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LE OPINIONI

«Caffè Scorretto» «Chi disprezza vuole vendere, se stesso» 

Peggio di un sindaco che non riesce a usare le occasioni –economiche, comprese idee e fondi a parte quelli ordinari per le aiuole – per il comune che amministra, c’è un sindaco che con tali condizioni di partenza tenta di aggiudicarsi un posto sul palcoscenico isolano. Ciò avviene o per la totale mancanza di visioni, perciò appellarsi a una specie di ristrettezza mentale, non è un peccato. O per la difficoltà di circondarsi di una squadra efficace tra professionisti e comunicatori in grado di suggerirgli altre strade, perché lui il tempo di occuparsi di tutto proprio non l’ha. Oppure perché è miope e non riesce a interpretare ciò che gli accade sotto gli occhi; o comunque perché troppo impegnato a evitare di perdere colpi sul terreno della visibilità e agli occhi dell’elettorato che l’ha votato.

Peggio di un sindaco che non riesce a usare le occasioni –economiche, comprese idee e fondi a parte quelli ordinari per le aiuole – per il comune che amministra, c’è un sindaco che con tali condizioni di partenza tenta di aggiudicarsi un posto sul palcoscenico isolano 

La scelta su chi circondarsi, se e quando avviene, di solito è parziale – tranne alcuni casi accertati – dettata più dal “calcolo” che dal riconoscimento della competenza dei collaboratori. La responsabilità insomma è sempre del capo, su di lui ricade una fetta importante e bisogna farsi furbi. Esserlo, però, non sempre è sinonimo d’intelligenza anche se una tale abilità psichica e mentale può rischiare di ampliarsi (ma di certo c’è bisogno di uno sforzo nell’ascolto e nel confronto e sicuramente servirebbe non poco tempo).

Se fossi sindaco e mi stessi preparando per l’esilio volontario nella dimensione dell’asettica matematica politica in vista di nuove elezioni, potrei non interessarmi di quel che lascio o che mi riserverà il futuro perché l’unica cosa che potrebbe catturare la mia attenzione è la posizione attuale che potrei comunque tutelare attraverso l’immobilismo. Se invece l’esilio, a tratti scomodo, fosse tra la continuità della razza amministrativa e la necessità di scolpirmi una statua in qualche piazza per imprimere il mio passaggio nella memoria collettiva, la cosa dovrebbe suggerirmi un ragionamento diverso. Poiché non ricopro il ruolo a volte ingrato di sindaco e nemmeno ci penso, il problema non si pone. Oltretutto la riflessione potrebbe apparire semplice e immediata non essendolo per nulla. Non si può dire, al contrario, che non esista un problema per i fantastici 6 delle amministrazioni. Come ha rilevato Franco Borgogna domenica scorsa, per l’isola, tranne i Comuni di Casamicciola e Lacco Ameno, posto che quelli presentati si possano definire “progetti per la ripartenza”, è mancata la presenza del territorio isolano.

La responsabilità insomma è sempre del capo, su di lui ricade una fetta importante e bisogna farsi furbi. Esserlo, però, non sempre è sinonimo d’intelligenza anche se una tale abilità psichica e mentale può rischiare di ampliarsi (ma di certo c’è bisogno di uno sforzo nell’ascolto e nel confronto e sicuramente servirebbe non poco tempo). Se fossi sindaco e mi stessi preparando per l’esilio volontario nella dimensione dell’asettica matematica politica in vista di nuove elezioni, potrei non interessarmi di quel che lascio o che mi riserverà il futuro perché l’unica cosa che potrebbe catturare la mia attenzione è la posizione attuale che potrei comunque tutelare attraverso l’immobilismo. Se invece l’esilio, a tratti scomodo, fosse tra la continuità della razza amministrativa e la necessità di scolpirmi una statua in qualche piazza per imprimere il mio passaggio nella memoria collettiva, la cosa dovrebbe suggerirmi un ragionamento diverso 

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Nella lista dei 91 comuni per partecipare con la Città Metropolitana di Napoli al filone dei fondi europei del Recovery Plan che stabilisce almeno sei voci cui dedica una particolare attenzione economica, è mancata la partecipazione di “Ischia”. Al solito abbiamo perso un’occasione, forse sei. Transizione ecologica (68,6 miliardi), infrastrutture (31,4 miliardi), digitalizzazione (49,2 miliardi), istruzione e ricerca (31,9 miliardi), inclusione e coesione (22,4 miliardi), sanità (18,5 miliardi), saranno i settori da tenere sotto osservazione in futuro. E a questo punto lo faremo da lontano, guardando l’espansione dei profitti con ricaduta su quei territori che faranno uso dei fondi e creazione di posti di lavoro.

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Poiché si parla più comunemente di intercettare occasioni per lo sviluppo, e ancor più normalmente di soldi, al netto di azioni clamorose, qui si direbbe che a giocare un ruolo tattico per la maggior parte dei sindaci sia il “disprezzo” per Ischia e delle proposte che, da mesi, da più parti, sono state avanzate da vari commentatori della stampa locale. Lo stesso ruolo tattico di quelle offerte low cost che “disprezzano” il patrimonio e hanno il sol fine di invogliare la massa dei turisti a occupare camere per profitto personale. In quelle proposte, rigettate o mai prese in considerazione, non si è trattato solo di augurarsi una serie di magnifiche sorti progressive dell’umanità locale, ingestibili se fossero arrivate insieme. Si è palesato invece l’appello a un confronto permanente tra la politica e le parti sociali, le associazioni, non escludendo il resto del tessuto economico dell’isola d’Ischia, nel tentativo di stimolare – nei sindaci – una “sensibilità politica” capace di trasformare gli effetti dell’azione sterile perseguita finora in nuove cause di crescita.

Intanto il Patto Economico per lo Sviluppo Socio Economico, elaborato da Mimmo Barra, che potrebbe garantirci un approvvigionamento di fondi sostanzioso almeno fino al 2027, avrebbe modo di non farci più passare come passeggiatori che vagano senza mete e scopi. “Che qualcuno si dia una mossa nel riprendere il Patto Strategico”, dovrebbe diventare un mantra 

Perché, a giudicare da come si son messe le cose, tra le certezze ormai inviolabili sembra che proprio i primi cittadini siano i condottieri impavidi in fuga da ogni possibilità di sviluppo (collettivo), in grado di resistere riluttanti al fascino della pietra filosofale del miglioramento e di difendere a costo della vita (politica) l’impianto medievale dell’isola. È in questo gioco al massacro, perché seppur tragico dobbiamo chiamarlo col suo vero nome, che Ischia resta bloccata. E con essa qualunque ipotesi in grado di rimodellarla e adattarla alle esigenze di questi tempi burrascosi che ci accompagneranno ancora per un altro anno. Intanto il Patto Economico per lo Sviluppo Socio Economico, elaborato da Mimmo Barra, che potrebbe garantirci un approvvigionamento di fondi sostanzioso almeno fino al 2027, avrebbe modo di non farci più passare come passeggiatori che vagano senza mete e scopi. “Che qualcuno si dia una mossa nel riprendere il Patto Strategico”, dovrebbe diventare un mantra. Pure dell’opinione pubblica, chiaramente dopo aver abbandonato il vecchio copione che nomina i sindaci attori pluridecorati del mimetismo in questa fiction del niente.  

Pagina Fb Caffè Scorretto di Graziano Petrucci 

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