedo in Senato per meschini interessi personali, bensì per dare voce alle esigenze delle fasce deboli, della gente della Campania, che mi hanno eletto e che ho il dovere di tutelare. Se i poteri forti o la bassa politica di palazzo me lo impediranno, io non ho più alcuna ragione per rimanere nelle file del Parlamento. È assurdo che nel Veneto siano stati rilasciati 800mila condoni mentre in Campania non si è potuto procedere a causa della legge concepita da Bassolino, poi dichiarata incostituzionale». Nel momento del rush finale dell’iter legislativo, il senatore approfitta per togliersi qualche sassolino dalla scarpa, con un riferimento neppure tanto velato al collega Domenico De Siano: «Una cosa mi dà abbastanza fastidio: lo sciacallaggio. Quando la proposta fu approvata in prima lettura, ci furono alcuni parlamentari, tra cui anche qualcuno della vostra terra, che si lasciò andare parlando di “grande successo”. Beh, avrebbero dovuto avere almeno la compiacenza di riconoscere e di citare chi ha realmente elaborato, studiato e approfondito la proposta di legge».  Mercoledì la Commissione Bilancio dovrà rendere all’aula del Senato il proprio parere sul disegno di legge: «Nella prossima riunione dei capigruppo – anticipa il senatore – dove io parteciperò per delega del senatore Barani, insieme al presidente Romano (Forza Italia) insisteremo per la sollecita calendarizzazione della discussione». Nella determinazione dei criteri di priorità  delineate dal disegno di legge, lo ricordiamo, il Pubblico Ministero nell’ordinare le operazioni di abbattimento dovrà dare la “precedenza” agli immobili di rilevante impatto ambientale o costruiti su area demaniale o su area soggetta a vincolo ambientale e paesaggistico, sismico, idrogeologico, archeologico o storico artistico; poi agli immobili che per qualunque motivo rappresentano un pericolo per la pubblica o privata incolumità, nell’ambito del necessario coordinamento con le autorità amministrative preposte; infine agli immobili nella disponibilità di soggetti condannati per reati di associazione mafiosa (o commessi avvalendosi delle condizioni previste dall’articolo 416bis codice penale) o di soggetti colpiti da misure prevenzione. Inoltre, all’interno di ognuna delle tipologie di manufatti, dovrà essere attribuita priorità di demolizione a quelli «in corso di costruzione o comunque non ancora ultimati alla data della sentenza di condanna di primo grado e agli immobili non stabilmente abitati».

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