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Ischitani all’estero – «Io positiva in ospedale in Germania. Per ottenere il test ho dovuto minacciare»

Milena lavora in un albergo di catena a Monaco di Baviera da 5 anni insieme al marito Michele che fa lo chef. «Anche se viviamo in Germania, seguiamo le indicazioni sanitarie che consiglia il Governo italiano. Qui troppe persone non hanno preso sul serio gli avvertimenti, si sono sentiti troppo al sicuro, hanno tenuto una distanza troppo ridotta o del tutto assente e viaggiavano nei mezzi pubblici. E continuano a dire che non arriveranno mai ai numeri italiani».

«E’ un po’ di influenza, signora non si preoccupi non è in Italia» oppure «E’ solo tosse con raffreddore, piccoli sintomi non si allarmi» mi ha ripetuto per ben 10 giorni il medico di famiglia a Monaco di Baviera dove lavoro. A parlare è Milena classe 79 che, insieme al marito Michele, tutti e due ischitani, lavorano da 5 anni in Germania, a Monaco di Baviera. Lei capo ricevimento in un prestigioso hotel di catena, il marito è chef in uno dei due ristorante dello stesso albergo aperto anche al pubblico e che, fino a qualche giorno fa, organizzava 160 pasti al giorno tra pranzo e cena.

Milena è laureata in Scienze Politiche, 110 e lode, conosce tre lingue oltre l’italiano: inglese, tedesco e spagnolo. Dopo l’università ha girato e lavorato in mezza Europa sempre per lo stesso gruppo alberghiero: 1 anno a Londra, 2 anni a Dublino, 2 a Madrid, 1 anni a Lisbona, 2 anni a Vienna per poi approdare in Baviera. Da 4 anni è sposata con Michele dopo un fidanzamento di 16 anni.

La sua storia ci fa capire che la vita di un emigrante è dura ma allo stesso tempo straordinariamente unica: «oggi non trovo ragazzi che vogliono fare sacrifici per soddisfazioni lavorative, soprattutto le donne che sono solo in cerca di una tranquillità sentimentale. Vogliono lavorare tutti sei mesi e poi via con la disoccupazione. Senza soddisfazioni professionali, senza stimoli. Nessuno è più portato per i sacrifici e allo stesso tempo per le esperienze. Io mi sono laureata a 26 anni e subito ho iniziato a lavorare perché il lavoro c’è se lo cerchi in Europa. Ma qui mi sembra che per molti giovani il mondo è Ischia». Milena ha un tono deciso e anche critico nei confronti della nuova generazione. Ha pausa lunghe, sorride, scherza, chiede di Ischia, del meteo, della gente come vive questo momento. Poi il tono diventa di nuovo deciso, critico, pungente. Dal suo racconto capiamo che l’organizzazione tedesca, tanto organizzata non è. «Anche a Monaco di Baviera, così come in tutta la Germania c’è stato l’assalto ai supermercati, non si trova il gel per le mani e le mascherine sono finite», racconta Milena.

Il bel tempo del week end scorso ha portato numerosi tedeschi ad uscire dalle proprie abitazioni non rispettando le indicazioni del Governo. La polizia ha lavorato senza tregua quei due giorni.

Milena Lei è ischitana e da alcuni anni vive in Germania con suo marito. Cosa sta accadendo in Germania?

«Il bel tempo di sabato 28 marzo ha portato ad uscire numerose persone dalle proprie abitazioni. Molti non hanno rispettato le indicazioni del Governo. La polizia ha lavorato senza tregua quel giorno. Al momento, a Monaco di Baviera, dove io vivo, le persone sono autorizzate a lasciare l’appartamento solo “per motivi seri” come per lavoro, per fare la spesa, per andare in farmacia, per visite mediche o per fare sport ed esercizio fisico all’aria aperta sempre da soli o con le persone che vivono nello stesso appartamento. È necessario mantenere una distanza di almeno 1 metro e mezzo dalle altre persone. Non sono ammessi picnic né è consentito prendere il sole. Sono vietati anche gli spostamenti in auto o in moto. Se non rispetti le regole, puoi aspettarti una multa di almeno 150 euro. Ma in Baviera, la polizia, come dicono tv e giornali locali, ha effettuato oltre 7.000 controlli da sabato mattina a domenica mattina. Quindi tanta gente per strada in un giorno non lavorativo. La polizia è stata molto impegnata anche negli altri distretti governativi. I telegiornali domenica (29 marzo ndr) hanno fatto vedere immagini della polizia nell’Alta Baviera Nord nella zona di Oberbayern Nord e nell’Alto Palatinato a Oberpfalz impegnati a far rispettare le norme governative. Purtroppo molti cittadini in strada».

Quindi se possono fare sport all’aria aperta… significa tutti fuori nel week end a correre?

«Esatto. Vi ho mandato una foto in modo che potete capire. Pubblicatela su Il Golfo così è più chiaro del mio racconto. Come vedete dalla foto difficilmente si può mantenere la distanza sul Flauchersteg un ponte largo 4 metri dove è impossibile capire se chi sta passeggiando sono singole persone, coppie o famiglie. Ripeto qui si può fare sport e ginnastica all’area aperta ed ecco che nel week end parchi e zone all’aperto vengono presi d’assalto».

Quante persone sono positive al test nella Sua zona?

I tedeschi non stanno dimostrando una buona dose di tolleranza. Non riescono a stare a casa e quindi non rispettano le regole imposte dal governo e i politici sono in continua contraddizione e lite.

«In Baviera sono risultate positive al test del Coronavirus quasi 14 mila persone. Lo ha annunciato domenica il ministro della sanità della Baviera, Melanie Huml ma con un numero di morti molto basso: 110».

Ma secondo Lei i dati che diffondono sulle persone decedute solo realistici?

«Guardi qui i medici, gli scienziati, il Governo si appellano alla popolazione per il rispetto del divieto di contatto per evitare la diffusione del coronavirus e dicono che se rispettiamo le regole per almeno due settimane ce la faremo a evitare la situazione come quella italiana e che comunque la capacità di respiratori sarà sufficiente per le prossime due settimane e anche più. Io credo che il Governo italiano ha fatto la scelta di far prevalere la tutela della salute del cittadino. Qui in Germania sono state date indicazioni diverse. A loro interessa l’economia e convincono i tedeschi e noi “migranti” che i morti sono pochi e il tasso di mortalità del coronavirus non sarà mai come quello italiano. I dati che ci forniscono sono snaturati. Contano i morti solo per coronavirus e quelli che avevano altre patologie e poi muoiono perché positivi al coronavirus non vengono conteggiati. Li dichiarano per altra tipologia di decesso. Ecco perché ci sono numeri così bassi. Ma questo non è corretto. L’ho capito dalle spiegazioni dei nostri scienziati italiani. Era infatti lo stesso errore che la prima settimana o addirittura solo nei primi giorni, stavate facendo in Italia dichiarando che si moriva “con il Coronavirus” e “non di Coronavirus”. Poi avete subito cambiato metodo, per fortuna».

In base a cosa ci dice che il Governo ha puntato più all’economia che alla salute del cittadino. Un’accusa molto grave?

«Non è una mia idea. Il vice cancelliere Scholz ha esplicitamente messo in guardia il Paese e si è opposto a tutte le indicazioni politiche ciniche che consigliavano le persone a sopportare la morte perché l’economia doveva andare avanti. Quindi bisognava fare attenzione ma far continuare l’economia. Ritengo che tali considerazioni siano insopportabili».

Ci racconti la Sua storia. Ha detto che lei è rimasta positiva al test e ha dovuto minacciare per farle il tampone

«Ho iniziato ad avere i primi sintomi con una congiuntivite virale, febbre e tosse. Il medico di famiglia mi diceva che era una semplice influenza. Ha dovuto aspettare oltre dieci giorni prima di fare il test e intanto la situazione peggiorava».

«Martedì 10 marzo ho iniziato ad avere i primi sintomi con una congiuntivite virale, uno dei principali sintomi della malattia. Il giorno dopo mi sono svegliata con febbre a 37,4 e avevo piccoli colpi di tosse. Il 12 marzo ho chiamato il numero nazionale di emergenza 116. In Germania non esiste un numero di emergenza locale, le autorità sanitarie locali sono responsabili. Quindi gli operatori del 116 mi hanno consigliato di contattare il medico di famiglia per organizzare un esame di laboratorio. Sono iniziati i primi problemi. Il medico di famiglia mi ha fatto aspettare oltre dieci giorni prima di fare il test e io lo chiamavo tutti i giorni per sollecitarlo ma lui continuava a ripetere che era solo una influenza e di non preoccuparmi. Durante l’attesa la tosse è aumentata e ho iniziato ad avere anche difficoltà con l’olfatto nel senso che non riconoscevo più gli odori. Sono stata molto responsabile a mettermi, già dal 10 marzo, in autoisolamento a casa. Purtroppo l’abitazione ha una camera da letto e una cucina quindi era impossibile non condividerla con mio marito. La tosse non andava via così come l’influenza sempre 37,3-37,4. Il 24 marzo ho letteralmente minacciato il medico. Ho urlato per telefono e preteso di organizzare il tampone per me e mio marito. Il giorno dopo mi hanno fatto il tampone che dopo qualche giorno ho ricevuto ed è risultato purtroppo positivo. Ad oggi sono ancora chiusa in casa così come anche mio marito».

Anche Suo marito è risultato positivo al test?

«A mio marito non lo hanno fatto, purtroppo ma non ha mai avuto sintomi a parte un leggero raffreddore».

E come fate per la spesa se siete in due e tutti e due in autoisolamento?

«A mio marito non hanno fatto il tampone nonostante viviamo insieme, nella stessa casa di pochi mq e con tutto che sono risultata positiva al coronavirus».

«La spesa la facciamo e la paghiamo on line con consegna a domicilio. La lasciano fuori la porta e noi dopo una mezz’ora la ritiriamo».

Ora come si sente?

«Meglio, sia io che mio marito. Abbiamo avuto tanta paura ma ora meglio. Non ho più la febbre, la congiuntivite è scomparsa, ho ancora un po’ di tosse. L’unica cosa che è rimasta, l’alternazione dell’olfatto. Ho iniziato ad avere i primi sintomi il 10 marzo. Credo che tra qualche giorno dovrei essere fuori pericolo comunque il tampone è stato fatto il 25 marzo quindi dovrò ripetere il tampone tra il 10 e il 12 aprile. Una volta che è terminato questo periodo di quarantena in teoria potrei anche uscire invece rimarrò a casa ancora per un bel po’ di giorni».

Che aria si respira in Baviera?

«Le persone stanno diventando sempre più scontrose e impazienti, anche perché i politici dei vari partiti si comportano come genitori separati che si contraddicono a vicenda dinanzi ai loro figli e per figli intendo la cittadinanza. Ma il problema difficile è far stare a casa le persone con un clima così bello, come il week end scorso.Un portavoce della polizia dell’Oberbayern Nord ha dichiarato che domenica ha dovuto fare straordinari poiché i cittadini non hanno rispettato la distanza minima richiesta di 1,5 metri e le persone si sono sdraiate al sole. Ho visto i tg italiani e tutto questo non è accaduto. Anzi c’è stato un grande rispetto delle regole. A Ischia ho visto alcune foto sul sito de ilgolfo24.it e le strade sono deserte: senza auto e senza persone con controlli ovunque».

Ci sta rappresentando un volto diverso di quello che conosciamo della Germania e dei tedeschi

«Sto dicendo che i tedeschi non stanno dimostrando una buona dose di tolleranza. Non riescono a stare a casa e quindi non rispettano le regole imposte dal governo e i politici sono in continua contraddizione e lite. Ho letto l’articolo pubblicato su Il Golfo24 dal titolo: “Ischia e la grande lezione di senso civico” e mi ha fatto molto piacere. Un gran bell’articolo dove spiega esattamente la nostra comunità ischitana. Ischia si sta mostrando una realtà con una grande senso civico, così come la maggior parte dell’Italia. In Germania tutto questo ad oggi non è avvenuto».

«Ho letto l’articolo pubblicato su Il Golfo24 dal titolo: “Ischia e la grande lezione di senso civico” e mi ha fatto molto piacere. Un gran bell’articolo dove spiega esattamente la nostra comunità ischitana».

La Germania ha un numero importante di terapie intensive. Lo Stato tedesco dispone di circa 28.000 posti letto in rianimazione contro i 5.000 italiani. Inoltre, sempre la Deutsche Krankenhausgesellschaft  ricorda che ogni stanza singola di un ospedale tedesco può essere agilmente convertita per la terapia intensiva, ad esempio provvedendo ad installare sistemi di isolazione e disattivando il sistema di ventilazione. Quindi forse questo atteggiamento di “spensieratezza” è dovuto al fatto che i tedeschi si sentono più sicuri?

«E’ proprio così, si sentono troppo al sicuro. Troppe persone non prendono sul serio gli avvertimenti, tengono una distanza troppo ridotta o del tutto assente e viaggiavano in gruppo su mezzi pubblici. Questo è l’opposto del distanziamento sociale e impedisce al virus mortale di essere contenuto. All’inizio che il virus è scoppiato in Italia e avete applicato restrizioni noi, in Germania, lavoravamo tranquillamente in hotel, nei ristoranti, birrerie. Insomma tutti i locali in città erano aperti. Il nostro genaral manager, così come anche i miei colleghi e amici, mi dicevano che non dovevamo preoccuparci e che in Germania la situazione era sotto controllo. Era un problema italiano, circoscritto a poche città del Nord Italia. Oggi in Germania ci sono zone molto colpite come qui in Baviera, dove vivo io. La situazione è tragica a Berlino ma anche ad Amburgo. A Wolfsburg, ad esempio, una città della Bassa Sassonia, sempre in Germania, nota per essere la sede dell’industria automobilistica Volkswagen è gravemente colpita dal virus. L’ospedale della città, fino a qualche giorno fa, non accettava nuovi pazienti perché era al limite e, a pochi km, in casa di cura, dozzine di persone infette morivano.  Una situazione incredibile».

Cosa ricorderà di questo brutto periodo?

«Molti paesi europei, inizialmente hanno fatto satira sull’Italia. In Francia hanno creato uno sketch sulla “pizza al coronavirus”, dove veniva presentata come contaminata. In Germania i quotidiani tedeschi ci hanno preso in giro un giorno si e anche l’altro accusando la nostra Nazione di ingigantire il tutto; in Inghilterra Christian Jessen il “medico showman” di programmi “spazzatura” dichiarò che “gli italiani usano la scusa del coronavirus per chiudere tutto e smettere di lavorare per un po’, per avere una lunga siesta”. Ma come hanno detto alcuni medici, il virus, non ha confini e hanno capito che non c’era molto da ridere, che il problema era reale ed è cambiato tutto, soprattutto il modo in cui viene visto il nostro Paese».

«Molti paesi europei hanno fatto satira sull’Italia. Ci hanno deriso in Francia , in Germania, in Inghilterra. Poi, tardi hanno capito che non c’era molto da ridere, che il problema era reale ed è cambiato tutto, soprattutto il modo in cui viene visto il nostro Paese».

Beh è indubbio che questa pandemia doveva essere combattuta con una risposta globale, trasparente, coordinata, basata sulla scienza e nello spirito di solidarietà. I Paesi europei dovevano essere fortemente impegnati a presentare un fronte unito contro questa minaccia comune per sostenere famiglie e imprese. L’errore è stato questo. Ancora una volta l’Europa sbaglia a discapito della stessa Unione.

«Un’Unione che non c’è o ferse non c’è mai stata. Prima di questa Pandemia mi consideravo un’europeista convinta. Oggi, nonostante vivo in Germania, sono molto scettica. L’Italia è passata da “Paese dei soliti esagerati” ad un modello concreto da seguire. Noi abbiamo i migliori scienziati, un autorevole e rispettato presidente del Consiglio, uno stimato Presidente della Repubblica, incredibili uomini e uno straordinario popolo con grande senso civico e di responsabilità. Da questa pandemia abbiamo capito che forse lo stare in Europa conviene più all’Europa stessa che a noi. Mi creda un mese fa pensavo l’opposto».

Vuol dire qualcosa ai suoi concittadini ischitani?

«Voglio dirlo alla mia Nazione: grandi! Voglio dirlo alla Campania: bravissimi. Voglio dirlo agli ischitani: siete stati fantastici, unici. Ci vediamo presto sull’isola, verrò in vacanza con mio marito».

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2 Commenti

  1. Mi meraviglio che la Signora Milena ancora non è tornata a vivere ad ischia se la Germania ed il modo dei tedeschi non piace. Non sforziamo nessuno a rimanere! Qui ce un detto di scopare davanti alla propria porta…anche ad ischia e Napoli la gente non rispetta le regole…buona domenica

  2. Buongiorno, mi chiamo Giusy,

    Condivido pienamente tutto ciò che ha descritto.
    Ho vissuto in primis una tremenda esperienza. Sono stata contagiata da un medico tedesco 3 settimane fà in quanto sii scherniva del fatto che pretendessi, usasse mascherina e guanti nel farmi il Tampone.
    Avrei moltissimo da raccontare.
    Vivo da 22 anni a Monaco di Baviera, sono integratissima, parlo tedesco e non avrei mai pensato che un popolo che decanta tanta intelligenza, cultura e civilizzazione possa cadere così in basso nell’affrontare questa Pandemia.
    Delusa della Germania e spaventata nel sopravvivere qui.
    Speriamo in bene.
    Buona Vita
    G. CÈ

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