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Ambrogini d’oro, applausi per Di Martino

Milano si ferma per tributare il doveroso riconoscimento all’agente di polizia di origini ischitane accoltellato nel maggio 2024 alla stazione di Lambrate e oggi simbolo di coraggio e dedizione al dovere

DI GUIDO INVERNIZZI

Milano si è fermata in un lunghissimo applauso per Christian Di Martino, l’agente di origini ischitane accoltellato nel maggio 2024 alla stazione di Lambrate e oggi simbolo di coraggio e dedizione al dovere. Il poliziotto, sopravvissuto a gravissime lesioni e a un complesso intervento chirurgico, ha ricevuto l’Ambrogino d’Oro con una motivazione che ha emozionato l’intera sala del Dal Verme: «Sopravvissuto a gravissime lesioni, affronta con determinazione un lungo percorso di recupero che lo riporta in servizio nella nostra città». Per la nostra isola, che ha seguito con apprensione la sua storia sin dall’aggressione, il riconoscimento rappresenta un motivo di orgoglio: Di Martino incarna infatti l’immagine di un servitore dello Stato che, anche lontano dalla sua terra, ha saputo distinguersi per coraggio e spirito di sacrificio. Al termine della cerimonia, il vice ispettore ha confessato tutta la sua emozione: «Sono emozionatissimo, soprattutto perché il riconoscimento arriva dalla città in cui lavoro, dove ho dato il massimo per i cittadini. È stato meraviglioso». Quella consegnata a Di Martino è una delle 14 Medaglie d’Oro al valore civile assegnate quest’anno, insieme – tra gli altri – al maratoneta Iliass Aouani, ai giornalisti Enrico Mentana e Fabio Tamburini, a imprenditori, professionisti, medici e figure del mondo culturale e sociale.

La giornata degli Ambrogini non è stata però priva di tensioni. Mentre all’interno del teatro si celebravano le benemerenze, all’esterno l’artista Cristina Donati Meyer esponeva un manifesto dedicato a Ramy Elgaml, il giovane del Corvetto morto dopo un inseguimento con i carabinieri. Nell’immagine, Ramy fa il segno della vittoria e sorregge un cartello che recita: «Chiediamo pane e cultura e ci date polizia». «Un gesto necessario», ha spiegato l’artista, in aperta critica all’Ambrogino conferito al Nucleo Radiomobile dei Carabinieri di Milano, reparto di cui fanno parte i militari indagati per la morte del ragazzo. Un secondo manifesto è stato affisso nel quartiere Corvetto. Il sindaco Giuseppe Sala ha commentato così le polemiche: «La storia di Ramy merita giustizia e la sua famiglia è esemplare. Ma non facciamo classifiche tra buoni e cattivi. Si può sbagliare, ma non bisogna dimenticare il valore del corpo dei Carabinieri nella nostra comunità». Anche sul palco il tema è tornato alla ribalta: il capogruppo dei Verdi Tommaso Gorini, membro della commissione che assegna gli Ambrogini, ha indossato una maglietta con il volto di Ramy e la scritta “Ramy Vive”. Un gesto di testimonianza, ha spiegato, «non polemico», ma volto a portare la storia del ragazzo dentro la cerimonia. La cerimonia è proseguita con la consegna degli altri premiati dell’edizione: tra loro la cantante Jo Squillo, insignita per l’impegno a favore delle donne e contro la violenza, e il Fai – Fondo Ambiente Italiano, destinatario della Grande Medaglia d’Oro, la massima benemerenza. Applausi anche per le sei Medaglie d’Oro alla memoria, dedicate a personalità del mondo accademico, medico, giuridico e culturale, tra cui il professor Carlo Alfredo Clerici, il magistrato Annamaria Gatto e l’ex presidente di Anfass Milano Marco Pedrini.

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