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CRONACA

Sisma e ricostruzione, stop all’assistenza alberghiera: si chiude un ciclo

La giornata di ieri ha definitivamente posto fine a un capitolo che, apertosi all’indomani del terremoto del 21 agosto 2017, avrebbe dovuto rivestire un carattere di provvisorietà

E così siamo arrivati ai titoli di coda, quelli che scrive una vicenda che – volendo fare la mai troppo abusata metafora calcistica – hanno visto i tempi regolamentari, i supplementari e anche calci di rigore che parevano non terminare mai. Ieri mattina, infatti, si è chiuso un altro passaggio fondamentale nell’ambito della ricostruzione post sisma di Casamicciola Terme e Lacco Ameno: alla mezzanotte di domenica 17 maggio è infatti ufficialmente terminata l’era dell’assistenza alberghiera per gli sfollati del sisma. Avrebbe dovuto essere una parentesi temporanea ed invece si è protratta per quasi tre anni.

Nessuna proroga per gli sfollati che alloggiavano presso le strutture ricettive, molti dei quali in ogni caso avevano già presentato domanda di CAS o trovato soluzioni alternative. I pochi ancora negli alberghi avranno qualche altro giorno e potrebbero anche trasferire ad altri hotel il contributo di autonoma sistemazione in cambio dell’ospitalità

Non è arrivata alcuna proroga, nonostante sia il sindaco Giovan Battista Castagna (dietro le quinte) avesse provato a caldeggiarla – vista la delicata situazione legata all’epidemia da Covid-19 – e lo stesso governatore Vincenzo De Luca si fosse raccomandato al presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Nello scorso fine settimana lo stesso primo cittadino si è recato presso le strutture ricettive per avere un incontro con i suoi concittadini ancora alloggiati negli alberghi. Molti dei quali, ad onor del vero, avevano già capito che non ci sarebbero stati ulteriori differimenti provvedendo a formulare la richiesta per ottenere il CAS (Contributo di Autonoma Sistemazione). Che, lo ricordiamo, sarà garantito agli inquilini nella misura del cinquanta per cento fino al prossimo 31 dicembre mentre ai proprietari di abitazioni danneggiate dal sisma fino al termine delle operazioni di ricostruzione.

E’ appena il caso di sottolineare, a scanso di equivoci, che ieri mattina non c’è stato comunque lo “sfratto” perentorio di coloro che non avevano ancora trovato una sistemazione alternativa all’albergo. I gestori degli hotel avranno ancora la sensibilità di ospitarli qualche giorno, il tempo necessario per trovare una nuova soluzione abitativa. Che, in ogni caso, potrebbe essere sempre rappresentata da una struttura ricettiva: il Cas, infatti, potrebbe sempre essere trasferito all’impresa che deciderà di offrire ospitalità agli sfollati, sempre che ritenga le condizioni favorevoli. Ma questa, ad onor del vero, è un’ipotesi tutt’altro che remota. Fosse stato per il commissario alla ricostruzione, Carlo Schilardi, la partita si sarebbe chiusa già lo scorso 30 aprile ed in effetti il Prefetto era parso irremovibile sulle sue decisioni. A venire in soccorso degli sfollati aveva però provveduto uno degli ultimi DPCM firmato dal premier Conte che nella parte finale recitava: “Le disposizioni del presente decreto si applicano dalla data del 4 maggio 2020 in sostituzione di quelle del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 10 aprile 2020 e sono efficaci fino al 17 maggio 2020, a eccezione di quanto previsto dall’art. 2, commi 7, 9 e 11, che si applicano dal 27 aprile 2020 cumulativamente alle disposizioni del predetto decreto 10 aprile 2020”. Ma adesso su questa vicenda può davvero calare il sipario.

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