LE OPINIONI

Il commento Ai sei sindaci: siete pronti a passare alla storia unendo l’isola?

Ci sono momenti nella storia di un territorio in cui bisogna avere il coraggio di guardare oltre il proprio campanile. Ischia oggi si trova esattamente in uno di quei momenti. Non è solo una questione amministrativa, non è solo una riforma istituzionale: è una scelta di visione, di maturità politica, di responsabilità collettiva.

Sei comuni significano sei sindaci, sei giunte, sei consigli comunali, sei apparati burocratici, sei centri decisionali. Significa duplicazioni, frammentazioni, sovrapposizioni. Significa costi. Costi che non restano nei palazzi, ma ricadono direttamente sui cittadini: nelle tasse locali, nelle inefficienze, nei ritardi, nei servizi che potrebbero essere migliori e meno onerosi.

Un Comune Unico non è una bandiera ideologica. È, prima di tutto, una scelta economica. Un solo ente significherebbe razionalizzare la spesa, eliminare doppioni amministrativi, unificare servizi, centralizzare gare e appalti, ottimizzare il personale. Vorrebbe dire più forza contrattuale, più capacità di pianificazione, più investimenti strutturali. Vorrebbe dire — in prospettiva — meno pressione fiscale e più qualità nei servizi.

Ma non è solo una questione di bilancio. Ischia oggi, divisa in sei, pesa meno. Pesa meno nei tavoli della Regione Campania. Pesa meno a Roma. Pesa meno in Europa. Un unico comune di oltre 60 mila abitanti avrebbe una voce diversa, una forza politica diversa, una capacità di intercettare fondi regionali, nazionali ed europei enormemente superiore. Nei programmi della Unione Europea contano i numeri, la progettualità, la massa critica. Un’isola unita avrebbe tutto questo.

E allora la domanda non è tecnica. È morale. La politica isolana è pronta a fare un passo indietro per farne fare dieci avanti alla comunità? È pronta a rinunciare a cinque poltrone da sindaco, a visibilità, a leadership frammentate, per costruire qualcosa di più grande?

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Oggi ci sono sei sindaci. Con il Comune Unico ce ne sarebbe uno solo. Questo è il nodo vero, quello che nessun dibattito pubblico può aggirare. La disponibilità a perdere centralità personale in nome dell’interesse collettivo è la cartina di tornasole della classe dirigente.

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Non si tratta di cancellare identità. I “quartieri” resterebbero, le tradizioni resterebbero, le comunità resterebbero. Ma la governance cambierebbe. E con essa cambierebbe la capacità di programmare il futuro: urbanistica, ambiente, mobilità, turismo, protezione civile. Tutte materie che oggi richiedono coordinamento continuo e spesso faticoso.

La vera domanda, allora, è semplice e potente: fino a che punto i nostri amministratori sono disposti a sacrificare visibilità personale per tutelare davvero i propri cittadini?

Il Comune Unico non è una sfida contro qualcuno. È una sfida per qualcosa. Per una Ischia più forte, più autorevole, più competitiva. Per cittadini che paghino il giusto e ricevano di più. Per un’isola che smetta di dividersi e inizi a pesare. La politica deve decidere se restare custode dell’esistente o diventare costruttrice del futuro. E i cittadini devono chiederselo con la stessa onestà. Perché il cambiamento non si impone: si sceglie.

E allora la domanda diventa personale, diretta, inevitabile. Al sindaco Enzo Ferrandino, a Giosi Ferrandino, a Giacomo Pascale, a Stani Verde, a Irene Iacono, a Dionigi Gaudioso va rivolta una domanda semplice, che supera appartenenze, storie personali, percorsi politici: siete pronti a passare alla storia come i sindaci che hanno avuto il coraggio di unire l’isola?

Siete disposti a spiegare ai vostri cittadini che rinunciare a una fascia tricolore in più significa guadagnare peso politico, risorse, capacità di programmazione? Siete pronti a trasformare sei leadership in una visione condivisa?

Perché il punto non è perdere visibilità. Il punto è scegliere tra una visibilità individuale e una forza collettiva. Tra sei municipalità che trattano separatamente e una città che si presenta compatta ai tavoli regionali, nazionali ed europei. Tra amministrare l’oggi o costruire il domani.

La grandezza della politica non si misura dal numero delle poltrone, ma dalla capacità di fare un passo indietro quando serve alla comunità fare un passo avanti.

Ischia, i vostri cittadini, la vostra comunità vi guarda. E la storia, prima o poi, presenta il conto del coraggio.

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