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Bonus negati agli stagionali, l’isola che non si arrende

Ieri mattina è andata in scena la seconda manifestazione di protesta (e proposta, ma non è che se ne sia vista granché) da parte dei lavoratori ischitani esclusi dai sussidi stanziati per il Covid. Apprezzabile l’impegno degli organizzatori, ma tra tante luci non è mancata qualche ombra: la nostra analisi

Facciamo una premessa, in questo momento se c’è una categoria che ha tutto il diritto di urlare la propria rabbia e il proprio dissenso verso il governo e le istituzioni in genere, beh questa è proprio quella dei lavoratori stagionali. Sono stati dimenticati dal governo e vittima di un maledetto codice hanno dovuto rinunciare (si spera solo temporaneamente) ai 600 euro del bonus statale e a quattro mensilità di contributo regionale pari a 300 euro cadauna. Oro colato, parliamo di 1.800 euro che in un momento di crisi profonda in cui causa Covid-19 non si batte chiodo rappresenta una risorsa importantissima, addirittura vitale per mettere quantomeno il piatto a tavola in attesa di tempi migliori.

E allora figuratevi se non è giusto essere incazzati alla millesima potenza. Ma detto questo, vogliamo arrivare al nocciolo della questione e cioè alla manifestazione che si è svolta ieri mattina in Piazza Antica Reggia, protagonisti ancora una volta i lavoratori. Fatta di tante luci e di qualche ombra e il cronista creda sia doveroso – anche se questo magari può non farti attirare la simpatia della folla – sottolineare sia gli uni che gli altri aspetti. Il buono parte da chi ha preparato al meglio l’evento. Dietro la direttrice d’orchestra Marianna Sasso, che si è mossa dietro le quinte ma la cui “regia” anche ieri mattina è parsa a tutti evidente, ci sono loro, come sempre impagabili. Loro sono gli ultras dell’Ischia Isolaverde, quelli che già in passato hanno raccolto fondi per i bisognosi quando ve ne è stata la necessità, che hanno sostenuto mille e forse più battaglie civili, che non hanno mai fatto mancare il supporto pratico.

Gli altri perdoneranno il cronista, che ha riconosciuto – anche per pregressa conoscenza – Ciro Curci, Gaetano Esposito, Pierangelo Pesce che anche ieri mattina hanno fatto in modo che la folla potesse sentirsi protagonista e potesse urlare la necessità di veder rispettati i propri diritti. Hanno risposto presente alla chiamata alle armi anche le amministrazioni comunali: c’erano praticamente tutti ad eccezione di Lacco Ameno, che però attualmente è commissariata (proprio ieri si insediava la neo commissaria prefettizia Ida Carbone, leggete il resoconto in altra parte del giornale). Enzo Ferrandino (Ischia), Michele Regine (Forio), Nuccia Carotenuto (Casamicciola Terme), Daniele Trofa (Serrara Fontana), Daniela Di Costanzo. C’erano anche alcuni imprenditori del comparto turistico e tra le assenze eccellenti in modo hanno sottolineato quelle del senatore Domenico De Siano e dell’eurodeputato Giosi Ferrandino. Con l’aggravante, secondo i presenti, che entrambi provengono anche da altrettante famiglie di albergatori e dunque di operatori del settore turistico. Apprezzabile anche la presenza e la vicinanza della Chiesa, rappresentata dal vescovo d’Ischia mons. Pietro Lagnese, e delle associazioni di volontariato che tanto si adoperano per il prossimo ed in particolare per chi vive momenti di grossa difficoltà (e col passare del tempo anche sull’isola sono un numero sempre più considerevole).

Ma le note tutt’altro che liete, siamo sinceri, non sono state soltanto queste. Elencarle a nostro avviso può essere anche un sistema per provare a migliorare e migliorarsi e rendere queste sacrosante battaglie per il rispetto dei propri diritti più incisive ed efficaci. La prima riguarda il numero dei presenti. Al di là delle stime forse troppo generose fornite alla Questura di Napoli, in Piazza non sono mai state presenti più di trecento persone. E la delusione traspariva anche dagli organizzatori, non a caso Ciro Curci appena iniziata la manifestazione e imbracciato il microfono ha subito sottolineato questo aspetto: “Sarò sincero, mi aspettavo un’affluenza maggiore, ma non per questo siamo scoraggiati, tutt’altro”. E bene hanno fatto Ciro e gli organizzatori a mettere il dito nella piaga, perché se si considera che sull’isola gli stagionali sono almeno diecimila (per giunta stimati per difetto) è chiaro che era lecito attendersi una partecipazione decisamente più massiccia.

Non vogliamo entrare nel discorso di due manifestazioni più o meno analoghe – ma con radici diverse – partorite nel breve volgere di una settimana di distanza l’una dall’altra, perché lo abbiamo detto e dobbiamo rimanere coerenti: più si fa sentire la propria voce e meglio è. Ma forse, paradossalmente, il concetto è proprio questo. Dal punto di vista dell’impatto mediatico, tanto per dirne una, il “bis” sette giorni dopo e cinquecento metri più in là, non poteva sortire lo stesso effetto per il semplice fatto che non c’era stato uno step successivo, a parte quello legato alla partecipazione di alcuni soggetti estranei al mondo del lavoro (ed anche stavolta quello che si è lanciato nell’arena senza timore di essere infilzato dal toro è stato il sindaco d’Ischia Enzo Ferrandino). Insomma, al netto del cuore e degli sforzi profusi dagli organizzatori, l’impressione è che adesso bisogna fare un ulteriore salto di qualità. A questo punto, davvero si parta alla volta di Roma e quel paio di centinaio di irriducibili si piantino all’esterno dei palazzi della politica anche in sit in permanente, se occorre. Magari a qualche deputato o senatore di passaggio si può provare a spiegare l’immane cazzata che è stata commessa tenendo fuori gli stagionali dall’erogazione dei bonus ed avere pure qualche attenzione in più finendo magari sotto i riflettori di giornali e tv nazionali: sembrerà strano, ma purtroppo oggi la ruota gira pure (se non soprattutto così).

Ci sia consentito poi l’ultimo appunto, e questo credeteci lo facciamo soprattutto nel rispetto di Ciro, Pierangelo e tutti quelli che hanno gettato il cuore oltre l’ostacolo per far sentire forte in piazza la voce degli stagionali. Alcuni interventi, non ce ne voglia nessuno, hanno fatto sì che a un certo punto sembrava quasi che chiunque dovesse mettere la sua “tacca” o prendersi i centottanta secondi di gloria e di visibilità. Per il futuro, allora, proviamo a cambiare rotta e se proprio vogliamo fare un’ulteriore sforzo mettiamoci tutto in viaggio e andiamo a stanare il nemico a casa sua.

Foto Giovan Giuseppe Lubrano

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