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Omicidio a Fiaiano, Nicola Cenatiempo condannato a 4 anni e 10 mesi

di Francesco Castaldi

ISCHIA – Come ricorderanno i nostri lettori, l’8 giugno dello scorso anno, a seguito di una richiesta di interevento presso la sala operativa di via delle Terme, gli agenti del commissariato di Ischia, allora guidati dal vicequestore aggiunto Stefania Grasso, provvidero a trarre in arresto il baranese Nicola Cenatiempo, reo di aver colpito con un pugno alla testa lo sventurato Giovanni Cellammare che, nonostante la solerzia del personale medico della struttura della terraferma dove fu immediatamente trasferito, spirò qualche giorno dopo a causa delle gravissime complicazioni del proprio irreversibile quadro clinico.

Nel corso della giornata di ieri, a circa un anno dai tragici fatti di Barano, gli uomini del vicequestore Alberto Mannelli hanno dato seguito all’ordine di esecuzione per la carcerazione emesso dalla Procura della Repubblica presso il tribunale di Napoli nei confronti del Cenatiempo, che è stato riconosciuto colpevole del reato di omicidio preterintenzionale più altre circostanze aggravanti. Per l’uomo, dunque, si aprono le porte del carcere di Poggioreale, nel quale dovrà scontare una pena di quattro anni e dieci mesi di reclusione.

Accadde tutto in pochi, interminabili minuti dinanzi agli occhi attoniti di numerosi avventori dell’accorsato “Nik Bar” di Fiaiano, una delle frazioni del comune di Barano d’Ischia. Il seme della follia crebbe nel giro di pochi istanti nella mente del 56enne Nicola Cenatiempo, che nel corso della serata di domenica 7 giugno 2015 diede uno schiaffo (anche se alcuni testimoni parlarono fin da subito di un violento pugno) al povero Giovanni Cellammare, un anziano della zona, molto conosciuto e ben voluto da tutti, che in seguito allo scellerato gesto del suo aggressore rovinò a terra, battendo violentemente il capo.

Sul posto, avvertiti dai presenti, giunsero repentinamente i paramedici del 118 e una vettura della Polizia di Stato. Il suono incessante delle sirene accompagnò lo sventurato in una disperata corsa verso l’ospedale “Rizzoli” di Lacco Ameno. I medici del nosocomio lacchese, dopo essersi resi conto delle gravissime condizioni in cui versava Giovanni Cellammare, disposero l’immediato trasferimento in terraferma, dove l’uomo venne accolto in una struttura ospedaliera di Nocera.

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Gli agenti del commissariato di via delle Terme si misero subito alla ricerca di Nicola Cenatiempo, che in seguito al proprio folle gesto si era dileguato non facendo ritorno presso la propria abitazione. Gli uomini della Polizia di Stato, tuttavia, riuscirono a rintracciare l’uomo – che al momento dell’arresto risultava incensurato – e ad assicurarlo alla giustizia.

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Il gip Quadrano, su richiesta del pubblico ministero Canale, dispose per l’uomo la misura cautelare degli arresti domiciliari. In seguito alla perquisizione messa in atto dagli agenti del locale commissariato di Polizia, furono rinvenuti nelle disponibilità dell’aggressore (e contestualmente posti sotto sequestro) un coltello a serramanico e – particolare che ha fatto rabbrividire anche gli inquirenti – una pistola lanciarazzi, che il Cenatiempo deteneva senza regolare permesso e porto d’armi. Nel corso delle ore, purtroppo, le condizioni di salute dell’anziano baranese si aggravarono notevolmente, dal momento che non fu possibile per i medici arginare del tutto le devastanti conseguenze del vistoso ematoma cerebrale provocato dall’insensato gesto di Nicola Cenatiempo, per il quale in un primo momento era scattata la denuncia per lesioni aggravate.

Mercoledì 10 giugno 2015 i familiari della vittima, a causa delle disperate condizioni del congiunto, decisero di compilare la modulistica che autorizza lo spegnimento dei macchinari che tenevano ancora in vita l’uomo, che dopo l’accaduto piombò quasi subito in uno stato di coma irreversibile. Il personale sanitario della struttura ospedaliera nocerina, pur accogliendo la richiesta dei fratelli dell’uomo e del nipote Francesco (attuale presidente dell’Assoforense di Ischia), decisero di non darvi immediatamente seguito, volendo attendere ancora qualche giorno nella speranza che l’uomo potesse dare qualche segno vitale significativo. Speranza che si infranse definitivamente due settimane dopo, quando il cuore di Giovanni Cellammare si fermò per sempre.

«Non riesco a farmi capace di come possa essere accaduta una cosa del genere, dal momento che mio zio era una persona che non aveva mai fatto del male a nessuno», dichiarò al nostro quotidiano l’avvocato Francesco Cellammare poche ore dopo la lite che aveva coinvolto suo zio, il quale adesso, a un anno di distanza dalla fatale aggressione subita da parte di Nicola Cenatiempo, può finalmente riposare in pace, considerato il fatto che la giustizia ha fatto il proprio corso. Soddisfazione e al tempo stesso grande sofferenza per la famiglia di Giovanni Cellammare che, nonostante la condanna a quattro anni e dieci mesi del Cenatiempo, dovrà convivere per sempre convivere con il dolore causato dall’inaspettata e funesta dipartita del proprio congiunto.

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