CULTURA & SOCIETA'

Libro Bianco sull’energia nelle isole minori, situazione e prospettive

Una approfondita relazione (e riflessione) sull’incontro che si è svolto nei giorni scorsi a Procida che ha trattato tematiche in alcuni casi anche di strettissima attualità

Come annunciato dal sindaco Francesco Del Deo, attuale Presidente dell’ANCIM, si è tenuta nei giorni 22 e23 novembre a Procida la conferenza per la presentazione e discussione del”Libro Bianco sull’energia” con la illustrazione delle possibili fonti energetiche alternative e delle problematiche legate alle soluzioni adottate o in via di adozione nei 35 comuni facenti parte delle isole minori.

Il libro bianco è stato elaborato con la collaborazione delle università di Roma La Sapienza, di Siena, del Politecnico di Torino, di Legambiente, del CNR e dell’ENEA con la qualeANCIM ha un accordo di collaborazione.

La decisione di elaborare questo Libro Bianco è stata adottata dalla precedente presidenzaANCIM, ma è stata portata a termine con la presidenza del sindaco Francesco del Deo e grazie all’impegno costante ed appassionato della dottoressa Gian Piera Usai, segretaria generale ANCIM.

Tutto questo si inquadra nell’ambito del Regolamento UEdel 2018 sulla Governance in tema di energia e cambiamenti climatici che, a sua volta,costituisce linea guida per il Piano triennale in redazione da parte degli Stati membri.

Nelle varie relazioni sono stati anche opportunamente evidenziati gli impatti tecnici,socioeconomici ed ambientali delle varie opzioni in campo.

Dal momento che, pur essendo oltremodo interessante analizzare i lavori presentati, ciò risulterebbe molto dispersivo, desidero focalizzare gli aspetti che più direttamente e significativamente coinvolgono la nostra isola in funzione dei temi dei quali si è discusso.

Sotto questoprofilo, allora,risulta molto interessante la relazione presentata dal prof. CesareCametti dell’Università La Sapienza di Roma, che ha approfondito in particolarelaproblematica relativa ai rifiuti solidi urbani (RSU), all’approvvigionamento dell’acqua potabile ed al trattamento e smaltimento delle acque reflue.

Il professore ha presentato una serie di dati relativi alle differenti realtà locali, dove si va dal circa 42.000 t/anno di RSUprodotti nell’ isola d’Ischia alle 220 t/anno di Linosa.

L’altro problema evidenziato è quello della fluttuazione stagionale nella produzione dei rifiuti, con una particolare criticità durante la stagione turistica, il che rende difficile il corretto dimensionamento di un eventuale sistema di trattamento di RSU. Comunque, ad oggi, le isole non dispongono di impianti di trattamento RSU, con la sola eccezione dell’isola d’Elba, che ha un impianto di trattamento meccanico biologico con una capacità di circa 30.000 t/anno, che è in grado di trattare all’incirca il 63% dei rifiuti prodotti nell’intera isola.Al momento anche il compostaggio domestico gioca un ruolo marginale in tutte le isole.

La relazione del professore,dopo un’ampiadisamina delle varie opzioni,prospetta una possibile soluzione per la valorizzazione energetica degli RSU nelle isole minori.La soluzione si basa su un processo di pirolisi, cioè di degradazione termica in assenza di ossigeno, che trasforma le sostanze organiche presenti nel rifiuto in prodotti solidi, liquidi e gassosi combustibili con una limitata produzione di residui inerti da smaltire. Il vantaggio principale sta nella produzione di un gas combustibile da poter utilizzare in motori per la generazione dienergiaelettrica.

A questo proposito vorrei sottolineare che nello studio che presentammo come gruppo di lavoro interdisciplinare ai sindaci dell’isola nel 2013, notocome Progetto Ischia Pulita, il gruppo di studio era pervenuto alle stesse conclusioni del professore Cametti,che nella sua relazione evidenzia in dettaglio tutti i vantaggi di questa soluzione in termini di :

flessibilità nella dimensione dell’impianto attraverso sistemi modulari(che era esattamente la soluzione da noi prospettata nel nostro studio con 4 moduli da 25 tonnellate al giorno)

versatilità nella tipologia del materiale in ingresso come rifiuti solidi urbani; rifiuti speciali; biomasse e fanghi di depurazione

diverse opzioni dei prodotti gassosi in uscita

elevata efficienza nella generazione elettrica

facilità di smaltimento o di riutilizzazione dei pochi prodotti solidi in uscita

impatto ambientale molto contenuto, dovuto all’assenza di impianti di combustione ad incenerimento, trattandosi della trasformazione delle biomasse sostanzialmente in idrogeno, ossido di carbonio ed idrocarburi leggeri. Un confronto tra le caratteristiche di questo processo dipirolisi rispetto ad un termovalorizzatore tradizionale evidenzia chiaramente il vantaggio nell’utilizzare questo tipo di processo, soprattutto nelle realtà insulari caratterizzate da volumi dirifiuti odi biomassepiù limitato.
Il professore conclude che tutte queste caratteristiche dovrebbero portare ad esprimere una posizione favorevole nei confronti degli impianti basati su tecniche che offrono un processo energetico capace di smaltire direttamente in loco i rifiuti prodotti, senza dover dipendere da discariche ed essere costretti al loro trasferimento in continente.

Il risultato è la produzione di energia elettrica in forma meno inquinante se confrontata con quella prodotta da combustibili di origine fossile.

Il professore analizza anche altre realtà in Italia ed all’estero deivari processi che vengono attualmente utilizzati e conclude che, nella scala di gestione sostenibile dei rifiuti per arrivare alla produzione di combustibili pregiati, la pirolisi occupa una posizione rilevante per risolvere il problema di coniugare la produzione di energia sostenibile, sia dal punto di vista ambientale che economico, con la necessità di una gestione efficiente dei rifiuti.

Evidenzia poi i punti di forza per un impiegonel contesto delle isole minori che sono in sintesi:

compatibilità ambientale;

ridotta dimensione delle strutture;

adattabilità ad un ridotto bacino di raccolta dei rifiuti;

possibilità di trattare rifiuti dalla composizione variabile(rifiuti solidi urbani; indifferenziati, materiali poliaccoppiati, fanghi di depurazione, combustibili derivanti dei rifiuti di bassa qualità, rifiuti di bonifiche di discariche dismesse;

inquinamento ambientale praticamente assente o fortemente ridotto rispetto a sistemi più convenzionali.

Le conclusioni sono che, per le loro peculiari caratteristiche, le isole minori sono le più adatte all’impiego di impianti per la gassificazione dei rifiuti urbani con tecnica di pirolisi.

La tecnologia proposta ha superato ormai da tempo la fase sperimentale ed ha raggiunto una maturità sufficiente per dimostrare la sua validità nello smaltimento dei rifiuti urbani nel contesto delle isole minori, dovei principi di autosufficienza e di prossimità rivestono particolare importanza.

C’è da considerare inoltre che in tema di sostenibilità ambientale, nell’ambito della direttiva europea851/2018 gli indirizzi guida prevedono, tra l’altro, il sostegno anche economico all’innovazione nelle tecnologie avanzate di riciclaggio“all’utilizzazione delle migliori tecniche disponibili per trattamento dei rifiuti, incentivi per le autorità locali volti a promuovere la prevenzione dei rifiuti intensificando i regimi di raccolta differenziata ed evitando il collocamento in discarica e l’incenerimento”.

Al fine di rispettare le finalità della direttiva, anche nell’ottica di progredire verso un economia circolare europea, tutte queste indicazioni possono trovare una opportuna applicazione per la realtà delle isole minori, promuovendo la realizzazione di impianti modulari a basso impatto ambientale, che possano gestire in loco lo smaltimento ed il riciclo dei rifiuti solidi urbani di aree geograficamente circoscritte con capacità di trattamento programmate secondo le particolari esigenze locali, promuovendo la riduzione della quantità di rifiuti, attualmente collocati in discaricae favorendo la loro valorizzazione.

La pirolisi può essere una risposta a tutte queste esigenze.

Come non essere d’accordo con il prof. Cametti!

Ovviamente andranno approfondite le problematiche relative alle tecnologie impiantistiche più idonee per la nostra realtà.

Come gruppo di lavoro interdisciplinare Progetto Ischia Pulita, abbiamo già ripetutamente analizzato e presentato varie opzioni, ma non possiamo considerare ancora concluso questo lavoro, perché ancora oggi la disomogeneità nella composizione dei rifiuti solidi urbani mette a dura prova queste soluzioni impiantistiche.

Recentemente abbiamo visitato insieme aisindaci FrancescoDel Deo, Enzo Ferrandino e Giacomo Pascale l’impianto della COGESA a Sulmona, che sta sperimentando la tecnologia AttritorMill, che trasforma quota parte dei rifiuti in Combustibile Solido Secondario (CSS) particolarmente adatto ad alimentare un impianto di pirolisi.

In tale occasione ci si è resi direttamente conto di quali sono i problemi specifici legati a questi tipo di impianto, che richiedono a monte un trattamento di tritovagliatura e, a valle, un sistema di smaltimento degli inerti finali che, nel caso della pirolisi, hanno fortunatamente un peso molto limitato, perché la percentuale più elevata è rappresentata da gas di sintesi per la generazione di energia elettrica.

Comunque, anche sulla base delle analisi del prof. Cametti, conviene proseguirenell’approfondimento dell’impiantistica legata alprocesso di pirolisi.

Il prof. Cametti ha anche presentato una relazione relativa al problema dell’acqua nelle isole minori con un confronto dei costi dell’acqua per i diversi processi applicabili.

Ne emerge un quadro molto positivo per la nostra realtà, se confrontato con le altre isole, sia in termini di disponibilità di acqua che di costi, arrivando nei casi più estremi a valori di circa € 5 a metro cubo per l’acqua da dissalatore € 7 a metro cubo per l’acqua da autobotti e addirittura € 13 a metro cubo per l’acqua da navi cisterna.

Su questa base, una volta tanto come Ischitani dovremmo poter apprezzare la nostra condizione, che rispetto agli altri, almeno in questo settore,è di relativo privilegio.

Sempre in relazione al tema del trattamento e smaltimento delle acque reflue nel mio intervento horiproposto il tema delritardo pluridecennale nella realizzazione dei depuratori, inizialmente previsti a valle della drammatica estate del 1973, quando Napoli ed il golfo furono colpiti dal colera e furono lanciati i primi programmi per il disinquinamento del Golfo Di Napoli.

Ancora oggi la situazione non è soddisfacente e gli impiantidi trattamento esistenti sono ancora limitati ad un trattamento primario con a valle le condotte di smaltimento amare.

Fortunatamente per noi abbiamo un mare che, sia per la profondità che per il gioco di correnti,è in grado di diluire molto rapidamente le sostanze inquinanti garantendo quindi un buon livello di balneabilità nella maggior parte della costa.

Dobbiamopurtroppo registrare un grave ritardo nel completamento degli impianti di depurazione e questo dovrebbe consigliare una realizzazione prioritaria di nuove condotte di smaltimento, perché quelle attuali sono insufficienti e/o molto degradate. Si tratta di un tema già discusso molte volte manon c’è una dicotomia tra impianti di depurazione e condotte, perché i tempi di realizzazione e messa in opera delle condotte sono certamente più rapidi.

Quindi laddove la realizzazione dei depuratori dovesse ritardare, ed è questo il caso per molti comuni dell’isola, converrebbe realizzare immediatamente con un progetto stralcio le condotte, senza per questo rinviare da realizzazione dei depuratori.E’ un problema tuttora irrisolto sul quale anche ANCIM dovrebbe prendere posizione.

* INGEGNERE

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