LE OPINIONI

«Caffè Scorretto» «Il tappeto degli imprenditori»

Avremmo potuto farlo ma non lo abbiamo voluto. Nel periodo precedente a questa pandemia e al suo conseguenziale isolamento forzato, Ischia ha avuto molte occasioni di venir fuori dalla sua inazione e ormai cristallizzata divisione. Scegliendo la via della trasformazione radicale avrebbe avuto la possibilità di essere sempre più Centro ricco invece che stagionarsi come grande periferia prigioniera del suo stesso disordine e del Medio evo in cui prevale l’individualismo.

In questo clima prossimo all’estate, separato per orticelli e che neppure in questo periodo anela al proprio cambiamento applicando pure minime ipotesi di ripresa, la cui responsabilità per quota parte va attribuita a chi gestisce le amministrazioni locali che, come ha fatto Capri, avrebbero potuto sostenere le attività e l’economia, l’altra parte di critica va addossata al tessuto imprenditoriale. Se gli aiuti dallo Stato tardano ad arrivare, se i comuni segnano il passo, cosa di cui deve prendersi atto ora per il futuro mentre altre isole limitrofe procedono con atti a sostegno delle imprese locali, ciò che si rivela in tutta la sua brillante assenza è che da parte da parte degli imprenditori non c’è un moto, uno stimolo in grado di traghettarli in un modo nuovo di lavorare e progettare il futuro.

È chiaro che il ragionamento deve fondarsi sempre sulla riflessione economica costi/benefici, insomma non può prescindere dal considerare se convenga aprire soggetti alle nuove direttive del Governo sul distanziamento oppure è più appropriato restare chiusi, ci mancherebbe. Tuttavia quello che è evidente è l’assenza di una nuova architettura da cui cominciare a riprogrammare il lavoro per contrastare l’inevitabile calo del fatturato per ristoranti, bar e alberghi. Per questi ultimi la situazione è legata al turismo e alla parziale, ci si augura, deflagrazione della stagione attuale, ragione per la quale il discorso merita attenzione a parte. Per bar e ristoranti invece il momento appare un poco diverso. Tutti però devono cominciare a ragionare non più in termini di massa ma di qualità. Manca, insomma, negli imprenditori, fatta eccezione per qualcuno, quello spirito di adattamento per mutare l’attuale situazione di stallo in qualcosa di proficuo, mentre al suo posto assumono un ruolo totalizzante la sfiducia e la confusione.

Anche questa è la causa delle doppie manifestazioni di protesta, legittime, una a Ischia e l’altra a Forio, nei giorni scorsi, da parte di imprenditori, che possono considerarsi una leva, un impulso per le amministrazioni ancora immobili, pachidermiche o talvolta incapaci di prendere il toro per le corna. Questa ripresa dal lockdown evidenzia però ciò che esisteva già prima dei mancati aiuti e del virus e che, di fatto, ha governato le riflessioni sul lavoro, sull’economia e sull’impresa isolana. L’art. 3 della Costituzione, al comma 2 cita “è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando, di fatto, la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. Se perciò è compito dello Stato rimuovere gli ostacoli economici – e in questo periodo ce ne sono molti come tante sono state le occasioni in cui gli interventi per incidere positivamente sono rimasti inapplicati, a cominciare dalla Costituzione – per non ostacolare lo sviluppo della persona umana, d’altro canto, richiamando l’articolo 41 si fa riferimento all’utilità sociale dell’impresa. Non vi è solo l’esclusivo interesse dell’imprenditore ma bisogna realizzare, seppur indirettamente, gli interessi della società nel suo complesso.

E quale può essere il maggiore interesse della società isolana? Muoversi, non rimanere ferma, di progredire e non stagnare in una palude che oggi, più di ieri, è evidente ma che ha radici profonde nel modo di intendere il turismo, e in senso più ampio l’economia. Ecco, una grande responsabilità sociale per gli imprenditori. E ciò, nella loro iniziativa, prende le sembianze di caratteristica fondamentale, dal punto di vista dei comportamenti costruttivi che derivano dal desiderio di realizzare uno sforzo per una “iniziativa” proficua, pure economicamente, e adattarsi al periodo di restrizioni. Non in modo anti economico per sé stessi o per la società ma in senso evolutivo. Se non sarà possibile nascondere l’esplosione causata dal Coronavirus che travolgerà l’economia isolana, e neppure sarà possibile bollare tutto come mancato impegno degli imprenditori, non sarà neanche possibile giustificare la voglia di tornare a quel flusso turistico di massa, a oggi inesistente, quale causa – giustificativa – per abbassare le serrande e lasciare che il mercato faccia le sue ”morti”, pur attribuendo grandi responsabilità alla classe politica attuale. Che pure esistono, e si palesano in gravi inadempienze – per esempio l’assenza di una sola cabina di regia per i sei comuni -, ma che non possono essere usate come tappeto sotto di cui nascondere la polvere dei ritardi di una classe imprenditoriale legata a modelli la cui obsolescenza, se non l’avessimo capito, è fuori discussione.

Pagina Fb Caffè Scorretto di Graziano Petrucci

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