CRONACA

Morte nei fondali, il consulente: «La bombola non era in riserva»

Secondo l’esperto nominato dalla Procura, nel momento dell’ingresso nella grotta sottomarina, la giovane sub aveva ancora aria sufficiente per completare l’escursione

È continuata ieri mattina nella sede di Ischia del Tribunale la deposizione del consulente della Procura nel processo per l’accertamento delle eventuali responsabilità nella tragedia della “secca delle formiche”. Molti ricorderanno l’episodio:  nell’agosto del 2017 il 44enne Antonio Emanato, sub esperto, e la piccola Lara Scamardella, 13 anni, morirono durante un’immersione in quella nota località sottomarina situata tra Ischia e Procida. Al termine delle indagini, furono rinviati a giudizio Edoardo Ruspantini, Ornella Girosi e Francesco De Luca per omicidio colposo, in qualità di istruttori subacquei e responsabili di quella sfortunata escursione subacquea.

ALL’INGRESSO LA BOMBOLA NON ERA IN RISERVA

Nella scorsa udienza di fine maggio, al termine della deposizione il consulente, Nicola Pisani, aveva ricevuto incarico dal giudice di riesaminare il video con le immagini riprese sott’acqua dalla camera GoPro di Emanato e individuare, se possibile, la quantità di aria residua che Lara aveva a disposizione in corrispondenza dell’entrata nella grotta sottomarina poi risultata fatale a lei e al suo istruttore. Pisani ha spiegato che dopo aver rivisto e analizzato più volte il filmato si può affermare che la bombola della ragazza non fosse in riserva. Nel fotogramma indicato dalle parti, le lancette del manometro di Lara segnalavano ancora circa 80 bar di pressione, comunque superiore al limite di 50 che segna l’inizio della riserva. Rispondendo al giudice, il consulente ha spiegato che al minuto 22 di uno dei video esaminati, la ragazza aveva 120 bar nella bombola, corrispondenti a circa 17 minuti di aria ancora a disposizione; e sempre su impulso del magistrato, il quale ha richiamato il fatto che la ragazza aveva preso a respirare dalle bombole di Emanato, dunque probabilmente a causa dell’esaurimento delle sue, Pisani ha spiegato che dopo 47 minuti dall’immersione nel video si avvertono rumori assimilabili al passaggio di boccaglio tra i due.

Il giudice ha poi chiesto ragguagli circa il “filo di Arianna”, e il consulente ha spiegato che è un cavo che viene fissato con un picchetto all’ingresso di una cavità sottomarina percorrendola interamente. Viene installata prima di una serie di escursioni, e i successivi esploratori vi si fissano con un cavo e con un moschettone per guadagnare in sicurezza le uscite dalla grotta. Si tratta di una misura prescritta dalla Capitaneria in ossequio alle normative Uni.

Poi è stata la volta di uno dei punti potenzialmente dirimenti, il cosiddetto passaggio-barca. Con due gruppi autonomi su un’imbarcazione che si reca a compiere immersioni, da che cosa si evince l’eventuale responsabilità di uno o di un altro individuo? Alla domanda del giudice il consulente ha risposto leggendo una norma secondo cui colui che firma un determinato documento indicante tutti i partecipanti all’uscita con la barca, è responsabile se non dimostra che l’evento è stato provocato da cause a lui non imputabili.

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IL DRAMMA NELL’ANFRATTO

La parola è passata al pubblico ministero con domande che cercavano di dirimere i contrasti sul minuto di ingresso in grotta. Com’è noto, Lara e Antonio controllano i manometri prima dell’ingresso, e proprio in quel momento risulterebbe che Lara dispone di almeno altri 14 minuti di aria. La ragazza fa un cenno di “ok” ed entrano. È all’interno che si innesca la sequenza poi risultata fatale, illustrata sinteticamente dal consulente ma non per questo meno allucinante. Avviene qualcosa nel momento in cui Antonio Emanato ruota su se stesso di centottanta gradi, pila in pugno, lasciando momentaneamente la mano di Lara. Il consulente ha provato a ipotizzare cosa sia successo, ovviamente senza pretesa probatoria: forse, un urto nella rotazione avrebbe potuto tirare via il boccaglio di Lara, cosa che innesca l’agitazione che solleva il limo che rende inintelligibili il resto delle immagini filmate. Si avvertono rumori. Forse, sempre parlando per ipotesi, la ragazza sbaglia nel riprendere il boccaglio e finisce per aspirare acqua. Si sentono rumori di un boccaglio libero, un minuto dopo la luce scompare. Ancora un minuto e si avvertono rumori di un’erogazione manuale: forse, è il momento in cui Antonio passa il boccaglio a Lara. L’istruttore successivamente cerca di dire qualcosa, si odono rumori gutturali, poi sembra dire “ok”, per quanto possa essere valutabile il suono avvertibile in frangenti del genere. Successivamente si avverte la voce di Lara, mentre Emanato va in iperventilazione, otto minuti dopo continuano i suoni gutturali, altri due minuti ecco rumori di bombole. Il video termina poco dopo. Una sequenza, qui largamente riassunta in maniera anche approssimativa, che provoca dolore quasi fisico ad ascoltarla.   All’esame del consulente, la bombola di Lara risultava completamente vuota, mentre in quella di Emanato c’erano ancora 5 bar residui.  Pisani non ha saputo indicare se Lara fosse  cliente di Emanato o di Edoardo Ruspantini; bisognerebbe risalire, ha spiegato il consulente, a colui che ha firmato il modulo all’atto di organizzare l’uscita.

CONTROESAME

Spazio poi per il controesame. Anche l’avvocato di parte civile ha cercato di sottolineare che le bombole non erano in riserva al momento dell’entrata nella grotta. Altra parte del controesame è stata dedicata a indagare su chi aveva accesso all’area marina protetta “Regno di Nettuno”, dove si trova la secca delle Formiche. L’avvocato difensore di Ruspantini ha invece concentrato il suo esame sui diversi ritmi di consumo delle bombole tra la prima ventina di minuti d’immersione (pressione tra i 220 e 120 bar) e i momenti successivi. Sorvolando sulla miriade di dati e calcoli eseguiti persino in aula dalle parti, il consulente ha spiegato che Emanato ha consumato più aria di Lara, la quale per quasi tutta l’immersione è stata “trascinata” dall’istruttore, avanzava carponi sul fondo, sempre condotta per mano da Emanato. E a una precisa domanda del giudice, Pisani ha risposto che con la riserva, cioè 50 bar, c’era comunque tempo per risalire in condizioni normali, sia tornando indietro sia percorrendo la grotta interamente fino al varco d’uscita.  La difesa ha adombrato il fatto che con una bombola a 64 bar fosse un comportamento piuttosto azzardato l’entrare nella grotta. Da parte sua, il consulente ha dichiarato di non credere che Emanato volesse percorrere tutta la grotta nella sua estensione con quel quantitativo d’aria. In particolare, secondo Pisani, dal filmato si evince che la ragazza, inizialmente apparsa impacciata, col progredire dell’immersione si era mostrata molto più sicura. Dopo il consulente della Procura è stato ascoltato anche un teste, Giorgio Canepa, il quale ha dichiarato carte alla mano che Emanato era abilitato all’attività di diving, e che un istruttore generalmente deve essere dotato di polizza assicurativa. L’esame del teste è continuato per cercare di chiarire i limiti di responsabilità di un titolare di un centro diving nel caso di passaggio-barca, gli obblighi circa i briefing pre-immersione, le norme per accompagnare un minore di 14 anni in un’area marina protetta.  Tutte questioni che al termine dell’udienza non sono apparse risolutive. Anche per questo, quindi, nella prossima udienza fissata agli inizi di luglio, oltre ad ascoltare due nuovi testi, i consulenti di parte Petricelli e Corcione, il giudice nominerà un perito.

I REATI CONTESTATI

 La Procura ha ipotizzato il reato di omicidio colposo per i tre imputati «perché, nelle rispettive qualità, Ruspantini Edoardo di socio della società di Diving denominata Sealand Adventure s.r.l.­ Subaia, nonché di istruttore responsabile dell’escursione subacquea guidata con autorespiratore organizzata in data 13.8.17 presso il sito sommerso denominato “Secca delle Formiche”, nel canale di Ischia, ricompreso all’interno dell’area marina protetta “Regno di Nettuno” e ricadente nelle acque del circondario marittimo di Procida; Girosi Ornella e De Luca Francesco nelle qualità di istruttori subacquei, collaboratori del Diving Sealand Adventure s.r.l., e responsabili, unitamente a Ruspantini Edoardo, dell’organizzazione e dello svolgimento dell’escursione subacquea su indicata, in cooperazione tra loro e con Emanato Antonio, – deceduto – nella qualità di titolare della ditta individuale denominata “Sea world”, (avente ad oggetto “attività di ricarica di bombole per attività subacquee”) nonché di istruttore subacqueo, il cui brevetto era tuttavia scaduto da oltre un anno, ed accompagnatore, quale amico della famiglia Scamardella, di Scamardella Lara, di anni 13, nell’immersione guidata su indicata – per colpa, consistita in negligenza, imprudenza, imperizia, nonché nella violazione delle seguenti disposizioni: art. 3 n. 4 (che prevede, che nello svolgimento delle immersioni subacquee guidate e didattiche, “ciascun accompagnatore/istruttore può guidare un numero di subacquei non superiore a cinque, rispettando i limiti di profondità stabiliti dal brevetto posseduto dai partecipanti all’immersione, ovvero, in caso di brevetti di diverso grado, rispettando il limite di profondità previsto dal grado inferiore” e che “prima di ogni immersione, gli accompagnatori/istruttori devono illustrare ai partecipanti le regole, le modalità e le tecniche dell’attività subacquea programmata. mostrando, ove necessario. anche delle foto o riprese dei siti da visitare”)». Nel dettaglio delle singole posizioni, il rinvio a giudizio fu disposto perché  «Ruspantini Edoardo, quale socio del Diving sopra indicato nonché istruttore subacqueo, unitamente a Girosi Ornella e a De Luca Francesco, quali istruttori e collaboratori del suddetto Diving, procedendo ad organizzare un’immersione subacquea guidata con autorespiratore, di cui erano responsabili, presso il sito sommerso denominato “Secca delle Formiche” nel canale di Ischia, ricompreso all’interno dell’area marina protetta “Regno di Nettuno”, immersione alla quale partecipavano come clienti, in virtù del contratto di servizi Diving sottoscritto in data 13.8.17, anche Emanato Antonio e Scamardella Lara, di anni 13; omettendo di informarsi sul tipo e grado di addestramento della Scamardella, la quale non era in possesso del brevetto “Junior Scuba Diver”, previsto per i minori della sua età, né di altro brevetto per l’effettuazione di attività di immersione con autorespiratore e che aveva partecipato, insieme ad Emanato Antonio, solo ad altre due immersioni, nell’anno 2015, antecedenti a quella in esame, effettuate in “acque libere”, in prossimità della riva ed a pochi metri di profondità; in violazione dell’art. 3 n. 4 dell’ordinanza n. 13/2013 dell’Ufficio circondariale marittimo di Procida – Guardia Costiera, consentendo a Scamardella Lara di partecipare alla suddetta immersione, pur non essendo la stessa in possesso di alcun brevetto, omettendo altresì di far partecipare, Scamardella Lara ed Emanato Antonio, al briefing informativo preliminare, volto ad illustrare ai partecipanti, a fini di sicurezza, le regole, le modalità e le tecniche dell’attività di immersione programmata, nonché le caratteristiche del sito ove la stessa doveva svolgersi, nonché, in violazione della medesima disposizione su indicata, consentendo, e comunque non impedendo, pur essendo responsabili dell’immersione e della sicurezza dei soggetti partecipanti alla stessa, che Scamardella Lara ed Emanato Antonio (il quale era in possesso di brevetto di istruttore subacqueo scaduto da oltre un anno e che comunque non era autorizzato ad esercitare attività addestrativa ai fini del conseguimento di brevetti), – che erano a tutti gli effetti partecipanti all’escursione come clienti del Diving Subaia, e dunque sotto la diretta responsabilità di Ruspantini, Girosi e De Luca – si immergessero da soli e senza essere accompagnati da un istruttore autorizzato, mentre Girosi Ornella si immergeva guidando altro gruppo di clienti del Diving partecipanti all’immersione, e seguendo un diverso percorso, e Ruspantini e De Luca rimanevano sull’imbarcazione di appoggio». Oltre alla norma appena citata, l’accusa richiama anche l’articolo n.4 n.1 della stessa ordinanza n. 13 del 2013 dell’Ufficio Circondariale Marittimo – Guardia costiera di Procida – di disciplina dello svolgimento delle attività subacquee non professionali compiute con apparecchi ausiliari di respirazione nelle acque del circondario marittimo di Procida -che prevede che “le immersioni guidate e le prove pratiche per il conseguimento di brevetti devono essere effettuate in condizioni meteo favorevoli ed in zone marine che non siano vietate dalle vigenti Leggi ed ordinanze. nonché dai regolamenti di tutela dei Parchi e delle aree marine protette”, ma anche la violazione dell’articolo 15 Decreto ministeriale del 30.7.2009 – Regolamento di esecuzione e di organizzazione dell’area marina protetta “Regno di Nettuno” – che prevede che “nella suddetta area marina protetta la partecipazione alle visite guidate subacquee con autorespiratore e con sistemi di autorespirazione pressurizzata dalla superficie, è consentita esclusivamente ai soggetti in possesso di brevetto in stato attivo emesso da un’organizzazione didattica subacquea”. Violazioni che secondo la Procura furono decisive nel  provocare la morte di Antonio Emanato e Lara Scamardella.



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