CRONACAPRIMO PIANO

Le scuse, poi il silenzio: i tre indagati muti davanti al gip

Ieri mattina si è svolto l’interrogatorio di G.V., A.B. e L.D.O., finiti in carcere con le accuse di tortura, violenza sessuale in concorso e diffusione di immagini sessualmente esplicite. Assistiti dagli avvocati Massimo Stilla e Luca Migliaccio, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere dopo essersi detti rammaricati della condotta tenuta nei confronti di un loro coetaneo

Un’udienza di convalida che è davvero durata molto poco e che è stata caratterizzata da un silenzio che pure è parso assordante visto il caso giudiziario in esame. Ieri mattina si è svolta l’udienza di convalida di G.V., A.B. e L.D.0., i tre giovani ischitani (due detenuti ad Ariano Irpino, il terzo a Benevento) raggiunti da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere con le pesanti accuse di tortura, violenza sessuale in concorso e diffusione di immagini sessualmente esplicite (alias revenge porn). Tutti e tre, assistiti dai legali di fiducia Massimo Stilla e Gianluca Maria Migliaccio, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. In premessa, però, hanno chiesto scusa sia alla vittima dei loro abusi che ai suoi familiari prima di trincerarsi nel più assoluto mutismo. Nessuna richiesta è stata formulata per A.B., mentre l’avvocato Migliaccio ha chiesto gli arresti domiciliari per L.D.O. o in subordine il ricovero in una struttura clinica specializzata in attesa di una approfondita verifica del suo stato di salute. Una richiesta, questa, che nasce dalle condizioni non proprio ottimali del 20enne affetto da una patologia che lo renderebbe incompatibile con la detenzione carceraria. Di fronte a questa richiesta il pubblico ministero ha espresso parere favorevole ma alla soluzione subordinata (dunque non alla restrizione tra le mura domestiche) mentre non è sembrato così convinto e accondiscendente il gip. Dunque bisognerà attendere anche se i segnali non sembrano essere proprio dei più propizi.

Le speranze di ottenere una misura meno afflittiva del carcere saranno affidate al Tribunale del Riesame, ma Migliaccio ha chiesto per L.D.O. i domiciliari o il trasferimento in una struttura clinica a causa di condizioni di salute non compatibili con la detenzione

Il prossimo passo della difesa sarà a questo punto quello di presentare ricorso al Tribunale del Riesame al quale chiedere magari una misura meno afflittiva del carcere, che potrebbe essere determinata ed identificata negli arresti domiciliari magari con l’ausilio del braccialetto elettronico. I giudici chiamati a pronunciarsi dovranno ovviamente valutare la sussistenza delle esigenze cautelari ma anche esaminare le situazioni relative ad ogni singolo indagato, che nell’ambito dei reati commessi ai danni del loro coetaneo – lo ricordiamo, riconosciuto invalido al 50 per cento per un lieve ritardo mentale – avrebbero in ogni caso svolto ruoli diversi e dunque potrebbero di rimando avere responsabilità non uniformi nella condotta criminosa. Anche se va sottolineato che proprio in virtù del quadro indiziario e degli elementi raccolti dall’accusa (l’indagine è stata coordinata dalla Procura della Repubblica di Napoli Sezione Fasce Deboli condotta dal procuratore aggiunto Giancarlo Novelli e condotta dagli agenti del commissariato di polizia di Ischia diretti dal vicequestore Daria Alfieri) il lavoro che attende Massimo Stilla e Gianluca Migliaccio appare davvero complesso. La svolta su questa vicenda è arrivata nel mese di marzo quando, dopo i fatti accaduti tra il 17 e il 18 dicembre 2025, la vittima degli abusi si presentò presso gli uffici del commissariato di via delle Terme per sporgere regolare denuncia. Raccontò tutto quanto aveva subito e anche che ogni umiliazione patita fosse stata filmata con i telefoni cellulari. A quel punto il successivo passaggio, dopo aver fornito agli investigatori le generalità dei tre giovani, fu quello di acquisire i dispositivi elettronici degli indagati: tra l’altro, quando scattò la perquisizione domiciliare in casa di uno di essi, un amico consegnò materialmente ai poliziotti il suo dispositivo mobile nel quale era presente proprio uno dei video che era stato fatto circolare. Le risultanze delle indagini informatiche consentirono agli investigatori di ricostruire i ruoli che sarebbero stati svolti dai tre indagati, la loro presenza nelle diverse fasi degli episodi contestati, gli atteggiamenti di derisione nei confronti della persona offesa e la successiva diffusione dei filmati realizzati durante le violenze. Il materiale acquisito rappresentò un importante elemento di riscontro rispetto al racconto fornito dalla giovane vittima degli abusi, confermando l’esistenza delle registrazioni audiovisive indicate nella denuncia e la loro circolazione anche al di fuori dei dispositivi utilizzati dagli indagati. Dopo il completamento delle operazioni di sequestro, il 30 marzo 2026 fu nominato un consulente tecnico incaricato di effettuare le copie forensi dei telefoni cellulari acquisiti. Con una successiva delega, datata 6 agosto 2026, venne disposta la ricerca e la selezione dei dati ritenuti rilevanti per le indagini. Il 10 settembre 2026 il Commissariato di Polizia di Ischia trasmise quindi le annotazioni di polizia giudiziaria contenenti gli esiti degli accertamenti effettuati sui dispositivi elettronici. Poi la chiusura del cerchio e l’emissione delle ordinanze di custodia cautelare e l’inizio di un iter giudiziario che già dalle prime battute sembra davvero non promettere nulla di buono.

Articoli Correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Pulsante per tornare all'inizio