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Lucianna De Falco con De Sica in “Sono solo fantasmi”, commedia horror da stasera al cinema “Excelsior”

L’attrice isolana torna al cinema in un film che mescola risate e soprannaturale, omaggio alla città di Napoli e alla figura di Vittorio De Sica. «Il nostro mestiere – dice - deve regalare l’opportunità di prendere le distanze dalle miserie quotidiane. Oggi come ieri la risata è un rito liberatorio irrinunciabile, che può scaturire anche dalla paura e dalla disperazione»

“Bakrù, Inamùkki, Sebètta, Shibù, Lausciabù, Karassùn!”. Avete la casa infestata dagli spiriti? Non dormite per presenze sinistre che agitano i vostri sonni? Udite gemiti nella notte o tintinnar di catene? Niente paura. C’è una formula per stanarli e una per metterli fuori uso. Anche se i fantasmi, come ci insegna tanta letteratura e cinema fantastico, spesso conoscono i segreti per godersi la vita e vogliono solo trasmetterli ai loro amici più cari.

Non è il caso degli spettri che abitano la città di Napoli in “Sono solo fantasmi”, commedia con venature horror diretta da Christian De Sica appena uscita nei cinema di tutta Italia. Film tutto napoletano perché pluri-omaggio all’arte (e al calore contagioso) di Vittorio, a una città bigger than life come l’antica Partenope, alle forze ancestrali e misteriose, frutto dell’eredità pagana ellenica e romana, così intimamente legate alla tradizione popolare partenopea e alla vita quotidiana di ogni napoletano.

«Il teatro è disciplina. Bisogna sempre tornarci per comprendere meglio la rotta che hai intrapreso. E’ molto impegnativo andare in tournée, cambiare città, teatri e hotel di continuo, ma il palcoscenico ti permette una vicinanza con il pubblico che tanto insegna e tanto ti restituisce.» 

Spettri, spiriti, fantasmi si aggirano da secoli in città, turbando la pace di abitazioni, palazzi, piazze, ville ed edifici. Qualcuno, particolarmente dispettoso, vuole perfino distruggere Napoli. A dargli la caccia, tre improbabili ghostbusters: De Sica, Carlo Buccirosso e Gianmarco Tognazzi. Tre fratellastri che ricevono dal padre defunto (giocatore incallito e donnaiolo) un’eredità gravata dai debiti. Per recuperarla, pensano bene di sfruttare la superstizione e credulità napoletana diventando degli ‘acchiappa fantasmi’. Fino a quando si convincono che gli spettri esistono davvero.

Nel cast del film, al cinema “Excelsior” di Ischia a partire da stasera, anche l’attrice Lucianna De Falco, perseguitata dal fantasma della sorella. Per l’interprete isolana è un periodo di intensa attività professionale: a teatro con due pièce (“Tornò al nido e altre Titine”, “Non è vero ma ci credo” con Enzo De Caro) e al cinema con il corto “L’attesa” (per la regia di Angela Bevilacqua), di cui è protagonista assoluta e che sta seguendo in un tour promozionale dopo i primi premi ricevuti al Napoli Film Festival e all’Adriatic Film Festival. In attesa di partecipare al RIFF di Roma, la De Falco è la signora Franca nella horror-comedy firmata De Sica.

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Dopo la prova impegnativa de “L’attesa”, ritorni alla commedia, anche se con venature sinistre. Ti sei divertita?

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“L’attesa” è un piccolo film al quale sono molto grata perché mi ha permesso di affondare nel drammatico, registro che ricerco spesso per confrontarmi con personaggi che mi vengono offerti meno di frequente, anche se oggi ho l’età e l’esperienza giusta per interpretarli. Ma la commedia è nel mio dna. Mi sono molto divertita a girare “Sono solo fantasmi”. Il mestiere di Christian, la complicità di Gianmarco, il talento e la fiducia di Carlo mi hanno accompagnato nelle riprese. Ma è stata la sensibilità di Brando De Sica, che ha collaborato con suo padre nelle riprese, ad avermi regalato una marcia nuova. Il suo contributo è stato fondamentale, mi aspetto cose belle dal giovane De Sica.

Il film è girato completamente a Napoli, città-mondo ricca di bellezze e misteri. C’è un posto del cuore, tutto napoletano, per Lucianna De Falco?

L’anno scorso ho avuto modo di assistere all’anteprima di un film di Marco Tullio Giordana, “I due soldati”, nelle catacombe di San Gennaro alla Sanità. Un tesoro straordinario, rivalutato e restituito alla fruizione collettiva grazie all’impegno di molti volontari e al lavoro incredibile di Padre Antonio Loffredo, il parroco che ha rivoluzionato il quartiere. Un uomo libero che con grande coraggio ha ridato speranza alla Sanità. Anche con gesti forti, come trasformare la sagrestia della Basilica in una palestra di pugilato frequentata da una cinquantina di ragazzi della zona. Puntando sullo sport per combattere il degrado e la criminalità organizzata. Alla Sanità sono molto legata, lì ho girato anche “Ammore e malavita” dei Manetti Bros. E’ il mio posto del cuore, a Napoli.

Sappiamo che il popolo napoletano ha una particolare vocazione per l’esoterismo al punto da coniugare spesso la religione con i fantasmi, intesi come l’Aldilà. Secondo te esiste un rapporto tra anime e fantasmi o conviene mantenersi ‘laici’?

Esiste, ne sono certa! Ma ho rispetto e timore per questo argomento e dunque.. conviene mantenersi laici.

Il tuo primo ciak è stato con Lina Wertmuller, recente premio Oscar alla carriera. Che ricordi hai di quell’esordio?
E’ vero, il mio primo film, “Sabato, domenica e lunedì”, l’ho fatto con Lina. E’ stato 26 anni fa. Era la scena della macelleria dove Sofia Loren e Pupella Maggio vanno a fare la spesa per il ragù. Il set mi ha messa subito alla prova: eravamo tante attrici in una scena d’insieme , ma la Wertmuller mi aveva assegnato una delle battute. Solo più tardi mi sono accorta che qualcun’altra l’aveva detta al posto mio! Da allora ho imparato non solo a restare sempre concentrata, ma addirittura ad aggiungerne io, di battute.

“Sono solo fantasmi” è soprattutto una commedia. E’ più difficile far ridere oggi, in tempo di crisi, o è vero il contrario?

Far ridere è un meccanismo molto rigoroso. Ha a che vedere con la matematica, quando sei sul palcoscenico. Perché è una questione di tempi, ritmi, silenzi e battute. Questo è un tempo di crisi, è vero, ma non credo di aver cominciato questo mestiere in un’epoca d’oro. Si diceva la stesso anche 30 anni fa: il cinema in crisi, il teatro in crisi, lo spettacolo in crisi. Penso che l’arte sia un nutriente urgente e necessario nella vita di ognuno di noi. Il nostro mestiere deve regalare l’opportunità di prendere le distanze dalle miserie quotidiane. Oggi come ieri la risata è un rito liberatorio irrinunciabile, che può scaturire anche dalla disperazione. O dalla paura.

Chi o cosa fa ridere Lucianna De Falco?
Domanda difficilissima. Mi fanno ridere le situazioni surreali. Oppure circostanze della vita vera dove, nonostante il dramma, si accende l’ironia. Qual è il film che ti ha spaventato di più?
“Suspiria”, di Dario Argento. O forse un altro titolo dello stesso regista, quello sulle Tre Madri, credo fosse “Inferno”. Ricordo una scena spaventosa: l’aggressione di decine di gatti ai danni della povera Daria Nicolodi. Continuavano a graffiarla e morderla. Terribile!
Un horror vero lo gireresti? Con chi?
Mah… 
Con “L’attesa”, stai ottenendo gratificazioni e riconoscimenti. Che rapporto hai con i premi?
I premi ti ricordano che stai andando per la strada giusta, ma quando sono solo targhe un po’ ti avvilisci. Chiedo spesso premi in natura, intesi come prodotti tipici delle città che ospitano i festival. Insomma, se insieme alla targa, torno a casa con un litro d’olio, sono più contenta!

Fino a ieri al Teatro Sannazaro di Napoli con ‘Tornò al nido e altre Titine’, ritorni dal 22 con ‘Non è vero ma ci credo’. Ti piace ancora fare teatro?
Il teatro è disciplina. Bisogna sempre tornarci per comprendere meglio la rotta che hai intrapreso. E’ molto impegnativo andare in tournée, cambiare città, teatri e hotel di continuo, ma il palcoscenico ti permette una vicinanza con il pubblico che tanto insegna e tanto ti restituisce.
I De Filippo a teatro, l’omaggio a De Sica al cinema. Lo spettacolo italiano è ostaggio dei fantasmi?
Nooo.. è solo una bella circostanza essere tornata a vivere a Napoli ed aver incontrato i nostri fantasmi d’origine! Ci sono invece tanti autori nuovi, progetti futuristici ed innovativi qui a Napoli. E’ la necessità di raccontare e raccontarsi il motore unico con il quale bisogna confrontarsi, ciò che assicura un’interpretazione onesta e credibile.


Un autore contemporaneo con il quale vorresti lavorare.

Dall’anno scorso sono tornata a vivere a Napoli e sono molto felice di aver abbracciato nuovamente questa città, al momento così piena di voci, stimoli ed energie. Ho visto molti spettacoli, incontrando nuovi autori e drammaturgie. Ne ho amato uno, in particolare: si chiama Pino Carbone, di cui ho visto due spettacoli che raccontano una propria idea dell’amore, della violenza e della solitudine. Mi hanno molto colpita.
Alla regia non ci pensi?
Mai. Credo nei talenti e nelle competenze specifiche. Sento il bisogno di fare il gruppo, avere intorno a me persone che mi sostengano e aiutino a raggiungere degli obiettivi. Spesso, quando ho delle intuizioni o delle idee, chiamo i miei collaboratori. Credo molto nel lavoro di squadra. Noi attori mettiamo il nostro, ma siamo un piccolo tassello in una macchina molto più grande, che comprende anche il pubblico.
L’ultimo pensiero prima di salire sul palcoscenico.
Concentrazione, e ascolto, per essere contemporaneamente nella storia e dialogare con la platea. 

Dal 22 al 24 novembre
Al Teatro Sannazaro con “Non è vero ma ci credo”

L’avaro, avarissimo imprenditore Gervasio Savastano vive nel perenne incubo di essere vittima della jettatura. La sua vita è un vero e proprio inferno, vede segni funesti ovunque: nella gente che incontra, nella corrispondenza che trova sulla scrivania, nei sogni che fa di notte. Sembra il preambolo di una tragedia, ma siamo in una commedia che fa morir dal ridere. E infatti sulla soglia del suo ufficio appare Sammaria, un giovane in cerca di lavoro. Sembra intelligente, gioviale e preparato, ma il commendator Savastano è attratto da un’altra qualità di quel giovane: la sua gobba! Al Sannazaro di Napoli una delle commedie più celebri di Peppino De Filippo, “Non è vero ma ci credo”, riproposta con la regia di Leo Muscato e la produzione di I due nella città del Sole.
«Quella che andremo a raccontare» ha sottolineato il regista, «è una tragedia tutta da ridere, popolata da una serie di caratteri dai nomi improbabili e che sono in qualche modo versioni moderne delle maschere della commedia dell’arte.  L’azione dello spettacolo è avvicinata ai giorni nostri, ambientando la storia in una Napoli anni 80, una Napoli un po’ tragicomica e surreale in cui convivevano Mario Merola, Pino Daniele e Maradona». Il protagonista sarà Enzo De Caro, Lucianna De Falco interpreterà sua moglie Teresa. Nel cast Giuseppe Brunetti, Fabiana Russo, Carlo Di Maio e Massimo Pagano. Al Teatro Sannazaro di Napoli dal 22 al 24 novembre.

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