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LE OPINIONI

«Caffè Scorretto» «Il desiderio di costruire una visione, quello di programmare e il non saperlo fare»

Se ne parla tantissimo, sull’isola, sui giornali, nelle interviste fino a imbattersi in chi usa gli incontri pubblici per metterlo in evidenza. Se ne parla, eccome, ma non si discute, non ci si confronta, men che meno si assiste a qualcosa in grado di passare il limite per unire le amministrazioni specie adesso – come ha rilevato Mimmo Barra in un recente editoriale – che è l’unico modo per accedere ai fondi del PNRR. Da soli, insomma, non si va da nessuna parte. Ciò dovrebbe bastare per fugare qualunque tendenza solista del comune di Barano o di Ischia, tanto per citarne alcuni, di avanzare come se gli altri non esistessero. Avrebbero però dovuto leggere il contributo del componente dell’Agenzia Regionale del Turismo.

Se ne parla, eccome, ma non si discute, non ci si confronta, men che meno si assiste a qualcosa in grado di passare il limite per unire le amministrazioni specie adesso – come ha rilevato Mimmo Barra in un recente editoriale – che è l’unico modo per accedere ai fondi del PNRR. Da soli, insomma, non si va da nessuna parte. Ciò dovrebbe bastare per fugare qualunque tendenza solista del comune di Barano o di Ischia, tanto per citarne alcuni, di avanzare come se gli altri non esistessero. Avrebbero però dovuto leggere il contributo del componente dell’Agenzia Regionale del Turismo

Se ne parla insomma di visione, di programmazione e sembra non esista altro carburante per smuovere una coscienza collettiva che sull’isola appare sopita, sonnambula, abituata a rosolarsi nell’illusione che il suo motore vintage a sei velocità e direzioni diverse, con i suoi vecchi ingranaggi, sia comunque capace di mettersi in moto e solo per questo adatto per risolvere criticità fondamentali alcune ataviche e già incancrenite. Ne hanno parlato, non solo in funzione pedagogica ma il più delle volte per ricevere risposte mai arrivate o per dare “schiaffi” col fine di svegliare chi governa i comuni, Franco Borgogna e il compianto Mizar. Quest’ultimo ha tentato per anni di stimolare un dibattito pubblico, serio, con i suoi interventi aperti alle opportunità invitando i sindaci, tutti, a prendere coscienza di ciò che poteva essere corretto (oltre la statura politica di ognuno).

Lui in particolare ci è riuscito pochissime volte. Non per incapacità ma più per la passività e l’assenza di reazione sia da parte degli amministratori sia della gente e non è da escludere sia questo uno dei motivi che non consente alla società isolana di crescere restando per converso immatura e incapace di assumersi responsabilità, tanto collettive quanto individuali. È giusto parlarne, ma con due obiezioni. La prima è che se si da semplice sfogo alle parole spalmate nelle interviste da vari personaggi pubblici e ai colloqui – peraltro presentano quasi tutte le medesime domande senza che se ne incontri qualcuna per incoraggiare risposte sensate – o ai soliloqui sui social (qualche sindaco ne è diventato dipendente oltre misura), restano chiacchiere da bar dello sport, con la capacità di accentuare il calderone ribollente dell’inettitudine che contribuisce a fabbricare una dimensione virtuale che non corrisponde alla realtà. La seconda, bisogna ricordare che l’isola ha una sottomissione nei confronti di sé stessa. Ne gode, proiettandone il piacere in un egocentrismo esasperato, e insieme alla sua opinione pubblica – se ne esiste una e probabilmente non esiste, come non esiste chi è disponibile a seguire o leggere certi ragionamenti con la dovuta attenzione – non smetterà di cannibalizzare contributi, proposte, idee e opportunità. Non perché qualcuno si è accorto veramente che forse è il caso di modificare direzione ma solo al fine di vivere nell’illusione che qualcosa questo motore bicilindrico a sei tempi, prigioniero di altrettanti podestà amministrative e piccoli interessi, la sta facendo. In una recente intervista il sindaco di Lacco Ameno Giacomo Pascale ammette ciò che molti hanno capito da un pezzo. Per la verità lo aveva già riconosciuto in un suo intervento sul Castello Aragonese in occasione dell’incontro organizzato dall’associazione “Ischia is more”, lo scorso settembre.

A queste dichiarazioni si potrebbe replicare che nelle amministrazioni, adesso, non esiste una classe dirigente nel senso vero della parola ma soltanto la certezza che qualcuno, eletto, “suona” gli strumenti nella presunzione di governare il “complesso musicale” delle attività strimpellando motivetti entro i propri confini. Al posto della classe dirigente, c’è l’ordinario ma non c’è lo straordinario, non c’è pathos, non c’è passione, non c’è coinvolgimento se non il vuoto finalizzato alla rielezione dopo cinque anni. Val la pena rilevare, però, che la pubblica ammenda c’è stata e va accolta. Ci si aspetterebbe affermazioni simili da parte dei suoi colleghi o, nel caso in cui nessun altro avesse il coraggio di scalfire il proprio ego amministrativo, comportamenti per confermare che tutto sommato c’è chi ha preso coscienza dei propri limiti e ha voglia di superarli

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«Il traffico veicolare – ha detto Pascale – rappresenta il primo, grande, grosso, esclusivo e unico problema dell’isola d’Ischia. Ed è un guaio perché in un’isola che vive di turismo, non siamo capaci di ascoltare le esigenze dei turisti che vorrebbero la nostra isola più vivibile. Il caos è palese. Basta girare l’isola per capire che ormai questo fenomeno è scoppiato. Ztl e parcheggi sono palliativi che servono a ben poco. Serve partire da una mobilità sostenibile che coinvolga i sei comuni dell’isola con l’utilizzo di auto elettriche sul modello del car sharing. Perché bisogna pensare alla riduzione delle auto e non solo al minore uso delle stesse. Purtroppo siamo incapaci. È necessaria un’inversione culturale. I dati dimostrano che la nostra isola scoppia di traffico ma anche che siamo una classe dirigente miope o quantomeno la più scadente degli ultimi cinquant’anni». A queste dichiarazioni si potrebbe replicare che nelle amministrazioni, adesso, non esiste una classe dirigente nel senso vero della parola ma soltanto la certezza che qualcuno, eletto, “suona” gli strumenti nella presunzione di governare il “complesso musicale” delle attività strimpellando motivetti entro i propri confini. Al posto della classe dirigente, c’è l’ordinario ma non c’è lo straordinario, non c’è pathos, non c’è passione, non c’è coinvolgimento se non il vuoto finalizzato alla rielezione dopo cinque anni. Val la pena rilevare, però, che la pubblica ammenda c’è stata e va accolta. Ci si aspetterebbe affermazioni simili da parte dei suoi colleghi o, nel caso in cui nessun altro avesse il coraggio di scalfire il proprio ego amministrativo, comportamenti per confermare che tutto sommato c’è chi ha preso coscienza dei propri limiti e ha voglia di superarli. Ciò nonostante il punto non è neppure questo. Sono almeno due i noccioli della questione.

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C’è bisogno di un’inversione culturale. Non per risolvere soltanto il problema dell’esorbitante numero di veicoli ma in tutti gli aspetti sociali e amministrativi dell’isola. La seconda faccenda attiene alla (in)capacità di ascolto [dei sindaci]. Non per soddisfare le esigenze dei turisti ma di quelle che giungono da più parti proprio ai sindaci e chiedono a chi amministra di rivedere l’intreccio indissolubile tra servizi, la loro qualità e il territorio e di affrontare la prova per la costruzione di un’identità collettiva e una comunità che, oggi, è separata

Come ha evidenziato lo stesso sindaco di Lacco Ameno il quale dimostra, però, di non aver letto l’ultimo editoriale di Mimmo Barra circa la capacità di accesso ai fondi del PNRR che per la mobilità, in particolare per risolvere la questione traffico, fa cenno al superamento del concetto di “auto privata”, c’è bisogno di un’inversione culturale. Non per risolvere soltanto il problema dell’esorbitante numero di veicoli ma in tutti gli aspetti sociali e amministrativi dell’isola. La seconda faccenda attiene alla (in)capacità di ascolto [dei sindaci]. Non per soddisfare le esigenze dei turisti ma di quelle che giungono da più parti proprio ai sindaci e chiedono a chi amministra di rivedere l’intreccio indissolubile tra servizi, la loro qualità e il territorio e di affrontare la prova per la costruzione di un’identità collettiva e una comunità che, oggi, è separata. E qui per non sentire il peso dell’incapacità ad ascoltare o per non rendersene conto del tutto, Pascale trasferisce “ai turisti” – entità fumosa e temporanea- l’onere di diventare termine della questione quando al contrario sono i cittadini – “locali”, che vivono l’isola – a esserlo. Argomento non di poco conto, specie rispetto alla certezza che se miglioreranno le condizioni di vita degli isolani, lo saranno anche quelle per i turisti. Su questo punto ci sarebbe da discutere non poco, poiché c’è da ricostruire il rapporto tra chi amministra e i cittadini, tra le sei amministrazioni e la gente. Infine, un’ultima considerazione. In questi giorni si sta parlando dell’assunzione nella pianta organica del comune di Ischia di due risorse attinte da una graduatoria del comune di Forio, per l’esattezza si tratta della moglie del sindaco di Barano Gaudioso e del vice sindaco di Serrara Fontana Caruso. Non entro nel merito, pure per la considerazione che tutti hanno diritto di partecipare a un concorso “pubblico”. Tuttavia bisogna rilevare che quando c’è da soddisfare esigenze [di mobilità] reciproche tra comuni, proprio perché la legge “lo consente”, l’unione tra amministrazioni non ha ostacoli. Ecco, basterebbe partire dalla consapevolezza che, di fatto, un’unione dei servizi già esiste e dalla necessità che la gente dell’isola ha anche altri bisogni e perciò le amministrazioni, per soddisfarle, possono mettersi insieme non soltanto per esaudire le mancanze di una pianta amministrativa composta di vasi comunicanti e scambi. Di personale, è ovvio.
Pagina Fb Caffè Scorretto di Graziano Petrucci

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