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LE STORIE DI SANDRA Antonietta e Salvatore Di Scala

Come non ricordare la salumeria storica di Via Roma verso piazza Croce gestita da Salvatore Di Scala e da sua moglie Antonietta? Non si può dimenticare e allora oggi ne parlo con tanto affetto. Quella salumeria era anticamente una trattoria gestita dalla mamma di Salvatore, Antonietta Conte (detta e plliccell per quell’indossare la domenica cappotti con collo di pelliccia), e poi passò a Salvatore il terzo dei suoi quattro figli maschi che erano appunto Salvatore (che faceva il finanziere prima di prendere l’attività dalla madre) Filippo, dolce prof di francese e mio stimato collega, Ciro commerciante e Giosuè dipendente del dazio e albergatore. Salvatore (nato il 12/08/1931) e Agata Antonia Taliercio di Piedimonte (nata il 21/11/1935) si sposarono a Piedimonte nel 1957 e fecero il ricevimento all’albergo Conte. Dal loro matrimonio nacquero quattro figli che sono cresciuti lì nei nostri vicoli e intorno a piazza Croce e che oggi sono tutti professionisti e persone stimate e perbene. Salvatore è gastroenterologo, Giovanna è prof di economia aziendale, Francesco è docente di chitarra e gestisce la salumeria familiare, e Sabrina anche lei prof di economia aziendale.

Io ho un ricordo particolare e tenero di quella coppia che mi metteva serenità. Antonietta veniva da una famiglia numerosa, infatti erano undici figli poi molti dei quali sparsi in giro per il mondo e quindi, aveva già un innato senso materno che le dava sul volto quella luce quando sorrideva in modo dolce. Antonietta è stata una donna discreta e riservata e, silenziosa, e io sono convinta che Salvatore sia stato molto fortunato ad averla vicino come compagna di vita. Anche Salvatore è stato un uomo gran lavoratore e dedicato alla famiglia, e un binomio così non poteva che generare cose buone. Spesso io e le mie amichette giocando a nascondino giravamo nei vicoli e correndo passavamo avanti ai negozi facendo un poco di chiasso. Alcuni si lamentavano di noi, Antonietta mai, anzi ci guardava sorridente e un giorno mi diede in mano delle castagne peste e mi chiuse la mano dicendomi di andare a giocare. Sono piccole cose che restano dentro e io le conservo con amore. Con le mie sorelle si è trovato a giocare Antonio il loro figlio e poi hanno anche frequentato il liceo classico formando una bella comitiva di amici che possiamo dire sono cresciuti insieme e che ancora si vogliono tanto bene. Quella salumeria che era vicino a Varchetta frutta si può dire che già a quei tempi non era la classica “Puteca” ma tendeva al moderno nella sistemazione dei vari generi alimentari la cui qualità era notevole.

Antonietta è morta nel 2020 così come ha vissuto, senza fare rumore, e due anni dopo l’ha raggiunta suo marito Salvatore che, rimasto solo è stato curato dai figli e nipoti e circondato di affetto. Una bella coppia che ha avuto anche la gioia di veder nascere dodici nipoti e che ha sempre voluto essere unita perché loro due insieme erano una potenza. Con tanto affetto ricordando quei miei anni felici li dove sono nata, ho scritto per te Salvatore e per la tua dolce moglie Antonietta e ringrazio vostra figlia Giovanna per le foto e alcune notizie che non ricordavo. Sono sicura che anche li siete insieme fra le braccia di Dio.

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