CULTURA & SOCIETA'

Maledetta primavera! Vino e agricoltura, ecco le conseguenze del meteo impazzito

Fa più caldo al Polo Nord che in Europa. Le api non producono e il freddo tardivo ha colpito vigneti e frutteti. Gli esperti meteo riuniti a Roma in convegno parlano di una possibile estate dagli eventi estremi.Nicola Mazzella: “Intanto, saranno posticipate le vendemmie”.

Il calzino al postodegliinfradito e il piumino ancora sui letti, esce il sole però prendi l’ombrello.Peccato che il detto si riferisse a marzo e invece siamo a maggio, anzi siamo quasi a giugno. Viene scontato pensare che le stagioni non siano più quelle di una voltadopo un inverno talmente mite e siccitoso da far pensare ad un anticipo di primavera.

Un mese di maggio “pazzerello”non si ricordava da tempo e il freddo improvviso, anomalo e fuori stagione, ha fatto temere il peggio, soprattutto in agricoltura. Persino le api sono in affanno a causa del lungo maltempo che ha compromesso le fioriture, con la conseguente scarsità di miele. Raccolte di pesche e ciliegie poco abbondati, l’insalata ci costa quanto una pizza al ristorante e si bloccano le semine nei campi. Colpa dei cambiamenti climaticio forse stiamo pagando il prezzo di politiche ambientali disastrose?In realtà, gli esperti riuniti a Roma al convegno annuale dell’Ordine interregionale dei Chimici e dei Fisici ci raccontano che sia normale avere una primavera glaciale ogni 30 anni ma concordano anche su previsioni non rassicuranti: l’estate in arrivo potrebbe essere un’altra stagione di eventi estremi, molto secca o con forti locali precipitazioni.

«Fare previsioni stagionali è difficile – spiega Antonello Pasini, ricercatore del Cnr e docente di Fisica del clima presso l’Università Roma Tre – quindi, allarmi come ‘sarà l’estate più brutta’, vanno presi con molta cautela. Ma che ci sia un rischio crescente di fenomeni estremi è un dato di fatto». Non è quindi solo il “oggi fa freddo e domani sarà caldo” ma è molto di più. I cambiamenti climatici non affliggono solo le zone più remote del pianeta ma anche le nostre terre, basti pensare alla ridotta produzione di riso e grano destinati già nei prossimi 50 anni a subire un calo di oltre il 20 per cento. Molto più importante, purtroppo, sarà il problema riguardante la produzione di vino con dati certi alla mano che parlano di un ben 80 per cento in meno se si continua così. Le bizze del tempo, infatti, renderanno pressoché impossibile la maturazione perfetta delle uve, con il conseguente aumento dei prezzi a fronte di un’offerta esigua. Un esempio su tutti è stato quello del Trentino-Alto Adigedove si è pensato di combattere le anomale gelate con candele e falò nei campi per proteggere le coltivazionianche se in tutta Italia, dal nord al sud, ci si lamenta di maturazioni tardive e raccolti bruciati nelle campagne, specie nei frutteti.

Ma è soprattutto il nostro patrimonio vitivinicolo a soffrirne e il tema è stato discusso abbondantemente al Symposium di Vinexpo, il Salone Internazionale del Vino che si tiene a Bordeaux ogni 2 anni e che ha chiuso i battenti il 16 maggio con un imperativo: è tempo di agire. Cosa possiamo fare concretamente e soprattutto qual è la situazione nei vigneti ischitani? I segnali, sinora, non sono incoraggianti come racconta Nicola Mazzella, titolare delle omonime cantine di Campagnano: «Il nostro è un settore sensibilissimo ai cambiamenti climatici e gli effetti sono ben visibili anche qui a Campagnano. Intanto, siamo un mese indietro dal punto di vista della vegetazione e della maturazione, è come se fossimo ad aprile. Piove molto spesso ma questo, sul lato est dell’Isola dove abbiamo problemi di siccità, non sconvolge più di tanto. Non sappiamo cosa ci riserva il futuro: la vegetazione è pigra, proprio per colpa del freddo anomalo ma per il momento è tutto ancora sotto controllo e non abbiamo problemi di malattie nonostante l’umidità. Questo grazie al Maestrale che soffia tutte le sere per cui le vigne sono molto asciutte». Ma non ci sarà la stessa produzione del 2018 che ha visto un incremento di almeno il 20 per cento in più, se pur con uve non sanissime in alcune zone dell’Isola. Ecco le prime note dolenti: «Se continua così sicuramente non vendemmieremo agli inizi di settembre – continua Nicola Mazzella – anche se non sappiamo quello che succederà, in quanto il caldo potrebbe restituire alle uve tutto quello che il freddo ha tolto. Negli ultimi 4 anni la vendemmia è stata di molto anticipata ma se andiamo ancora più indietro nel tempo, ricordo che non si vendemmiava prima di ottobre. Segno che qualcosa sta cambiando in vigna».

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