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CRONACA

Sironi: «Puntare solo ai licei? Indice dell’arretratezza di un territorio»

Le preoccupazioni per una scuola che il 14 settembre dovrà riaprire i battenti, ma non si sa ancora come. E poi l’eterno problema degli spazi, che impone i doppi turni da ormai vent’anni. Ma in questa intervista a Il Golfo il preside dell’Istituto Professionale “Telese” lancia una riflessione-stoccata non da poco

La scuola a breve ripartirà, o almeno dovrebbe farlo. Tuttavia a causa del covid, che era una variante difficile da preventivare, c’è ancora molta confusione. Che idea si è fatto riguardo ciò che sta accadendo ?

«Il fatto che si punti quasi solo all’istruzione liceale mostra il provincialismo del territorio, e che c’è un problema di rapporto tra formazione, istruzione e lavoro. Il Telese cerca di far capire che un percorso di istruzione che punta al lavoro non è secondario, anzi, è forse più importante formare lavoratori che semplici studenti»

«L’emergenza covid ha fatto (come era prevedibile) emergere tutti i problemi e i limiti strutturali che hanno afflitto la scuola italiana negli ultimi anni, come ad esempio carenze di personale e spazi. Affrontare l’emergenza quando si era già in una situazione difficoltosa diventa ancora più complesso. Al Telese stiamo lavorando attivamente affinché si rientri a scuola in sicurezza il 14 settembre, ma non posso nascondere la preoccupazione che provo per tutte le difficoltà che ci sono. Penso che soprattutto in un momento così particolare sia necessario parlare chiaro, senza nascondere le incognite e gli ostacoli presenti, ma impegnandosi per risolverli».

Anche quest’anno ha lanciato l’appello relativo alla mancanza di aule nel plesso di Fondo Bosso, che è una carenza ancora più grave a causa dell’emergenza. Quanto è preoccupato?

«Il caso del Telese è un esempio di come, non avendo risolto i problemi strutturali negli anni passati, affrontare l’emergenza è ancora più complesso. Penso che i lettori conoscano la vicenda della sede di Lacco, in cui si intrecciano questioni burocratiche ed amministrative, e non si riesce a trovare un accordo tra le istituzioni che risolva la questione definitivamente. La scuola è una questione delicata e se prevalgono gli egoismi diventa impossibile migliorare le cose. Il caso di Lacco Ameno è un esempio che mostra come bisogni unirsi e ragionare insieme per porre fine ad un problema così importante. C’è bisogno che le istituzioni pongano la scuola al centro della propria attenzione, senza trincerarsi dietro le competenze dei singoli enti. Per quanto riguarda la preoccupazione, credo di non poter essere turbato da dirigente perché ho il dovere di garantire il rientro in aula il 14 settembre agli studenti e stiamo lavorando duramente per riuscirci».

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Negli ultimi anni l’alberghiero ha cambiato volto ed ha assunto un’immagine ancora più prestigiosa rispetto al passato. A cosa deve questo miglioramento?

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«Il mio più grande rimpianto è non essere riuscito a consolidare l’esperienza dell’agrario, ma ci riproverò. Lo stesso discorso vale per l’indirizzo di servizi commerciali per il turismo. Non sono riuscito a fare in modo, come volevo, che il Telese coprisse tutti gli ambiti professionali del mondo dell’ospitalità. Ma il vero obiettivo che spero di raggiungere completamente è quello ottenere le aule necessarie»

«Voglio evidenziare che penso che molti non siano consapevoli dello sforzo che il Telese fa viste le caratteristiche organizzative del nostro lavoro, ancora più complesse a causa della mancanza di spazi. Nonostante ciò abbiamo raggiunto qualche risultato positivo. Non amo fare marketing perché la scuola è un’istituzione pubblica ed in quanto tale deve garantire a tutti la medesima qualità di interventi, tuttavia bisogna ancora valorizzare adeguatamente l’istruzione professionale e tecnica. Il fatto che si punti quasi esclusivamente all’istruzione liceale mostra il provincialismo e l’arretratezza del territorio, e che c’è un problema di rapporto tra formazione, istruzione e lavoro. Preciso che con lavoro non intendo subalternità, bensì la potenza trasformatrice di ogni individuo. Il Telese cerca proprio di far capire che un percorso di istruzione che punta al lavoro non è un percorso secondario, anzi, è forse più importante formare lavoratori che semplici studenti. Infatti, come dice il primo articolo della Costituzione, l’Italia è una repubblica formata sul lavoro,quindi basare la propria istruzione sul lavoro consente di costruire la cittadinanza. Io mi auguro che questo messaggio arrivi a tutti perché nel momento in cui introduciamo al mondo del lavoro persone con buone competenze professionali formiamo anche cittadini consapevoli. E poi…».

E poi?

«Mi piace anche ricordare che noi cerchiamo di intrecciare al meglio accoglienza, inclusione, scuola, lavoro ed eccellenza. Lo dimostra il fatto che molti studenti lavorano nei ristoranti di chef stellati come Palamaro e Di Costanzo, che molti altri si iscrivono all’università o si impegnano nel fare esperienze all’estero. Tutto ciò ha, secondo me, una ricaduta positiva sulla nostra isola. Ischia oggi è nota soprattutto grazie a chi si fa onore nel mondo del turismo e della ristorazione. Io ho l’ambizione che questo istituto sia considerato il punto di riferimento della formazione di professionisti colti e pronti ad affrontare al meglio il mondo del lavoro».

Molti chef, anche stellati, sono passati per questa scuola. In che maniera crede che abbiano inciso? Pensa che abbiano svolto anche il ruolo di testimonial?

«Sicuramente sì. Abbiamo avuto, come ho già detto, contatti con molti chef di livello quali Di Costanzo e Palamaro. Prima delle chiusure delle scuole a causa del covid abbiamo dato vita ad un progetto molto bello e stimolante, “Stelle al Telese”, a cui hanno preso parte una serie di professionisti provenienti non solo dalla sfera della ristorazione, ma anche del bar e dell’accoglienza turistica. Molti di questi non sono neanche conosciuti dagli ischitani ed è un peccato, spesso siamo bravi a parlare male della nostra isola e non mettiamo in mostra ciò che può offrire. C’è davvero tanto che questa scuola ha dato al territorio e, mi dispiace dirlo, questo non viene riconosciuto. Da una parte perché ci sono difficoltà evidenti che non posso negare, dall’altra perché il pregiudizio che vede l’istruzione professionale come secondaria è molto diffuso. Ripeto che invece credo che una buona formazione professionale sia indice di una società che funziona. Negli altri paesi l’istruzione tecnico professionale è il fiore all’occhiello delle scuole. Basti pensare alla Germania ed alla Francia, con cui abbiamo anche dei contatti che ci permettono di cogliere spunti molto interessanti».

È soddisfatto dell’attenzione posta dagli enti preposti come il Comune e la Città metropolitana nei confronti delle scuole di Ischia in generale?

«La mia “accusa” è basata sulla mancanza di una programmazione. Non mi aspetto certo che i problemi si risolvano da un giorno all’altro, anche perché non ci credo. Penso però che manchi la capacità di organizzare gli interventi strutturali necessari alle scuole di Ischia come di Procida. Noi potremmo conoscere con molti anni di anticipo l’anagrafica scolastica perché il nostro territorio ristretto ci permette di prevedere il numero approssimativo di studenti che si iscriveranno nelle scuole di vario grado. Invece questo ragionamento non è mai stato fatto. Si agisce solo in presenza di un’emergenza imminente, come trovare un’ aula se c’è carenza di spazi. Insomma, agli enti locali manca l’impegno di trovare soluzioni ai problemi presenti che durino per un arco di tempo abbastanza lungo. Ho notato, avendo contatti con altre scuole italiane e non, che indipendentemente dall’amministrazione, in altri paesi ci si impegna a risolvere le difficoltà che si palesano nell’immediatezza ma senza improvvisare, ragionando su un intervento definitivo. Il caso del Telese è emblematico: siamo sottoposti ai doppi turni da venti anni, quindi è evidente che nessuno abbia ancora pensato a come risolvere la situazione nonostante questa sia ben nota da molto tempo».

A cos’ha portato l’introduzione di nuovi indirizzi? Perché crede che l’agrario non sia riuscito a “sfondare”?

«In vista del nuovo anno didattico a docenti, genitori e studenti chiedo di essere sobri, di capire che la gestione del l’emergenza richiede la serietà e la disciplina di tutti. È inutile farsi prendere dall’ansia e dall’agitazione. Faremo il possibile affinché siano garantite le condizioni di sicurezza a scuola, ma senza isteria e false promesse»

«Purtroppo abbiamo avuto un po’ di difficoltà. Mi dispiace perché gli indirizzi proposti erano molto ragionati. Quello agrario cercava di soddisfare un bisogno vero per Ischia perché l’attività contadina e produttiva è molto importante, e forse oggi lo si capisce ancor di più. Ischia ha delle risorse inespresse enormi in questo ambito e il loro sfruttamento avrebbe un impatto positivo anche sul turismo. L’immagine di Ischia potrebbe passare da luogo disorganizzato ad un luogo attento al territorio ed alla cultura, recuperando il passato storico dell’isola. La storia dei contadini di Ischia ha una grande dignità ed un grande valore, ne ragionavamo anche con D’Ambra. Ho l’impressione tuttavia che ci sia un po’ di resistenza: ne faccio una questione psicologica e penso che nella realtà ischitana che si è emancipata dalla durezza del lavoro contadino, un ritorno a questa attività possa sembrare un tornare indietro. Non si capisce invece che questo è il futuro. Sto cercando di entrare in contatto con esperienze positive per spronare lo sviluppo di questo ambito professionale. Ci sono anche alcuni studenti dell’alberghiero che si stanno formando, ad esempio, nel campo della produzione del miele. L’attività agricola permette di dare spazio ad un nuovo tipo di turismo più selezionato e compatibile con noi ischitani. Abbiamo anche introdotto l’indirizzo di servizi commerciali per il turismo perché credo fortemente nell’importanza di formare figure professionali per la gestione del back office, ovvero lo sviluppo di competenze di management turistico. Anche con questo indirizzo purtroppo non abbiamo riscosso grande successo. Entrambi sono molto duri da frequentare, le materie da studiare sono impegnative e temo che questo possa spaventare gli studenti e spingerli a prediligere percorsi che sembrino più facili».

Qual è il miglior risultato raggiunto da dirigente ed il suo più grande rimpianto?

«Il mio più grande rimpianto, lo avrete capito, è non essere riuscito a consolidare l’esperienza dell’agrario. Ci ho provato duramente senza riuscirci, ma tenterò nuovamente. Allo stesso tempo mi dispiace per la non riuscita dell’indirizzo di servizi commerciali per il turismo. Non sono riuscito a fare in modo, come volevo, che il Telese coprisse tutti gli ambiti professionali del mondo del turismo. Per mia abitudine ho una visione del mio lavoro molto asettica, mi limito a svolgerlo al meglio, quindi non so indicare un risultato particolare e come ho già detto non mi piace fare marketing in ambito scolastico. Sono un dirigente pro tempore, non è la mia scuola bensì dello Stato, dei cittadini. Sono però fiero di aver creato un clima interno ed esterno di collaborazione abbastanza sereno in cui le cose si discutono e si risolvono. C’è un rapporto chiaro e limpido tra tutti noi del Telese che mi piace molto. L’unico obiettivo che spero di raggiungere completamente è ottenere le aule necessarie».

Quale messaggio vorrebbe condividere in vista del nuovo anno scolastico con genitori, studenti e docenti?

«Di essere sobri, di capire che la gestione del l’emergenza richiede la serietà e la disciplina di tutti. È inutile farsi prendere dall’ansia e dall’agitazione. Faremo il possibile affinché siano garantite le condizioni di sicurezza a scuola, ma senza isteria e false promesse. L’importante che tutti, genitori, studenti, docenti, personale e io stesso come dirigente, siamo disciplinati e seri. Forse non ci fa neanche male avere un sistema di norme da rispettare. Tutte le regole possono essere cambiate se non vanno bene, ma è fondamentale porvi attenzione finché ci sono. Nell’affrontare questa situazione nuova e di cui è impossibile conoscere lo sviluppo bisogna soprattutto essere pacati e razionali, è l’unica soluzione per andare avanti».

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