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«Quindici mesi in albergo, e non lo lascio: la mia battaglia continua cosi’»

ISCHIA. «Oltre un anno in albergo. Quindici mesi, per l’esattezza. E da qui non me ne vado. Devo essere una cambiale per lo Stato. Devono occuparsi di me, della mia famiglia e delle famiglie che con sudore avevano una casa di proprietà resa inagibile dal terremoto». Queste le parole di Susi Capuano che nel sisma del 21 agosto 2017 ha perso la propria casa. Da allora vive in albergo. Condivide la stanza con le figlie di 13 e 15 anni e con un cane ed un gatto. La sua, però, è una scelta. «Non lascio l’albergo», ci ripete più volte.
Susi com’è vivere in albergo? 

«Sono 15 mesi lunghi e difficili. L’albergo va bene per una vacanza, non per viverci. Ti manca la tua esistenza, le tue cose, la tua intimità, le tue abitudini, la tua casa, insomma. Ma tutto dipende da come si vive quest’esperienza. Ovviamente le persone anziane la vivono male. Ma per me è quasi uno status symbol. Cioè mi sono imposta di vivere in albergo per protesta»

 

Perché? 

«Al momento l’albergo è una soluzione temporanea ed è l’unica che lo Stato ci ha dato ed io non intendo rifiutarla. Lo Stato non mi ha permesso di ristrutturare la casa come volevo, perciò oggi mi trovo in questa situazione. Ed è per questo che io dall’albergo non vado via. Io non sono abusiva: pago le tasse, sono una contribuente. Anche per la casa che gli altri definiscono abusiva. Per me questa è una battaglia e continuerò a combatterla. Dall’albergo non vado via»

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Con chi combatte questa ‘guerra’? 

«Siamo in tutto cinque famiglie (inteso in senso allargato e non come semplice nucleo familiare) che abbiamo deciso, pur avendo la possibilità di poter prendere una casa in fitto, di restare in albergo»

 

Quali sono le difficoltà di una vita in pensione completa? 

«Le difficoltà sono tante. Ad esempio, l’alimentazione. Spesso io e le mie figlie facciamo colazione in camera, sul letto, con i prodotti che acquistiamo al supermercato. Altre volte, poi, per variare la nostra alimentazione, facciamo la spesa e chiediamo la cortesia allo chef della struttura che ci ospita di cucinare con i nostri prodotti. Le altre difficoltà sono quelle che derivano da vivere in una stanza con tre letti, bagno in camera e televisione unica. Le ragazze studiano sul letto. La verità è che la vita si riduce a quella di un rom»

 

Ed allora se ci sono tutti questi disagi perché non trova una casa in fitto? Percepirebbe il Cas – contributo di autonoma sistemazione – e vivrebbe in modo più dignitoso… 

«Non vado via dall’albergo. Nemmeno se mi pagano oro. Lo Stato deve occuparsi di me e della mia famiglia. Pago un mutuo per la casa che ho ristrutturato e che definiscono abusiva pur avendo incassato su quell’abitazione ogni tipo di tassa. Io devo essere una cambiale per lo Stato. In albergo ‘costo’ oltre mille euro al mese e finché rappresento un costo alto non potranno abbandonarmi»

 

Le persone che vivono ancora in albergo sono circa 300. Tutti fanno questa lotta con lei? 

«No. Bisogna fare dei distinguo»

 

Quali? 

«Chi in passato aveva una casa in fitto non ha alcun interesse a cercarsi una nuova casa e lasciare l’albergo. Queste sono le persone che lucrano sul terremoto. A loro è stata data una sistemazione gratuita con tanto di pasti. Queste famiglie hanno un notevole risparmio: non pagano l’affitto, le bollette e non fanno la spesa. È una convenienza dal punto di vista economico e non lasceranno mai l’albergo»

 

Come lei? 

«No. Io resto in albergo per protesta, loro per convenienza»

 

Ma come se ne esce da questa situazione?  

«Dopo 15 mesi credo che per gli affittuari sia arrivato il momento di rendersi autonomi. Sono stati ospiti dello Stato già per troppo tempo. Per loro non cambierebbe nulla. Come pagavano un fitto prima del 21 agosto dello scorso anno, tornerebbero a pagarlo. Deve essere reciso questo cordone ombelicale. Deve esserci una differenza tra il proprietario di casa che ha fatto un investimento per l’acquisto dell’abitazione e semmai (come me) per ristrutturarla. Ed oggi si trova in questa assurda situazione. Deve esserci una differenza. L’assurdità è che queste persone pretendono una casa. Cioè vorrebbero grazie al terremoto qualcosa che prima non avevano. Un’assurdità»

 

Chi deve intervenire?  Il Commissario straordinario per l’emergenza? 

«Purtroppo il Commissario non può fare nulla. Non può obbligare queste persone a lasciare l’albergo. Potrebbe solo essere più incalzante»

 

Ed allora lei resterà in albergo? 

«Fino alla morte. Mi permetta di chiarire un aspetto»

 

Prego. 

«Questa è la mia posizione personale. Il comitato di cui sono presidente condivide con me solo il fatto che ritiene che l’affittuario non abbia più diritto a restare in albergo gratuitamente. Per il resto, sono mie considerazioni personali».

GIOVANNA FERRARA

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