Inchiesta | Dentro l’Ospedale – seconda parte – Rizzoli, tre arti amputati abbandonati da oltre un anno e il silenzio dei responsabili. Chi doveva intervenire?
Le fotografie che vi proponiamo mostrano tre contenitori ROT, due coperti e uno aperto. Nell’ospedale sarebbero custoditi da oltre un anno tre arti inferiori amputati. La Direzione Medica, guidata da Erminia Falconio, sarebbe stata informata della situazione. Ora l’ASL Napoli 2 Nord deve chiarire che cosa è accaduto e quali provvedimenti siano stati adottati

Al Rizzoli di Ischia la vicenda non riguarda soltanto le carenze organizzative, le criticità assistenziali e le soluzioni temporanee che si trascinano nel tempo. Questa volta la segnalazione investe un aspetto ancora più delicato, critico: la gestione dei residui anatomici e le condizioni nelle quali sarebbero custoditi all’interno del presidio ospedaliero. Abbiamo ricevuto diverse segnalazioni in merito allostato di conservazione di arti umani. Abbiamo fatto un sopralluogo e scattato foto. L’odore che esce da questi contenitori, che si chiamano ROT, è nauseante.
All’interno tre arti inferiori amputati conservati al Rizzoli da oltre un anno. Uno dei pazienti ai quali appartenevano sarebbe nel frattempo deceduto. Una circostanza che rende indispensabile ricostruire con precisione la provenienza dei residui, i tempi della loro permanenza nella struttura e le procedure attivate per la loro corretta gestione.Ma è soprattutto ciò che emerge dalle fotografie a rendere la segnalazione meritevole di un accertamento immediato.
Le immagini che pubblichiamo in anteprima mostrano tre contenitori ROT destinati alla raccolta di residui speciali. Due sono coperti. Il terzo, riconoscibile anche dall’assenza della striscia di copertura gialla presente sugli altri, è aperto.
Proprio da quel contenitore proviene un odore nauseante. Un elemento che, richiede di verificare con urgenza quali materiali siano presenti, in quali condizioni vengano custoditi anche perché non sono assolutamente state rispettate le procedure previste.
Una criticità igienico-sanitarie, all’interno di un ospedale pubblico che lasci molto perplessi di come viene diretta la gestione medica.
Non stiamo parlando di una questione burocratica da rinviare a un altro ufficio. Si parla della gestione di materiali provenienti da interventi chirurgici all’interno di una struttura sanitaria pubblica, dove procedure, responsabilità e controlli devono essere chiari.
C’è poi un altro elemento da chiarire: i tre ROT, che contengono questi arti sono situati nell’obitorio e in caso di emergenza sono occupati da oltre un anno da questi arti ormai putrefatti.Il punto centrale, tuttavia, è il tempo. Se i tre arti amputati si trovano nella struttura da oltre un anno, perché la situazione non è stata ancora risolta?È necessario ricostruire il tutto perché si sa che sono stati depositati da diverso tempo ma bisognerebbe capire quali comunicazioni siano state effettuate, quali procedure siano state avviate e se siano intervenuti ostacoli organizzativi o amministrativi. Perché una criticità può verificarsi. Quello che deve essere chiarito è come venga gestita, soprattutto quando riguarda materiali che richiedono modalità specifiche di conservazione e conferimento.
La vicenda chiama direttamente in causa la Direzione Medica del Rizzoli, guidata da Erminia Falconio. Secondo le informazioni da noi raccolte, la responsabile sarebbea conoscenza della situazione da diverso tempo.Se questa circostanza sarà confermata, sarà necessario chiarire perché non sono state prese iniziative, perché non sono state fatte verifiche e soluzioni risolutrici, a fronte di una situazione che si trascinerebbe da mesi.
Non spetta a un articolo di questo quotidiano sostituirsi agli accertamenti amministrativi e sanitari. Spetta però all’informazione chiedere conto di una segnalazione tanto delicata, soprattutto quando riguarda un presidio pubblico e l’organizzazione di servizi che devono garantire procedure corrette e condizioni adeguate. Noi ci siamo stati e vi assicuriamo che la situazione è allucinante, con una puzza nauseante e con una gravissima carenza igienico-sanitaria. L’ASL Napoli 2 Nord deve quindi verificare la permanenza dei residui anatomici, le condizioni dei contenitori ROT, la segnalazione relativa all’odore e l’eventuale esistenza di comunicazioni precedenti. Deve ricostruire la catena delle responsabilità e del perché non siano stati rispettati i protocolli applicabili.
Questa seconda parte dell’inchiesta riporta alla luce una domanda che attraversa le criticità del Rizzoli: quando emerge un problema, chi è chiamato a intervenire e in quanto tempo lo fa?La direttrice generale dell’ASL Napoli 2 Nord, Monica Vanni, è chiamata a fare chiarezza. Occorre una verifica concreta, non una risposta generica: bisogna accertare da quanto tempo duri la situazione, chi ne fosse informato, quali provvedimenti siano stati adottati e se siano necessarie ulteriori misure.
Le fotografie sono davanti agli occhi di tutti. Le segnalazioni sono state raccolte. Adesso tocca all’azienda sanitaria verificare i fatti e rendere conto degli esiti, nel rispetto della riservatezza dei pazienti e delle procedure previste.
Perché in un ospedale pubblico non basta che una criticità venga conosciuta: bisogna dimostrare che qualcuno se ne sia fatto carico. E se tre arti amputati sono rimasti davvero lì per oltre un anno, mentre un contenitore risulta aperto e viene segnalato un odore nauseabondo, e soprattutto la direzione medica guidata dalla Falconio era a conoscenza, la domanda non può più essere rinviata: chi doveva intervenire, perché non lo ha fatto e chi risponderà di ciò che gli accertamenti dovessero confermare?
Su questa vicenda non servono rassicurazioni di circostanza. Servono verifiche, atti e responsabilità chiare. Perché il Rizzoli è un ospedale, non un luogo in cui le criticità possono essere lasciate marcire nell’attesa che qualcuno decida di occuparsene.









CHE SCHIFO.