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L’accusa di Sironi: «Scarsa attenzione ai bisogni dell’Alberghiero»

Il dirigente dell’Istituto “V. Telese” fa il punto sull’anno scolastico che sta per iniziare in una intervista a Il Golfo, analizza anche la situazione sociale in cui versa la scuola isolana ma non risparmia frecciate su un problema che si trascina ormai da vent’anni

Ogni volta l’apertura del nuovo anno scolastico è un momento assai significativo perché sono tante le aspettative e gli scopi da raggiungere con un unico punto fermo: il benessere degli studenti. Ed è a loro che vanno indirizzati tutti gli sforzi dei dirigenti e dei docenti. Il ritorno totale in presenza, dopo due anni di dad e didattica mista, è sicuramente l’aspetto più importante perché il confronto diretto tra studenti e professori è un esperienza insostituibile. La scuola isolana si appresta a riaprire le porte dei propri istituti e per l’occasione abbiamo deciso di intervistare Mario Sironi, dirigente dell’Istituto V. Telese. In questa intervista che vi proponiamo molti sono stati gli spunti di riflessione sul mondo della scuola, ma abbiamo voluto andare oltre il perimetro formativo, analizzando alcune realtà isolane con cui i nostri ragazzi si confrontano quotidianamente:

Inizia a breve un nuovo anno scolastico, il primo “liberi” dal covid: cosa significa per la scuola questo ritorno alla normalità?

«Credo che il ritorno in presenza sia l’aspetto più importante di questo nuovo anno. Negli ultimi tempi, causa covid, ci siamo un po’ allontanati perdendo quel sano rapporto fisico e interpersonale che, invece, è alla base dell’apprendimento. Per un istituto professionale come il nostro, poi, l’esperienza a scuola è fondamentale e solo con uno scambio diretto e ‘de visu’ tra alunni e docenti si può parlare di vera didattica. Io mi auguro che la pandemia sia tenuta sotto controllo anche nei mesi a venire perché i ragazzi hanno bisogno di ritrovare quella continuità che c’era nell’epoca pre-covid. La digitalizzazione e la didattica a distanza sono sì utili in alcuni contesti, ma credo fortemente che l’apprendimento parta dall’esperienza sensoriale e dalle relazioni umane che si possono costruire solo a scuola»

Anche quest’anno ha lanciato l’appello per la carenza di aule scrivendo alle autorità preposte, ma ci pare di capire che il suo appello continua a rimanere inascoltato. Si aspettava maggiore considerazione dalle istituzioni locali ed extra isolane e qual è il reale problema in termini di spazi del Telese?

«Il nostro edificio è un piccolo gioiello per come è organizzato e per la qualità degli ambienti. Tuttavia c’è da dire che gli spazi sono insufficienti e la mancanza di aule è un problema conclamato. Sono vent’anni che il nostro istituto deve fare i doppi turni e, francamente, ritengo che sia un lasso di tempo estremamente lungo. Io sono un dirigente scolastico e il mio compito è quello di relazionarmi con tutte le istituzioni per trovare una soluzione, ma da quello che vedo c’è una scarsissima attenzione verso l’annoso problema delle aule. È necessario che dalle istituzioni ci sia una volontà forte e precisa per risolvere questa carenza. Mi rifiuto di credere che non ci siano delle soluzioni. In vent’anni si sarebbe dovuto fare di più verso un istituto come il nostro che a parole viene definito un’eccellenza dell’isola, ma che poi nei fatti viene poco considerato. Stiamo parlando dell’istituto alberghiero, quello che dovrebbe essere alla base di un settore strategico per l’isola come il turismo. Spesso mi confronto con i colleghi di altri istituti alberghieri del nostro paese e mi capita di constatare che in alcune realtà del nord c’è una grande attenzione al potenziamento dei laboratori e all’ampliamento degli spazi per la didattica. In quei luoghi sanno benissimo che gli istituti tecnico-professionali sono una ricchezza del territorio. Da noi, invece, non mi sembra che ci sia questa consapevolezza».

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«Il nostro edificio è un piccolo gioiello per come è organizzato e per la qualità degli ambienti. Tuttavia c’è da dire che gli spazi sono insufficienti e la mancanza di aule è un problema conclamato. Sono due decenni che dobbiamo deve fare i doppi turni e, francamente, ritengo che sia un lasso di tempo estremamente lungo»

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Sull’isola è presente nelle scuole il fenomeno del bullismo o è una piaga a suo avviso diffusa solo in maniera marginale?

«A Ischia, così come in tante altre realtà scolastiche d’Italia, c’è un oggettiva presenza di fenomeni di bullismo. Tuttavia questa parola rischia di diventare onnicomprensiva e, in questo senso, la sfida di tutti noi è quella di comprendere cosa significhi in sé il termine bullismo. Una volta appurato tutto questo è necessario contrastare con forza tutte quelle situazioni di violenza fisica e verbale che si verificano. Oggi purtroppo il bullismo si è evoluto e corre anche sul web, soprattutto sui social network che abitualmente usano i nostri ragazzi. Queste piattaforme virtuali, per loro natura, sono un potente mezzo di comunicazione, sia nel bene che nel male e i danni che si possono fare sono notevoli. Non è una novità che si verifichino episodi di violenza su internet e che spesso sono sottaciuti. Il nostro compito come scuola è quindi quello educare le nuove generazioni a un uso corretto dei vari social, facendo loro capire che sono degli strumenti validi e che vanno maneggiati con cautela e intelligenza».

Cosa risponde a quel luogo comune secondo il quale l’Alberghiero è una scuola di ripiego? In un passato anche non così lontano era una tendenza diffusa, crede che l’aria sia cambiata?

«Credo che sia un tema molto complesso, ma ad ogni modo, ahimè, c’è ancora l’idea che l’istruzione professionale sia una sorta di ripiego e non riesco a capire per quale motivo sia così diffuso questo pregiudizio. In molti dovrebbero capire che l’istruzione tecnico-professionale è un’eccellenza perché mette al centro della propria offerta educativo-didattica sia il rapporto con l’esperienza pratica grazie ai laboratori, sia il rapporto diretto con il mondo del lavoro. Gli istituti tecnici richiedono grande serietà e una padronanza di conoscenze e competenze plurime che si acquisiscono solo attraverso il duro lavoro. Il senso comune, dettato da una buona dose di superficialità, non tiene conto di tutto questo e tende a vedere il professionale come una seconda scelta. In altre realtà d’Italia non è così tant’è che in regioni come Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto, quelle a maggior sviluppo economico, gli studi liceali sono visti come un segno di arretratezza. In quelle zone c’è una grande considerazione dell’istruzione tecnico-professionale che viene valorizzata e ritenuta una vera ricchezza dal momento che concorre allo sviluppo del territorio. Ischia, ahimè, è ancora molto indietro sotto questo punto di vista».

La sua scuola ha tirato fuori negli ultimi anni autentici talenti. Perché per fare fortuna hanno bisogno di lasciare l’isola? Onestamente, non crede che il livello dell’ospitalità made in Ischia sia un po’ calato?

«Molti dei nostri ragazzi e molte delle nostre ragazze hanno delle aspettative importanti dal punto di vista professionale e vanno a lavorare altrove perché a Ischia spesso non ci sono le condizioni adeguate per restare. Molto deve essere fatto per cambiare questa situazione e come scuola cercheremo di coinvolgere il mondo imprenditoriale e il mondo sindacale affinché si creino i presupposti per migliorare la qualità del lavoro. Mi auguro davvero che la società ischitana valorizzi lo sforzo che facciamo ogni giorno per i nostri ragazzi. Ad esempio, siamo una scuola che ha numero maggiore di alunni con disabilità rispetto ad altri istituti e questo per noi è un vanto perché è un contributo tangibile che diamo alla cittadinanza di Ischia e Procida. Questo ruolo cardine che abbiamo nella società però non sempre ci viene riconosciuto».

Qual è il messaggio che intende rivolgere a genitori e studenti in vista del nuovo anno scolastico?

«Il messaggio che vorrei dare è quello di venire per studiare. Dobbiamo tutti rimboccarci le maniche e calarci ognuno nel proprio ruolo svolgendo in maniera consapevole i nostri compiti. Quest’anno lavoreremo moltissimo sul tema del turismo sostenibile perché credo che sia il grande futuro dell’industri turistica. Noi, ad esempio, al Telese abbiamo messo un impianto di depurazione delle acque in modo che i ragazzi non usino più bottigliette di plastica. Abbiamo, poi, installato un impianto di trasformazione dei residui delle cucine per fare il compost. Noi ci siamo e faremo di tutto per portare avanti la nostra idea che è quella di fare del Telese un istituto all’avanguardia e di eccellenza».

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