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Sisma, allo studio le prime ipotesi di delocalizzazione

Il Comune di Casamicciola chiede al Commissario alla ricostruzione di valutare la richiesta di alcuni cittadini, disposti a delocalizzare le proprie abitazioni

La prospettiva della ricostruzione si incrocia con le ipotesi di delocalizzazione. Concetto noto, che torna alla ribalta in seguito alla richiesta di alcuni cittadini di Casamicciola colpiti dal sisma del 21 agosto 2017. L’amministrazione comunale medita di dare seguito concreto in casi determinati alla possibilità di delocalizzare talune abitazioni. A tale scopo, il sindaco ha inviato un’apposita missiva al Commissario straordinario alla Ricostruzione, Carlo Schilardi, segnalando appunto la disponibilità di tali cittadini a delocalizzare i propri immobili gravemente danneggiati. Tali abitazioni non sono situate in zone cosiddette instabili, cioé di attenzione per instabilità o a elevata pericolosità, così definibili sulla base della microzonazione sismica di terzo livello e di tutti gli elementi disponibili in materia urbanistica e idrogeologica.

Nel caso in questione, si tratta di fabbricati che fanno parte di un unico aggregato edilizio, ben definito e delineato, situato lunga la via Spezieria. Quest’ultima, com’è noto, è un’arteria viaria molto importante perché collega la parte alta del comune con quella bassa, oltre che con il limitrofo comune di Lacco Ameno. E proprio lungo tale via, a seguito del sisma tutti gli edifici sono risultati gravemente danneggiati: l’amministrazione si è vista costretta ad attuare lavori di somma urgenza per riaprire nel più breve tempo possibile la strada. I lavori di messa in sicurezza, poi, hanno accentuato ancor di più i problemi di viabilità della zona (che comunque erano già critici prima del sisma), restringendo ulteriormente la carreggiata.

Due le zone per ora in esame: alcuni fabbricati su via Spezieria e un immobile all’incrocio tra via Ombrasco e corso Garibaldi

Questo non è l’unico esempio concreto in cui potrebbe applicarsi la delocalizzazione. Infatti all’incrocio tra via Ombrasco e Corso Garibaldi sono previsti lavori di puntellamento a un edificio per una cifra complessiva di euro 73.564,00. E in questo caso, dai risultati della microzonazione si evince che l’immobile ricade in zona instabile. L’applicazione dello strumento della delocalizzazione permetterebbe una certa “decompressione” delle zone edificate, e di conseguenza presupposti migliori anche per le condizioni di sicurezza di protezione civile.

Lo strumento della delocalizzazione è stato introdotto con la legge di ricostruzione 130/2018. All’articolo 17 comma 3 si legge infatti che “il Commissario straordinario assicura una ricostruzione unitaria e omogenea nei territori colpiti dal sisma, anche attraverso specifici piani di delocalizzazione e trasformazione urbana ( finalizzati alla riduzione delle situazioni di rischio sismico e idrogeologico e alla tutela paesaggistica )..”. E il Commissario Schilardi ha recepito tale esigenza all’interno dell’Ordinanza n. 7 del 27 settembre scorso, quella per la ricostruzione cosiddetta “pesante”.

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E il Comune di Casamicciola, nell’ottica di una più generale riqualificazione ambientale e urbanistica dei territori interessati dal sisma, ritiene che il ridisegno del territorio, anche per allinearsi al Piano urbanistico comunale che sta per essere approntato, debba focalizzarsi su quelle aree che per loro conformazione non permettono una ricostruzione sicura dell’edificato, come appunto nel caso di via Spezierie o via Ombrasco.

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Infatti su parte del territorio comunale persistono gravi criticità di sicurezza e di applicazione delle norme di protezione civile, soprattutto lunghe le arterie stradali, dovuti alla particolare conformazione paesaggistica ma anche orografica di Casamicciola, ma anche – inutile – negarlo agli effetti della disordinata edificazione, spesso caotica e arbitraria avvenuta negli ultimi cinquant’anni.

Proprio su tali basi, l’amministrazione ha chiesto alla struttura commissariale se anch’essi ritengano valida e perseguibile la richiesta di delocalizzazione dei proprietari degli immobili danneggiati, allo scopo di tutelare le aree del territorio comunale colpito dal sisma, e in osservanza di quanto disposto dai vari vincoli imposti per legge: paesaggistico, sismico, idrogeologico, di limiti e distanze, e delle norme di sicurezza di protezione civile.

Inoltre, l’ente del Capricho, vista la saturazione edilizia del territorio comunale, ritiene validamente applicabile anche a Casamicciola ciò che è stato disposto per la ricostruzione dei territori dell’Italia Centrale colpiti dal sisma nel 2016, per i quali viene stabilito che “in alternativa alla ricostruzione in altro luogo [..] il vice Commissario può autorizzare l’acquisto di altro edificio esistente agibile, non abusivo, conforme alla normativa urbanistica, edilizia e sismica, ubicato nello stesso Comune ed equivalente per caratteristiche tipologiche a quello preesistente”. E nella missiva al Commissario l’ente chiede appunto se tale disposizione possa ritenersi mutuabile al territorio casamicciolese colpito dal terremoto. Se la struttura commissariale guidata da Schilardi dovesse essere dello stesso avviso, allora si passerà alla fase concertata per definire i modi e i termini di applicazione dello strumento della delocalizzazione.

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