CULTURA & SOCIETA'

MOLTO FREDDO, MOLTO SECCO CON LIME Ischia, una perla che rotola nel fango

di Lisa Divina

Ischia è lenta, lo sappiamo tutti. Tanto lenta che la vita scorre e lei non si accorge nemmeno di essere nata. Per lei il tempo si è fermato. O forse no? Mentre la maggior parte degli imprenditori locali sembra essere in fase di risveglio dal lungo letargo, ci sono alcune gemme nascoste che brillano di luce propria. Queste rare perle di imprenditoria, contrariamente alla norma, aprono i loro battenti al tempo della primavera o, in alcuni casi, chiudono solo per brevi periodi. Avete capito bene. Esistono. Intanto, l’altra categoria imprenditoriale dell’isola assonnata, preferisce godersi una lunga siesta in attesa che la massa agiti le casse tanto da motivarli. Gli audaci pionieri no, loro si rimboccano le maniche e si mettono al lavoro. Vi siete mai chiesti il perché? Ovviamente si sforzano di offrire un’accoglienza a lungo termine ai turisti, un concetto quasi alieno da queste parti. Queste imprese, spesso ignorate dal resto della comunità imprenditoriale, sono i veri eroi non celebrati di Ischia. Loro credono che per raggiungere il risultato del prolungamento della stagione o come la chiamano le amministrazioni “de-stagionalizzazione” o come la chiamo io “stagionalizzazione”, sia necessario offrire servizi turistici per tutto il periodo che si vuole sviluppare. Follia, dirà qualcuno. Geniale e ovvio dico io! Ma poi -potrebbe chiedersi qualcuno – io che ne so?! Prendiamo ad esempio quei piccoli ristoranti, pizzerie e bistrot aperti per la maggior parte dell’anno mentre le attività vicine restano chiuse per lo stesso periodo. Imprenditori lungimiranti, insomma, pronti a deliziare i palati dei turisti con le loro cucine autentiche. E non c’è solo il cibo ma anche l’ospitalità spesso calorosa e genuina a rendere tali perle isolate luoghi preziosi da cui imparare.

Oppure, per fare un esempio diverso, prendiamo gli alberghetti che non solo accolgono i turisti durante l’alta stagione ma offrono pure pacchetti speciali (fuori stagione). Mentre c’è chi chiude i battenti, queste isolate realtà diventano oasi di calore e ospitalità. Queste imprese sono la prova che raggiungere l’obbiettivo non solo è possibile, ma può anche diventare un modello di successo. Ma qua, a quanto pare, possiamo ancora solo sperare che il resto degli imprenditori ischitani prenda esempio da queste rare gemme e inizi a considerare l’ospitalità non un onere ma come un’opportunità. In verità non è tutta colpa della classe imprenditoriale, questo va detto. Va anche specificato che nemmeno chi ci amministra vuole agire concretamente sull’argomento non facilitando l’apertura annuale delle attività. Altrove, non qui, le amministrazioni incoraggiano e sostengono le imprese che desiderano operare tutto l’anno. Esistono agevolazioni fiscali, per esempio, che permettono di rimanere aperti più a lungo. Già, forse c’è da fare uno sforzo, metterci troppo impegno, bisogna adoperarsi e Fare per d’avvero! Invece a noi piace dire di voler fare le cose, raccontare come vorremmo siano le cose, insegnare agli altri come si fanno queste cose, sentirci maestri senza merito (e senza cose), tanto abbiamo imparato che le chiacchiere bastano alla gente. Ma poi chi sarebbe ‘sta gente? Che cosa rappresenterebbe questa entità fantastica che si fa regolatrice del Fare e del non fare vestendo un ruolo non richiesto? La gente, un agglomerato di incompetenza e sconsideratezza che determina come un flusso di melma l’inquinamento della nostra realtà. Prima di affidare le nostre sorti alle masse dovremmo constatare il livello di sviluppo di quella massa, non credete?

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