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Inchiesta rifiuti: 10 euro, il prezzo della libertà

di Franco Borgogna

 

Non è mia abitudine commentare gli avvenimenti a caldo, a sole 24/48 ore di distanza. Si rischia la superficialità, l’approssimazione, l’abbaglio. Il tempo aiuta a giudicare, metabolizzare, sedimentare, mettere i tasselli al posto giusto. Tuttavia, a volte, ci sono aspetti delle notizie, che ti lasciano subito interdetti e la cui vergogna senti di dover gridare immediatamente. In questo “ affaire” di presunte tangenti monnezzare, di corruzione, di associazione a delinquere, di turbativa d’asta, ci sono due aspetti che sconvolgono di più. Il primo è che alcuni dei soggetti coinvolti ( dal livello comunale a quello ex provinciale) sono stati chiacchierati da tempo, sono entrati ed usciti dal focus giudiziario più volte. Fanno parte di quei soggetti spesso analizzati e messi al setaccio dalla stampa locale o regionale. Quella stessa stampa vituperata dai politici come faziosa, allarmista, attenta solo alle negatività e che, invece, tenta di far bene il proprio mestiere, a volte riuscendoci, a volte no ( secondo le capacità dei protagonisti). Quei soggetti che il sottovalutato popolo, opinione pubblica, conosce e sa distinguere. A volte, cosa che non hanno capito i pentastellati grillini, non serve un certificato penale pulito, come non è automaticamente indicativo un certificato macchiato. E’ la considerazione, la valutazione, il giudizio, la stima o la disistima che la gente ha di una persona, a cogliere  la verità. Verità, certo, che rimane e deve restare sospesa rispetto al ben più importante giudizio della magistratura o ( per chi è credente) di Dio. L’altra questione che sbigottisce è quella dei 10 euro che sarebbero stati dati, per un voto, come bonus da spendere in una sala Bingo. 10 euro, una miseria, il segno che ormai la libertà di opinione non vale più nulla. La sacrifichiamo per un obolo qualunque. Questo è l’aspetto più triste della vicenda. Anzi no,più triste ancora è che tale obolo debba essere speso in una sala da gioco. L’ipocrisia dei politici è arrivata a condannare il gioco d’azzardo, quando poi lo si alimenta con la compravendita dei voti. Resta solo da sperare che, in questo gioco d’azzardo, gli eventuali responsabili perdano tutto quello che abusivamente hanno vinto.

 

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