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Inchiesta | Dentro l’Ospedale Rizzoli, due anni e mezzo con la gestione Falconio: l’ospedale è ancora in affanno

Dal crollo del controsoffitto alle carenze di personale, dalle direzioni delle unità operative ancora da coprire alle difficoltà del Pronto Soccorso: gli atti dell’ASL Napoli 2 Nord raccontano un presidio che continua a fare i conti con emergenze, soluzioni provvisorie e problemi che si trascinano nel tempo. Al centro dell’inchiesta la gestione della Direzione Medica guidata da Erminia Falconio

Due anni e mezzo non sono pochi.Sono abbastanza per capire se un’emergenza è rimasta un’emergenza, se una soluzione provvisoria è diventata definitiva, se un reparto è stato rafforzato, se una direzione è stata finalmente assegnata, se un problema strutturale è stato risolto.Sono abbastanza, soprattutto, per smettere di guardare un ospedale attraverso le dichiarazioni e iniziare a guardarlo attraverso gli atti.Ed è proprio questo che abbiamo fatto.La domanda da cui parte questa prima parte dell’inchiesta è semplice: come sta il Rizzoli dopo due anni e mezzo di gestione della Direzione Medica guidata da Erminia Falconio?

Non è un processo alla persona. È una verifica sui risultati.Perché se, dopo due anni e mezzo, gli stessi problemi continuano a comparire negli atti, nelle procedure, nelle richieste di personale e nelle difficoltà quotidiane dell’ospedale, allora è legittimo chiedersi cosa sia cambiato davvero.

Il punto di partenza: febbraio 2024

Il 28 febbraio 2024, con la deliberazione n. 379, Erminia Falconio riceve l’incarico quinquennale di Direttore della UOC Direzione Medica di Presidio del presidio ospedaliero di Ischia. Da quel momento comincia il periodo che abbiamo deciso di capire cosa è migliorato. E purtroppo i risultati sono veramente scadenti. Ma perché la Direzione Medica ha il compito di governare, coordinare e segnalare le esigenze del presidio. E allora, dopo due anni e mezzo, bisogna verificare quali problemi siano stati affrontati, quali risolti e quali, invece, siano ancora lì.

Gli atti dell’ASL Napoli 2 Nord restituiscono una fotografia tutt’altro che rassicurante.

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Giugno 2024: il crollo

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Appena pochi mesi dopo l’inizio dell’incarico arriva uno degli episodi più delicati.

Il 17 giugno 2024 una parte del controsoffitto dell’ingresso del Rizzoli crolla. Il giorno successivo il Comune di Lacco Ameno emette un’ordinanza. Seguono interventi urgenti di manutenzione e messa in sicurezza.

La Falconio compare direttamente nella documentazione relativa alla gestione dell’emergenza e trasmette al Comune gli atti riguardanti gli interventi eseguiti, compreso il certificato di ultimazione e regolare esecuzione dei lavori.I lavori risultano ultimati il 23 giugno 2024.Sul piano amministrativo, dunque, l’emergenza viene superata. Provate ad entrarci e verificate con i vostri occhi se l’emergenza è superata! E allora è proprio qui che nasce una delle domande che questa inchiesta vuole porre: quanto del problema strutturale del Rizzoli è stato realmente risolto?

Perché la sicurezza di un ospedale non può essere misurata soltanto dalla revoca di un’ordinanza o dalla conclusione di un intervento.La sicurezza deve essere una condizione quotidiana.

E se ancora oggi chi entra nel Rizzoli si trova davanti criticità strutturali e organizzative, allora è necessario capire cosa sia stato fatto in questi due anni e mezzo e cosa, invece, sia rimasto irrisolto.

Il personale: la parola che ritorna negli atti

Dalla struttura passiamo alle persone.Perché anche il migliore ospedale, senza personale sufficiente, rischia di trasformarsi in una macchina costantemente in affanno.E qui il problema diventa ancora più complesso.Nel periodo preso in esame l’ASL interviene ripetutamente con procedure concorsuali, manifestazioni di interesse, incarichi provvisori e selezioni per diverse specialità:anestesia e rianimazione, medicina d’emergenza, medicina interna, ortopedia, pediatria, cardiologia-UTIC, ginecologia.Non significa che tutti questi reparti siano «senza medici», ma tutti non hanno il minimo dei medici per tenere il reparto aperto e quelli che ci sono si sfiancano. Significa, che la necessità di trovare personale, coprire funzioni e garantire la continuità assistenziale ritorna più volte negli atti dell’azienda sanitaria ed è indispensabile per continuare a tenere l’ospedale funzionante.

E allora la domanda diventa inevitabile: quanto personale serve realmente al Rizzoli e quanto personale ha oggi?Perché c’è una differenza sostanziale tra coprire, di volta in volta, una carenza e costruire un’organizzazione stabile.Ed è proprio questa differenza che questa inchiesta vuole mettere a fuoco. Perché in questi due anni e mezzo si continua ad avere solo ed esclusivamente un’ospedale dove i problemi vengono risolti giornaliermente e senza una programmazione.

Accettazione: privacy inesistente, pazienti tutti insieme e nuovo crollo

Poi c’è una questione che non richiede nemmeno di leggere un atto amministrativo.Basta entrare in ospedale.L’accettazione rappresenta il primo contatto tra il cittadino e il presidio. Eppure è proprio lì che il paziente rischia di trovarsi in una situazione che appare difficile da conciliare con le più elementari esigenze di privacy.I problemi di salute vengono esposti in presenza di altre persone. Le informazioni personali vengono ascoltate da chi si trova obbligatoriamente gomito a gomito con l’altro paziente. Insomma una piazza aperta a tutti. E, soprattutto, manca una vera sala d’attesa.

Il risultato è paradossale: un cittadino entra in ospedale per parlare dei propri problemi di salute e si ritrova a farlo praticamente davanti agli altri pazienti e parenti.Non è tollerabile!

E proprio per questo diventa ancora più difficile comprenderne la permanenza.Possibile che in due anni e mezzo non sia stato possibile trovare una soluzione organizzativa capace di garantire almeno una condizione minima di privacy?È una domanda che rivolgiamo alla Direzione Medica, perché se una criticità è conosciuta da anni e continua a essere presente, non basta prenderne atto, bisogna risolverla.

E allora viene quasi da chiedersi, provocatoriamente: serve davvero un’altra procedura, un’altra riunione, un altro atto, oppure servirebbe semplicemente un cambio di passo nella gestione quotidiana?

E pochi giorni fa, giovedì 8 ottobre, dopo l’acquazzone che si è abbattuto sull’isola nella zona dell’accettazione è crollato una parte del controsoffitto.

Pediatria: una procedura che attraversa oltre due anni e mezzo

Uno degli esempi più significativi arriva dalla Pediatria.Nel marzo 2024 l’ASL avvia la procedura per il conferimento dell’incarico di direttore della UOC Pediatria del Rizzoli.Il tempo passa, passa il 2024, passa il 2025 e arriva il 2026. Il 6 ottobre 2026 l’ASL pubblica ancora un atto relativo all’ammissione dei candidati alla procedura.Sono trascorsi più di due anni.Nel frattempo, nel Rizzoli, circola il nome del dottor Pietro Buono come possibile futuro responsabile in Pediatria e il concorso non è stato ancora fatto….Ma il punto dell’inchiesta non è il nome del prossimo direttore.Il punto è un altro: perché una procedura avviata nel 2024 arriva ancora nel 2026 alla fase dell’ammissione dei candidati?

In un ospedale insulare, dove ogni specialità rappresenta un pezzo essenziale della rete sanitaria, due anni e mezzo sono un tempo enorme.E quando una procedura per una posizione così importante si trascina così a lungo, la domanda sulla capacità organizzativa diventa inevitabile.

Cardiologia e UTIC: anche qui il direttore ancora non c’è

La storia si ripete, con tempi diversi, anche in Cardiologia-UTIC.Nel marzo 2026 viene avviata la procedura per il conferimento dell’incarico di direttore della UOC Cardiologia-UTIC del Rizzoli.A luglio vengono pubblicati gli atti relativi ai candidati.Il 5 ottobre 2026 l’ASL convoca i candidati al colloquio, fissato per il 29 ottobre.A ottobre 2026, quindi, la procedura non è ancora conclusa, anche qui non basta dire che «manca il direttore» perché nel frattempo il reparto deve continuare a funzionare.Il facente funzione è il dottor Paolo Parziale, medico presente con assiduità in ospedale e impegnato quotidianamente nella gestione dei pazienti.Ma una struttura complessa ha bisogno anche di una prospettiva organizzativa stabile.E allora lo chiediamo alla Direzione Medica e quindi alla dott.ssa Falconioe al presidente della Regione Fico che in campagna elettorale aveva detto che puntava molto sulla qualità della Sanità pubblica, perché un presidio ospedaliero insulare deve attendere così a lungo per completare alcune delle proprie strutture dirigenziali?Anche in questo caso, intanto, circola già nei corridoi il nome del dottor Alessandro Bellis come possibile futuro direttore.Ma il concorso non è ancora concluso. E questo è il punto.Perché un ospedale non può essere governato attraverso le voci di corridoio. Deve essere governato attraverso procedure certe, tempi certi e responsabilità certe e soprattutto da fattività, operatività, risultati tangibili.

E c’è un’altra questione che merita di essere raccontata: gli spazi della Cardiologia.Oggi ci sono meno stanze disponibili e capita che i pazienti vengano visitati in corridoio o in spazi difficilmente conciliabili con quello che dovrebbe essere un moderno ambiente ospedaliero. Non è possibile che un presidio come il Rizzoli continui a vivere in una condizione di emergenza permanente.

Ginecologia: una scelta che apre un’altra domanda

Anche la Ginecologia si prepara a vivere un passaggio importante.Tra pochi giorni andrà in pensione l’attuale primario e, secondo quanto si apprende, si starebbe valutando l’arrivo di un professionista dalla terraferma, con una presenza necessariamente legata agli spostamenti.Anche qui la domanda è legittima.Perché ricorrere a una soluzione che potrebbe comportare costi e difficoltà organizzative aggiuntive quando sull’isola esistono professionisti di comprovata capacità e conoscenza della realtà sanitaria locale?Non si tratta di sostenere che un medico debba essere scelto perché vive a Ischia ma di chiedere quali siano i criteri, le esigenze e le valutazioni che stanno alla base della scelta.Perché anche le nomine e l’organizzazione dei reparti devono rispondere a una logica chiara: quella di garantire il miglior servizio possibile ai cittadini.

Pronto Soccorso: quando la soluzione diventa provvisoria

Se c’è un luogo nel quale tutte queste criticità finiscono per incontrarsi, quello è il Pronto Soccorso.

È qui che arrivano le emergenze, è qui che il cittadino misura immediatamente l’efficienza di un ospedale ed è qui che le soluzioni provvisorie diventano particolarmente significative.

Nel 2025 l’ASL ricorre a una manifestazione di interesse per medici disponibili ad incarichi provvisori trimestrali destinati alla gestione dei codici di minore gravità presso il Rizzoli.Nel gennaio 2026 vengono inoltre riaperti i termini per il conferimento dell’incarico gestionale della struttura semplice Pronto Soccorso.Nel settembre dello stesso anno compare una procedura relativa alla sostituzione della Direzione della UOC Medicina del presidio.Singolarmente, ciascuna di queste procedure può essere spiegata.Ma quando vengono messe una accanto all’altra raccontano qualcosa di più: un’organizzazione che, in diversi momenti, ha dovuto ricorrere a soluzioni temporanee per garantire la continuità delle proprie funzioni. Ed è qui che non va bene perché un ospedale in questo stato e in questo modo non è stabile visto che alcune delle sue funzioni fondamentali vengono organizzate con soluzioni provvisorie.

Anestesia: personale, sale operatorie e attrezzature

Anche anestesia e rianimazione racconta una storia fatta di interventi successivi.Nel 2025 l’ASL pubblica una selezione interna per un incarico di alta specializzazione relativo al coordinamento delle sale operatorie.Nello stesso periodo viene avviata una procedura urgente per l’acquisto di un sistema destinato alla gestione delle vie aeree difficili.La spesa complessiva riportata negli atti supera i 41 mila euro.Sono investimenti necessari e nessuno sostiene il contrario.Ma anche qui il problema non è raccontare la spesa.Il problema è capire perché si sia arrivati a una procedura urgente e quali siano state, contemporaneamente, le iniziative adottate per affrontare le altre esigenze dell’area chirurgica e anestesiologica.Anche in questo caso, durante i due anni e mezzo, la Direzione Medica non è riuscita a superare la logica dell’emergenza, individuando soluzioni strutturali e durature.

È evidente che la Direzione abbia fatto richieste, incontri, riunioni, segnalazioni e interlocuzioni.Ma un ospedale non può essere giudicato soltanto dal numero di riunioni fatte o dalle richieste inviate.

Due anni e mezzo dopo, la domanda resta

Questa è la fotografia che abbiamo costruito, non una fotografia fatta di opinioni ma una fotografia costruita mettendo in fila gli atti dell’ASL, le procedure, le emergenze, le carenze e le situazioni che continuano a ripresentarsi.Un crollo del controsoffitto, problemi strutturali seri, mancanza di sala d’attesa, mancanza di privacy all’accettazione dove i pazienti possono trovarsi a esporre i propri problemi davanti agli altri, procedure concorsuali che si trascinano per anni, direzioni ancora da coprire, incarichi provvisori, carenze di personale, interventi urgenti, attrezzature da mancanti, vecchie e reperire un Pronto Soccorso sotto pressione, una Pediatria che attende ancora una definizione, una Cardiologia con problemi di spazio e organizzazione e, sullo sfondo, un ospedale che continua a rappresentare il principale presidio sanitario dell’isola.

E allora la domanda la lasciamo al lettore: dopo due anni e mezzo, il Rizzoli è un ospedale più forte, più organizzato e più sicuro di quello che Erminia Falconio ha trovato nel febbraio 2024?

E’ una realtà amara, una lenta agonia per tutti: medici e pazienti. Ed è proprio da quella realtà che continueremo questa inchiesta.

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