CULTURA & SOCIETA'

La parola senza paura nel libro di Furio Durando

Alla Biblioteca Antoniana la presenza di “Di mare e di memoria”, con l’autore a presentare l’opera il giornalista Ciro Cenatiempo. La necessità di comprendere radici, senso, psicologia e cono d’ombra delle parole

Quasi mezzo secolo scandito in poesia, le migliori parole di mare e di memoria nel loro ordine migliore in pochissimo tempo. E’ ciò che realizza il poeta Furio Durando nella sua ultima raccolta di scritti che come uno scrigno conserva la trama attraverso la quale le Moire (artefici del destino degli esseri umani) hanno lavorato ad intreccio ripetuto per realizzare quella che è stata fino ad ora la vita dello scrittore. Esistenza tradotta in versi liberi che, dal 1976 al 2022, narrano della ricchezza del sapere che permette di acquisire la libertà di esprimere sè stessi in qualsiasi contesto.

Una potenza espressiva che abbiamo potuto vedere e vivere appieno durante la presentazione dell’ultimo lascito letterario di Durando “Di mare e di memoria” avvenuta presso la Biblioteca Antoniana ad Ischia, accompagnata dalla frizzante e brillante presentazione del giornalista Ciro Cenatiempo.

Per Furio Durando, che con Ischia e con gli isolani ha stretto un forte legame sin dagli inizi della sua carriera, conoscere le parole non basta, serve averne comprese le radici, il senso profondo, la psicologia e il cono d’ombra dal quale spesso sono sortite; serve sentirsene padroni, sicuri nell’usarle, abili nello sceglierle.

“La poesia di Furio Durando è la custodia della parola delicata e dedicata, della parola senza paura, della memoria senza vuoti, scelta, precisa, decisa, incisiva. Dall’alto della perfezione del verso ha uno sguardo fiero, consapevole, integro, sano, è un bagaglio a mano stipato di conoscenza fino all’inverosimile, fino al vero tangibile. I suoi testi hanno una sana e robusta costituzione, sono il principio della carta costituzionale della poesia”, afferma il giornalista Cenatiempo con sicurezza e convinzione.

“Il libro è come un diario e catalogo di luoghi, una geografia sentimentale che è inscritta in una potenza di indagine che ogni volta è indigena, in ogni dove e quando, in ogni chi, “con chi” o in sua assenza.

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Ed è un inno alla tecnica spirituale di conservazione della specie umana “sub specie carminisatque nutrimenti”, in forma di poesia e nutrimento. Nutre la mente, si semina e foraggia, è feeding e seeding, fede, fiducia e sedizione necessaria. È la sedizione seduttiva del sapere e della parola che crea e ricrea il mondo per renderlo migliore. Ed è reincarnazione, fibre, sangue, muscoli, neuroni, forza, musica assoluta, parole nuove che non si dissolveranno mai” conclude Ciro Cenatiempo con sicurezza e veemenza.

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Durando quella che presenta al pubblico è una raccolta di poesie che racchiude un periodo temporale molto ampio. Come nasce la selezione?

La raccolta “Di mare e di memoria” nasce da una scelta fatta su circa quattrocento poesie scritte nell’arco di quasi mezzo secolo. La selezione è incentrata su due fili conduttori per me fondamentali per la mia idea di poesia: il mare e la memoria.

Ci spieghi il rapporto tra questi due fili conduttori. Iniziamo dal mare

Il mare perché durante la mia vita diventa una costante. Anche se sono milanese di nascita, cresco in una città di mare e fin da giovanissimo il destino mi porta qui ad Ischia per cui per tanti motivi mi ritrovo a vivere e frequentare l’isola d’Ischia.

Come nasce e si consolida il suo rapporto con Ischia?

Tutto nasce dall’aver vinto la prima edizione del premio Ciro Coppola che si tenne a Casamicciola nel 1978 e da allora l’isola diventa la terra delle mie amicizie più care e dei miei legami più fraterni come quello che ho con il giornalista Ciro Cenatiempo da ormai vent’anni e con il quale ho condiviso importanti e bellissime esperienze. Ischia diventa poi anche il luogo nel quale mi dedicherò all’archeologia che è stata la mia prima attività che ho svolto intensamente fino all’età di 38 anni. Al conseguimento della laurea realizzo infatti due tesi, una per la laurea in archeologia e poi quella di perfezionamento, dedicate interamente ad Ischia. Sono stato per quattordici anni collaboratore del professor Giorgio Buchner per gli scavi archeologici. Ecco, per me Ischia rappresenta tutto questo oltre ad aver consolidato la mia idea di mare racchiusa tra l’altro nella raccolta.

Arriviamo al secondo filo conduttore della raccolta di scritti, la memoria

Nella premessa al libro c’è una frase per me molto importante nella quale definisco la memoria come la mia Moira, ossia il destino che ognuno di noi si porta dietro fino all’ultimo giorno e che considero non come una condanna ma come sollievo a ricordare, che significa riportare nel cuore. Tutto ciò che noi ci portiamo nel cuore lo riviviamo, nel bene e nel male, fino alla fine.

Cosa si auspica di lasciare nella memoria del lettore tra le righe delle sue poesie?

Tutto ciò che dovrebbe rilasciare la poesia. Uno specchio nel quale chi legge si cerca, si riconosce, si ritrova. Oppure per disgiunzione ritrova qualcosa di se anche per opposizione. Uno specchio nel quale, ognuno di noi che sia semplicemente curioso o qualche volta anche Narciso, può decidere se vedere la propria immagine riflessa attraverso la quale prende coscienza sia delle deformazioni (qualora le vede) che delle proprie autenticità.

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