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LE OPINIONI

«Caffè Scorretto» «La controstoria di Ischia che –quasi – nessuno dice»

Premessa 1. Se gran parte dei cittadini dell’isola corre dietro a battaglie inutili, per esempio su chi ha inventato per primo tra Ischia e Procida il panino zingara o alla disputa sulla pizza di Briatore, il punto è che mai come adesso abbiamo bisogno di riprogrammare le priorità e unione. Di quella semplice quasi innaturale e “aliena” collaborazione tra Amministrazioni cui i nostri sindaci prestano scarso impegno e che in troppi momenti fanno finta di considerare negli annunci che scorrono come lo spumante in offerta.

Il punto è che la nostra “classe dirigente” non è arrivata a quella maturità e consapevolezza che è necessario creare una piattaforma “comune” per risolvere le emergenze e opporsi all’ondata di razionamenti di acqua e gas, prezzi alle stelle e inflazione che travolge l’Italia e, in parte, hanno già investito l’isola. Il punto è che a questa classe manca il radar, quell’attitudine a drizzare le antenne per capire quali sono i bisogni delle persone e del territorio, cucirli insieme e condurci fuori dalle secche. Il punto è l’indifferenza delle Amministrazioni di fronte al “Patto per lo Sviluppo dell’isola d’Ischia”. Strumento promosso da Mimmo Barra per fondere le sei Amministrazioni o loro delegati attraverso un tavolo intercomunale deputato alla progettazione per “zona omogenea”, cioè l’isola intera non solo una sua parte, e garantire l’accesso delle municipalità al fondo regionale POR nel ciclo 2021 al 2027 pari a circa 6 miliardi di euro, cui vanno sommati quelli del PNRR e gli importi erogati dai Ministeri. Per fare un esempio, nel ciclo di finanziamenti 2014/2020, l’unione di 8 Comuni dell’alta Irpinia ha usufruito di 25 milioni di euro per un progetto per il “recupero dei borghi storici”. La scorsa settimana il dr Michele Sambaldi, Managing Director del Pellicano Hotels che comprende l’albergo Mezzatorre, nel commento dal titolo “Ischia, ecco perché non c’è più tempo”, ha lanciato l’allarme – lo stesso ripreso da altri – avvertendo che il periodo per le buone scelte si sta riducendo. Si può aderire alle sue preoccupazioni e alla denuncia riguardo alla totale assenza di pianificazione turistica. Quando dice che “dobbiamo smetterla di non imparare dagli errori commessi” ha ragione. Torna alla mente, però, quel “perseverare [nell’errore] è diabolico” che è il motore di quest’isola, la cui dinamica si riproduce nella condotta narcisa di chi ha la responsabilità di amministrare e nel frattempo non ha sviluppato una visione di lungo raggio. Tranne rare eccezioni, come il consigliere di Lacco Ameno Pietro Monti che ha bacchettato l’amministrazione sull’inadempienza verso il Patto Strategico idem ha fatto la minoranza di Forio con l’avvocato Enzo Di Maio e Stani Verde, spesso ci troviamo davanti chi non è in grado di comprendere la portata enorme dell’unione e alla sua presunzione, dopo aver chiuso ogni canale di ascolto. Con un passaggio dell’articolo del dr. Sambaldi, si può essere però in totale disaccordo. Quando cioè afferma “dobbiamo imparare a non parlare più delle istituzioni locali come le sole responsabili di questo stagnante immobilismo”. Al contrario, è il comportamento delle Amministrazioni che va messo sul banco degli imputati per [non] aver commesso il fatto e di fronte al rischio di perdere numerose chance per il rilancio economico e turistico dell’isola insieme alle soluzioni ai problemi che intrappolano i Comuni.

Se gran parte dei cittadini dell’isola corre dietro a battaglie inutili, per esempio su chi ha inventato per primo tra Ischia e Procida il panino zingara o alla disputa sulla pizza di Briatore, il punto è che mai come adesso abbiamo bisogno di riprogrammare le priorità e unione. Di quella semplice quasi innaturale e “aliena” collaborazione tra Amministrazioni cui i nostri sindaci prestano scarso impegno e che in troppi momenti fanno finta di considerare negli annunci che scorrono come lo spumante in offerta. Il punto è che la nostra “classe dirigente” non è arrivata a quella maturità e consapevolezza che è necessario creare una piattaforma “comune” per risolvere le emergenze e opporsi all’ondata di razionamenti di acqua e gas, prezzi alle stelle e inflazione che travolge l’Italia e, in parte, hanno già investito l’isola. Il punto è che a questa classe manca il radar, quell’attitudine a drizzare le antenne per capire quali sono i bisogni delle persone e del territorio, cucirli insieme e condurci fuori dalle secche

Traffico, sanità, sostegno alle imprese e ai lavoratori, eco sostenibilità, recupero del territorio e ripascimento delle coste, sono solo una parte delle azioni che rientrano tra gli 11 assi previsti dal fondo POR e ricadono, per effetti e conseguenze, all’interno del turismo. Se nelle municipalità faticano a eccellere gli assessori al turismo, l’ideale sarebbe averne uno soltanto per l’isola, bisogna fare i conti con una politica amministrativa distratta. Invece di dare attenzione alla sua linea strategica principale occorre rilevare l’incapacità nel pianificare, della quale suggerisce Sambaldi. Per il compito affidato a chi deve guidare i Comuni non bisogna forse attribuirgli una maggiore responsabilità? Come la chiamereste se non “irresponsabile immaturità” che esplode di fronte all’assenza di qualunque strategia, funzionale e condivisa? Il punto è che siamo in un clima generato dall’immobilismo proprio per la mancanza di nuovi orizzonti da parte di chi ha il compito di gestire, Comuni e fenomeni. È possibile promuovere un’isola [turistica], a parte le fiere, con servizi scarsi perché la politica manca del potere di agire? Pur attribuendo agli imprenditori una buona parte di colpa, salvando chi fa il proprio lavoro, c’entrano poco. A chi se non alle Amministrazioni va addossato l’onere di organizzare tavoli con le imprese – come ha detto il sindaco di Lacco Ameno ma il “chi deve farlo [se non le Amministrazioni] e quando” non è dato sapere – per capire quali sono le criticità e trovare controproposte? La scorsa settimana ho detto che bisogna riformare il modello economico e turistico isolano.

Magari attraverso la previsione di un vantaggio fiscale, sulle tasse comunali, per le aziende in grado di dimostrare all’Ente l’assunzione di personale per un periodo maggiore ai sei mesi e in modo continuato. Rilevai, qualche anno fa, che lo schema di lavoro – sei mesi di attività e altrettanti di letargo – sarebbe imploso. La Naspi non avrebbe potuto garantire il sostegno durante l’inverno e gli impiegati nel turismo si sarebbero trovati tra la scelta di restare o andarsene. La difficoltà a trovare personale deriva anche da ciò, insieme all’uso smodato di contratti ai margini della legalità e gli straordinari non pagati. Già allora dissi che sarebbe stato necessario sostituire lo schema realizzando il concetto di “impresa sociale”, che funziona molto bene in paesi come la Spagna, concedendo una partecipazione alle quote aziendali e agli utili a chi contribuisse alla sua crescita e favorire, così, una maggiore partecipazione “fidelizzandone” il lavoro. Un Progetto di Legge, depositato alla Camera nel novembre 2021, va in questa direzione. Nell’attuazione dell’art. 46 della Costituzione presume per chi svolge un ruolo nell’azienda, dunque attraverso il lavoro, la trasformazione da “dipendente” a pilastro della struttura tramite la condivisione degli utili cui lui stesso avrà cooperato. Se la busta paga aumentasse rispetto a quel che [non] percepisce oggi, lasciare la “sua” azienda diventerebbe una possibilità molto remota. Premessa 2. Nessun rappresentante delle Istituzioni con un po’ di autorevolezza – lo so, trovarlo è difficile – è capace di contrastare lo sfruttamento dei lavoratori e le clientele. Negli alberghi come in bar e ristoranti sappiamo che lo straordinario spesso non viene riconosciuto. Per opporsi a ciò Federalberghi insieme ad altre associazioni e sindacati potrebbero percorrere una proposta che ripeto. Nell’essere pioneristici anticipando il contenuto del Progetto di Legge in attesa alla Camera, è funzionale la creazione di una policy, cioè un regolamento ispiratore di comportamenti e rispetto tra imprenditori e dipendenti (ferma restando la loro “partecipazione” agli utili). Attraverso tale disposizione, fissare anche la forbice di prezzo sotto la quale non è possibile scendere e bloccare la svendita delle camere, per tutelare le imprese e i dipendenti prevedendo per questi l’assunzione con contratti regolari e senza i trucchi usati dalle “agenzie che somministrano il lavoro”. Un regolamento fondato tra gli altri sulla formazione continua con lo scopo di aumentare la qualità dei servizi nelle imprese che operano nel turismo potrebbe essere inserito e compiuto con i soldi del Patto per lo Sviluppo. Premessa 3. «La visione senza l’azione è un sogno. L’azione senza la visione è un incubo». È un proverbio giapponese che andrebbe adottato come nuovo mantra su cui riorganizzare la pianificazione turistica e la gestione dei Comuni. Per eliminare i predicatori demagogici, diminuire la spettacolarizzazione della vita pubblica e quello dei cortigiani del personalismo, ridare alla politica il suo ruolo facendole smettere quello di “apparato di sistema” e interrompere il collasso dell’industria isolana che rischia di trasformarsi in un grande magazzino di piccoli affari e interessi personali.
Pagina Fb Caffè Scorretto di Graziano Petrucci

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