Stop alle ruspe, Rosa Iacono fa 15
La presidente della Croce Rosa scrive ancora alle massime istituzioni dello Stato per chiedere la sospensione delle demolizioni delle case di necessità. Fin qui 14 gli appelli rimasti senza risposta

Quindici appelli, tutti indirizzati alle istituzioni, con un’unica richiesta: fermare le ruspe e impedire che altre famiglie perdano la propria abitazione. Rosa Iacono non si arrende e torna a sollevare il problema delle demolizioni delle case abusive sull’isola d’Ischia, chiedendo un intervento urgente per tutelare quanti rischiano di ritrovarsi senza un tetto. La presidente dell’associazione Croce Rosa, insignita dell’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, ha firmato una nuova lettera, destinata ancora una volta ai vertici dello Stato e alle autorità territoriali. Tra i destinatari figurano il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, i ministri competenti, il presidente della Regione Campania, il prefetto e il procuratore della Repubblica di Napoli, i sindaci dell’isola d’Ischia e dell’area flegrea, i rappresentanti delle forze dell’ordine e il vescovo di Ischia Carlo Villano. Per conoscenza, la comunicazione è stata trasmessa anche alla Santa Sede, all’attenzione di Papa Leone XIV.
È il quindicesimo tentativo di richiamare l’attenzione delle istituzioni su una questione che, secondo la firmataria, continua a rimanere irrisolta. «Questo è il 15° appello che mi appresto ad inviarvi relativo all’argomento senza mai avere avuto una risposta», scrive Rosa Iacono, ribadendo che «la casa è un diritto di tutti i cittadini» e che spetta alle istituzioni adoperarsi per garantirne la tutela. Nella lettera viene ricostruita anche l’origine di un fenomeno che ha segnato profondamente la storia urbanistica dell’isola. Iacono richiama le condizioni economiche e sociali delle famiglie ischitane di alcuni decenni fa, quando buona parte della popolazione viveva di agricoltura e le disponibilità finanziarie erano spesso insufficienti per acquistare un’abitazione. Molti genitori, proprietari di piccoli appezzamenti di terreno, utilizzavano i risparmi accumulati nel corso degli anni per costruire una casa destinata ai figli. Una scelta che, nella ricostruzione della presidente, nasceva frequentemente dalla necessità di superare situazioni abitative particolarmente difficili. Famiglie numerose, composte anche da sei o sette persone, erano costrette a condividere ambienti ristretti, talvolta un’unica stanza, con servizi igienici collocati all’esterno e utilizzati da più nuclei familiari. È in questo contesto che Iacono colloca la realizzazione di numerosi immobili oggi interessati dai provvedimenti di abbattimento, costruiti venti, trenta o quarant’anni fa e successivamente diventati abitazioni stabili.
La presidente attribuisce parte delle responsabilità di quella situazione alle carenze della pianificazione urbanistica e delle politiche abitative. Nella nota richiama i ritardi dei Comuni nell’adozione degli strumenti urbanistici e l’insufficiente realizzazione di edilizia popolare, indicando nelle scelte compiute dalle amministrazioni pubbliche nel corso degli anni una delle cause dell’emergenza attuale. A suo giudizio, le conseguenze di quelle mancanze ricadono oggi soprattutto sulle famiglie economicamente più deboli. Il riferimento è anche alle demolizioni già eseguite in Campania, che Iacono quantifica in centinaia di abitazioni, soffermandosi sulle situazioni nelle quali gli immobili interessati ospitano anziani, persone con disabilità, malati oncologici e altri soggetti fragili. La presidente contesta gli effetti sociali dell’esecuzione degli ordini di abbattimento, pur riconducendo tali interventi all’applicazione della normativa vigente. Nel documento riaffiora anche un passaggio particolarmente significativo del precedente appello. Rosa Iacono, ormai prossima agli ottant’anni, conferma infatti la disponibilità a presentarsi personalmente sul luogo di una futura demolizione, come aveva già annunciato nella quattordicesima lettera. Una posizione che ribadisce con parole nette, dichiarandosi ancora intenzionata a difendere il diritto delle famiglie a conservare la propria abitazione, anche mettendo a rischio la propria vita. La nuova iniziativa non si limita tuttavia alla richiesta di sospendere gli interventi. La presidente sollecita anche soluzioni legislative e amministrative capaci di affrontare il problema delle costruzioni realizzate per necessità, facendo riferimento alla possibilità di nuove disposizioni normative, provvedimenti di condono e programmi di edilizia residenziale pubblica.
L’obiettivo indicato nella missiva è evitare che l’esecuzione delle demolizioni determini l’allontanamento dalle proprie case di nuclei familiari che vi abitano da decenni, senza disporre di sistemazioni alternative. Un problema che Iacono collega anche alle difficoltà incontrate dalle giovani coppie nel costruire un proprio futuro, sostenendo che la mancanza di un’abitazione rappresenti uno degli ostacoli alla formazione di nuove famiglie. L’appello si chiude con una sollecitazione rivolta direttamente ai presidenti Mattarella e Meloni affinché intervengano con urgenza. «Per prima cosa, fermare le ruspe», è la richiesta posta al centro del documento, accompagnata dall’invito a individuare strumenti che consentano di affrontare l’emergenza abitativa senza lasciare le famiglie prive di una casa. Rosa Iacono conclude la lettera rinnovando la fiducia nelle istituzioni e auspicando che questa quindicesima comunicazione possa finalmente ricevere un riscontro.






