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Le verità di Emilio Giuseppe Di Meglio: «Nessun complotto contro Caruso»

Continua il nostro viaggio nell’universo politico di Serrara Fontana, ascoltiamo la voce dell’ex assessore che rimarca come non sia stata tesa alcuna trappola al primo cittadino defenestrato. E poi l’auspicio di una campagna elettorale dai toni civili e il richiamo a una promessa non mantenuta

La caduta di un sindaco e lo scioglimento di un consiglio comunale non sono mai una bella cosa. Da quanto tempo la situazione era traballante, e a cose fatte cosa si può raccontare?

«È stato sicuramente un momento molto doloroso della storia politica di Serrara Fontana. Anche il gruppo che fa capo a Cesare Mattera, di cui io faccio parte, ha sempre cercato di evitare questa situazione. Situazione divenuta ormai insostenibile, in quanto il gesto “senza possibilità di ritorno” è stato compiuto dal sindaco in maniera del tutto immotivata, come un fulmine a ciel sereno. Come accadeva da sempre, stavamo discutendo in una riunione di maggioranza, dove a volte volavano anche gli stracci – e d’altronde i panni sporchi si lavano in famiglia – ma dalle quali siamo sempre usciti con una decisione unitaria, senza alcun voto contrario di qualche componente. Una modalità, un meccanismo pressoché perfetto, che a un certo punto non ha più funzionato, e la cosa spiacevole è che esso è stato scaraventato nel cestino da chi l’aveva usato per dieci anni. Non voglio lanciare accuse, ma ha lasciato molto amaro in bocca la decisione di defenestrare un vicesindaco come Cesare Mattera – padre politico di tutti noi – che aveva scelto una squadra di giovani per amministrare Serrara Fontana, e penso che insieme abbiamo fatto cose importanti. Il nostro è il Comune più piccolo come popolazione, ma ha un territorio comunque abbastanza vasto e vario, e Regione e Provincia hanno spesso espresso approvazione per la nostra azione amministrativa, un’azione “di squadra”, dove nessuno può vantare di aver raggiunto qualche obiettivo da solo. Certo, ci sono stati contrasti come è normale che sia, in vent’anni di vita amministrativa, nei quali io ho sempre cercato di mediare, e abbiamo sempre messo da parte l’orgoglio personale. Poi…».

«Ciò che è accaduto lascia l’amaro in bocca, anche perché la decisione di Caruso ha colpito quello che resta il padre politico di tutti noi»

Già, poi cos’è successo?

«È successo che qualcuno all’interno della compagine aveva delle idee diverse su quale dovesse essere “il vertice” della squadra che avrebbe dovuto amministrare per i prossimi cinque anni, cioè il prossimo candidato sindaco. Avevo un accordo già maturato cinque anni fa, quando Caruso aveva manifestato l’intenzione di volersi ricandidare per un altro lustro: in quel momento concludemmo un accordo designando il successore al termine di quel secondo mandato. Quindi ci accordammo sulla ricandidatura di Caruso, che aveva bene amministrato – quindi lungi da noi il voler disconoscere i suoi meriti – insieme all’intera squadra: abbiamo portato bei risultati a Serrara Fontana, quindi egli meritava di essere rieletto per un secondo mandato, ma ci accordammo pure sul fatto che alla fine di questo nuovo mandato il pallino sarebbe ritornato a Cesare, il quale avrebbe deciso se candidarsi a sindaco per concludere con una nuova sindacatura la sua carriera politica oppure se designare un successore da individuare all’interno della squadra. Un patto che non è stato mai messo in discussione. Tanto è vero che stavamo discutendo attorno a un tavolo quali dovessero essere i candidati, la linea politica e il programma amministrativo per i prossimi cinque anni. È quindi arrivato questo fulmine a ciel sereno, spiegato adducendo il pretesto secondo cui noi stavamo tramando nell’ombra o addirittura affermando che Cesare aveva fatto già alcuni tentativi per “tirare giù” Caruso: in realtà, Cesare non l’avrebbe mai e poi mai fatto. E per un semplice motivo: perché era Cesare ad aver designato Caruso. Già da un anno e mezzo, il gruppo di Cesare insieme alla minoranza avrebbe avuto numeri sufficienti per una eventuale sfiducia, ma non ci è mai passato per la mente di mettere il paese in una situazione del genere: non siamo abituati a queste azioni, che reputiamo un danno per la cittadinanza. Tuttavia, di fronte all’arroganza di quell’atto scellerato di defenestrazione messo in opera dal sindaco, non c’erano alternative. Eppure il sindaco avrebbe potuto convocare un’assemblea, per risolvere i contrasti, che però – ripeto – non riguardavano la candidatura a primo cittadino, ma altre situazioni come le candidature legate alle frazioni. Ancora oggi noi stiamo aspettando che Caruso ci venga a dire: “Ho cambiato idea sul candidato sindaco”».

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«Alla fine del primo mandato di Caruso, fu stretto un patto molto chiaro, secondo cui Rosario sarebbe stato ricandidato per altri cinque anni, al termine dei quali sarebbe toccato a Cesare decidere se candidarsi nuovamente sindaco o designare un successore. Patto mai messo in discussione»

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Irene Iacono sarà candidata sindaco, è ufficiale. Quindi, da quello che Lei dice, lo sfidante sarà senza dubbio Cesare Mattera, giusto?

«Certamente. Dopo la rottura, ci siamo guardati intorno, intavolando discussioni con la minoranza, non per “tirar giù” il sindaco, ma per capire se ci fossero le condizioni per amministrare con una squadra diversa. Sicuramente, in questa fase, che non si è ancora conclusa, stiamo cercando di trovare intenti condivisi. Una volta “rotta” la maggioranza, abbiamo constatato che anche la minoranza si era spaccata: quindi due “tronconi” su ciascun fronte. Di qui la necessità di amalgamare persone e programmi. Nel momento in cui Caruso ha compiuto il gesto estremo consistente nel defenestrare il vicesindaco e un assessore della sua giunta, io credo – ed è una mia personale opinione, ma che mi sembra corroborata dai fatti – che il sindaco confidasse nel fatto che la minoranza fosse tutta dalla sua parte, a partire da Tilde Trofa. Invece nella minoranza non tutti erano d’accordo ad appoggiare Caruso e i suoi. In un certo senso, Tilde ha garantito a Caruso qualcosa che non poteva garantire, in quanto praticamente tutti l’hanno abbandonata. Dei quattro della minoranza, tre non era d’accordo con Tilde, che è rimasta sola. Questo è stato il motivo per cui, facendo di nuovo i conti, abbiamo compreso che non eravamo noi la minoranza, ma che al contrario eravamo la maggioranza. Nel paese si era determinata una situazione per cui chi stava continuando ad amministrare non aveva più la maggioranza, cosa che in democrazia ha il suo peso. Quindi, quando sento parlare che noi avremmo dato uno “schiaffo” ai cittadini di Serrara Fontana causando l’arrivo del Commissario, beh, penso che Caruso dovrebbe interrogarsi su chi veramente abbia dato questo schiaffo al paese: avendo defenestrato un vicesindaco e un assessore, entrambi consiglieri, come Cesare Mattera e Aniello Mattera, è come se avesse messo da parte circa cinquecento voti, dunque lo schiaffo è a quei cinquecento cittadini».

«Non è assolutamente vero che ci fosse un complotto contro Caruso. Cesare non avrebbe mai fatto una cosa del genere, e il nostro gruppo non avrebbe mai pensato di dover mettere il paese in una situazione simile»

Il sindaco uscente ha più volte accusato Cesare Mattera di aver fatto poco o nulla nonostante come vicesindaco detenesse deleghe importante. Qual è la sua posizione a riguardo?

«Questa è una questione antica, che affonda nei primi anni di amministrazione di Caruso, che non amava alcuna ingerenza da parte della squadra nelle proprie deleghe, atteggiamento confermato dopo l’elezione a sindaco, non consentendo mai una collaborazione e una condivisione dell’azione amministrativa, percependole come interferenze. Eppure, quando era vicesindaco, Caruso era sempre ben accolto da Cesare, il quale condivideva praticamente tutto con Rosario. Quando invece i ruoli si sono invertiti, da sindaco Caruso si è comportato in maniera più “individualistica”. Un atteggiamento che inevitabilmente alimentava le tensioni, anche se, ripeto, contrasti del genere li abbiamo sempre discussi all’interno della squadra, evitando di rendere pubblici tali questioni, ma se questo atteggiamento supera certi limiti, allora non si può andare avanti. Tra l’altro, nonostante tale atteggiamento poco collaborativo fosse già stato palesato sin dai primi mesi della prima sindacatura di Caruso, dopo cinque anni Cesare decise di soprassedere, e non ebbe esitazione ad appoggiare nuovamente la candidatura di Rosario, per consentirgli di ottenere un altro mandato. Eppure, alla fine ha ricevuto l’ingiusto trattamento di venir messo da parte su un contrasto che poteva e doveva essere chiarito in sede di riunione di maggioranza, che noi già stavamo facendo e durante la quale Caruso avrebbe potuto chiedere spiegazioni. Dice di aver prove di un “complotto” contro di lui da parte nostra, ebbene lo sfido a mostrare tali prove, perché non c’è mai stato alcun complotto. Ha invece preferito compiere un gesto dal quale non si poteva tornare indietro, o meglio, dal quale c’era ancora qualche margine di rientro, ma non ha mai voluto raccogliere alcun invito di mediazione».

«Anche dopo il gesto “senza ritorno” della defenestrazione di Cesare, c’era ancora la possibilità di una ricomposizione: proponemmo un “governissimo” sul modello di quello di Ischia, ma Caruso rifiutò con decisione»

Quindi la rottura non poteva essere evitata, o invece c’era una sia pur piccola possibilità di ricomporre la frattura?

«Gli avevamo offerto la possibilità di un “governissimo” sul modello di quello di Ischia, visto il difficile momento generale, ma lui ha rifiutato recisamente. Mi dispiace, perché l’ho sempre reputato un buon politico».

A Suo avviso quali sono stati – se ci sono stati – gli errori maggiori commessi da Caruso?

«In alcune situazionI il suo errore è stato quello di aver agito “motu proprio”, cioè senza interpellare il resto della squadra, mettendoci davanti al fatto compiuto, creando situazioni a volte imbarazzanti a cui abbiamo posto rimedio con discrezione, senza far trapelare nulla all’esterno, ma lasciando spesso l’amaro in bocca ai componenti del gruppo».

Pensa che in questi cinque anni ci sia qualcosa non è stato fatto – e si poteva fare – per Serrara Fontana?

«Abbiamo fatto tanto; forse potevamo fare di più sui servizi portuali. Pur avendo iniziato a gestire quasi subito il porto tramite il Comune senza affidarci del tutto ai privati, alcuni servizi che dovevamo rendere ai fruitori del porto – bagni, docce, lavanderia – non erano all’altezza. C’erano alcuni aspetti insomma che avremmo potuto affrontare con maggiore decisione, però tutto sommato credo che abbiamo bene amministrato fino a quando ci è stato consentito di farlo, fino all’esplosione di questa “bomba” che proprio non ci voleva».

«Sin dagli inizi Caruso spesso agiva in maniera individualistica, mettendo gli altri di fronte al fatto compiuto, un atteggiamento generatore di vari malintesi, sempre ricomposti con discrezione all’interno del gruppo, che non impedì a Cesare di appoggiare la candidatura di Caruso per un secondo mandato»

Parlando sempre di Sant’Angelo, che è una realtà che Lei conosce bene: il borgo è ancora una location turistica di eccellenza o negli ultimi anni è cambiato qualcosa?

«Credo che Sant’Angelo sia ancora una località in grado di distinguersi dalle altre, e nel nostro programma futuro una parte sostanziosa è costituita dalla possibilità di puntare sulla qualità e di vendere meglio il prodotto-Sant’Angelo. Purtroppo negli ultimi anni si è venuta a creare una certa rincorsa verso prezzi e servizi di altre località, che non sono nel nostro Dna. Dovremmo eccellere in servizi di qualità, e sotto questo profilo come amministrazione abbiamo fatto tanto, incontrando tutte le categorie mettendole in rete, perché non basta un’eccellente accoglienza alberghiera: il cliente deve trovare servizi all’altezza anche fuori dell’albergo. Di qui la necessità di un’intesa tra le varie categorie. Il punto è che la qualità si paga. Proprio perché Sant’Angelo ha pochi posti letto, potremmo giocare sul fatto che, se offriamo servizi di qualità, aumenteremmo la domanda, tornando ad avere prezzi consoni, e una clientela di livello. In tal modo possiamo dare un importante sviluppo al paese, portando avanti l’immagine di Sant’Angelo come “isola nell’isola”. Io da tempo sostengo l’importanza della depurazione delle acque, in maniera tale da puntare al riconoscimento della “bandiera blu”, che denota la qualità di una località turistica di mare».

«Sono dell’opinione che Caruso abbia confidato nel totale supporto dell’opposizione, senza considerare il fatto che Tilde probabilmente ha assicurato appoggi che non poteva garantire, infatti è rimasta sola, e anche la minoranza si è divisa in due»

La domanda può apparire banale e scontata ma la facciamo lo stesso: è impensabile la presenza di un terzo polo?

«Credo proprio che sia impensabile. I due schieramenti attuali fanno una certa fatica a completare i ranghi delle candidature, e in questo contesto mi sembra quasi impossibile ipotizzare una terza lista. Coloro che inizialmente pensavano a comporre un terzo polo, adesso stanno cercando di dialogare con le due formazioni già in corsa, vista la difficoltà di trovare sufficienti candidature».

«Per Sant’Angelo occorre puntare su servizi di alta qualità, in maniera tale da generare uno sviluppo virtuoso che restituisca al borgo il suo vero Dna»

Tra due mesi si andrà alle urne ma i toni sono già piuttosto alti. Cosa si può fare perché la campagna elettorale si svolga in un clima civile e senza avvelenare ulteriormente il clima?

«Guardi, noi ce l’abbiamo messa tutta. Ci eravamo prefissi di parlare di programmi, di iniziative, di ascoltare i cittadini, ed è quello che stiamo cercando di fare, per entrambi gli schieramenti. Purtroppo ciò non è ben recepito da qualcuno, tra la stampa locale (il riferimento non è a “Il Golfo”, ndr), che continua a gettare benzina sul fuoco, usando toni alti, offensivi, calunnie. Qualche volta siamo stati costretti a doverci giustificare e a rispondere a tali accuse, cercando di abbassare i toni. Invece pare che continuerà questa tendenza, e alcuni non capiscono che essa danneggia sia noi sia l’altro schieramento, scoraggiando anche i cittadini: poc’anzi parlavo della difficoltà nel reperire candidati, ebbene è proprio questo clima infuocato a spaventare e scoraggiare i possibili candidati, soprattutto i giovani. Le offese e le accuse gratuite lasciano il segno, e ciò influisce sul disimpegno politico. Per questo siamo i primi a voler usare toni pacati e un profilo di sostanziale correttezza senza scadere nell’offesa personale, perché altrimenti diventa indecoroso per noi, per chi ci legge, per chi ci ascolta, e per chi dovrebbe votarci».

«Noi cerchiamo di mantenere toni pacati e di rispetto reciproco con l’altra parte, ma c’è che getta benzina sul fuoco, con offese e calunnie. È anche questo il motivo per cui entrambi gli schieramenti faticano a trovare candidati, spaventati da questo clima che danneggia tutti»

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