CULTURA & SOCIETA'

La guardia costiera chiude la vecchia “current” al passaggio delle barche Sempre più abbandonato l’antico ponte aragonese a tratti transennato

Un antico esempio di alta ingegneria marittima mal compreso dai politicanti del maggior comune isolano. Incompetenza e superficialità alla base dei molti errori tecnici. Il sindaco Enzo Ferrandino ammette gli errore e vorrebbe correre ai ripari

La Guardia Costiera di Ischia ha emanato un’ordinanza in base alla quale è stato interdetto il passaggio sottostante il pontile che collega il Borgo di Ischia Ponte al Castello Aragonese, denominato “a’ current”, ritenuto troppo pericoloso. L’interdizione dello specchio d’acqua prossimo al passaggio, per una distanza di 10 mt dal pontile stesso, è interdetto ad ogni tipo di attività, dalla balneazione alla navigazione, fino all’ormeggio o all’attività subacquea.

Così col suddetto comunicato nei giorni scorsi anche Teleischia ha rilanciato l’allarme più che reale sulla pericolosità dello storico arco del Ponte Aragonese, accodandosi ai nostri interventi dei mesi scorsi e dei giorni prima che esplodesse il coronavirus, allorquando scrivemmo e denunciammo con forza che la vecchia corrente “sta per non reggere più” con le sue evidente crepe, scalcinato all’ultimo stadio alla base sui pendii a mare di per se anch’essi ridotti all’osso. Insomma la faccenda è diventata ancora più seria visto che c’è ora l’intervento ufficiale di proibizione della Capitaneria del Porto d’Ischia-Guardia Costiera ad avvicinarsi all’antica struttura fra scogli e mare. E al il tratto carrabile al di sopra dell’arco che valutazione si dà ? Sicuramente della identica pericolosià, ragione per cui si rende necessario o proibire la circolazione delle auto sul ponte o in alternativa costruire al di sopra della corrente una struttura momentanea di legno e ferro sollevata dal letto stradale per consentire a pedoni e autoveicoli autorizzati il passaggio.

Negli ultimi 40 anni il Ponte Aragonese, l’antica e storica struttura, grande e vecchio esempio di ingegneria marittima del lontano passato (1441), è stato ripetutamente martoriato dalla mano inesperta di determinati uomini attraverso abbagli tecnici avuti e commessi a danno del suo aspetto estetico e strutturale, nell’ampio contesto paesaggistico ed ambientale in cui il Ponte per secoli ha giganteggiato. Le tappe dello scempio in serie che stravolgevano il volto del Ponte sono le seguenti: negli anni ’70 l’amministrazione comunale del tempo ricopri con una gittata a tutta lunghezza i vecchie basoli dell’antico calpestio con il moderna asfalto. L’effetto fu orribile. La protesta salì alle stelle, tanto che i politici implicati furono costretti a fare marcia indietro con la immediata rimozione del materiale indesiderato e la conseguente riscoperta dei basoli di origine.

Negli anni 80 si pensò ad una diversa illuminazione del Ponte. I tecnici del Comune ebbero l’idea di abolire i vecchi e tradizionali lampioni sostituendoli con lampade-applic da giardino incorporate nelle pareti lato interno dei lunghi muretti a mezz’altezza fin sotto al Castello. Anche in questo caso l’effetto risultò negativo. Pertanto, dopo le vibrate proteste si tornò alla illuminazione del Ponte con i classici lampioni. Tralasciamo gli altri vari episodi minori che lo stesso hanno rappresentato scempi evidenti ai danni dell’antica struttura aragonese e passiamo a ciò che è accaduto all’ombra del Castello negli ultimi mesi. La vicenda dei basoli prefabbricati con polvere di pietra con cui si dovevano rivestire i parapetti dei muretti in sostituzione dei vecchi basoli andati distrutti e la brutta storia dell’ ennesima nuova ed errata illuminazione del Ponte facendolo sembrare di sera una pista d’aereoporto.

Sono le ultime oltraggiose operazioni che il Comune ha portato avanti svilendo l’aspetto estetico del ponte aragonese fino all’azzeramento della sua storia originaria con nuovi ed anonimi connotati. Anche in questo caso è ancora in corso il passo indietro dell’amministrazione comunale di Ischia con l’ammissione dell’errore tecnico e la corsa a porvi riparo che però non è ancora giunta a buon fine- l’errstas illuminazione p ancora lì. Di fronte a tanta incompetenza e superficialità di chi sbaglia sistematicamente l’approccio alla gestione del patrimonio storico, architettonico, culturale ed ambientale dei nostri luoghi più significativi ed emblematici non si può non recepire la critica forte incombente già dalla passata stagione dei turisti. Una critica, per altro ampiamente giustificata, fatta di forti espressioni di condanna, rivolta alle autorità amministrative e politiche di Ischia, avendo per unico obiettivo lo stato di evidente degrado in cui versa da più anni l’antico Ponte Aragonese che congiunge il Borgo di Celsa di Ischia Ponte al Castello. Borgo ormai molto frequentato per la sua storia antica e per la sua affascinate architettura.

Il Ponte Aragonese nella sua atavica bellezza ed esempio secolare di audace ed apprezzata ingegneria di opera marittima del passato, da sempre rientra, nella sua centralità storica, nel novero dei luoghi preferiti di chiunque arrivi ad Ischia, in qualsiasi stagione, per salutari e distensive passeggiate e soste, di giorno e di sera, ed anche percorso obbligato per raggiungere il Castello per le visite culturali di conoscenza. Vederlo ancora in quelle pietose condizioni, con vari tratti di pareti cedute e con la scomparsa in mare di molti dei vecchi basoli di piperno che fungevano da rivestimento estetico , alcuni dei quali risalenti addirittura all’800, fa male alla vista, alla cultura, alla storia, all’arte e ai quei tanti pittori locali, nazionali e stranieri ( quelli defunti si staranno rivoltando nella tomba) che l’hanno dipinto in tante loro opere pottoriche tenute esposte nelle varie gallerie d’arte e musei di tutto il mondo.

Foto Giovan Giuseppe Lubrano

antoniolubrano1941@gmail.com

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