LE OPINIONI

«Caffè Scorretto» «Leopardi e una polaroid dell’isola» 

Chi non ha sentito parlare di Giacomo Leopardi e della sua poesia, forse tra le più conosciute, «L’Infinito»? Lo spazio e il tempo rappresentati in quest’opera sono due entità percepite come infinite dall’uomo. Infinito, per farla breve, può essere lo “spazio” ma allo stesso modo lo è il “tempo” che assume rilievo per il suo scorrere o per l’avvicendarsi delle stagioni o dei giorni a volte simili tra loro. Si può dire, guardando la questione da una visione differente, che nello spazio e nel tempo s’inseriscono le azioni del genere umano il quale, di fatto, proprio attraverso gli uomini si è sempre interrogato sui misteri del mondo.

Chi non ha sentito parlare di Giacomo Leopardi e della sua poesia, forse tra le più conosciute, «L’Infinito»? Lo spazio e il tempo rappresentati in quest’opera sono due entità percepite come infinite dall’uomo. Infinito, per farla breve, può essere lo “spazio” ma allo stesso modo lo è il “tempo” che assume rilievo per il suo scorrere o per l’avvicendarsi delle stagioni o dei giorni a volte simili tra loro. Si può dire, guardando la questione da una visione differente, che nello spazio e nel tempo s’inseriscono le azioni del genere umano il quale, di fatto, proprio attraverso gli uomini si è sempre interrogato sui misteri del mondo. Misteri che nella poesia leopardiana possono riguardare tanto la natura – si parla di “Ermo colle”: lo spazio, appunto – tra gli altri, del colle che non può essere raggiunto a causa di ostacoli come la siepe – e di tempo con il “Sempre caro mi fu…” 

Misteri che nella poesia leopardiana possono riguardare tanto la natura – si parla di “Ermo colle”: lo spazio, appunto – tra gli altri, del colle che non può essere raggiunto a causa di ostacoli come la siepe – e di tempo con il “Sempre caro mi fu…”. Segreti, in definitiva insondabili con la sola ragione il che presupporrebbe l’esistenza di una causa altra che imporrebbe l’esigenza di andare oltre, di indagare ciò che non è chiaro agli occhi degli uomini, soggiogati dal senso di frustrazione. La notiziola che mobilita tanto questi campi profondi della poesia leopardiana che chiama a raccolta il significato personale e l’attenzione del singolo osservatore, quanto lo sgomento che si prova di fronte alla realtà che nasconde quel che non si vede, o che è poco chiaro, potrebbe riguardare l’isola nella sua interezza. Il senso di frustrazione, d’altro canto, si potrebbe scorgere nell’esposto che un drappello di commercianti di Lacco Ameno ha protocollato presso il Comune per mezzo del rappresentante di Confesercenti Francesco Pezzullo con la finalità di segnalare e ricordare all’amministrazione che a qualcosa, almeno, dovrebbe essere aggiustato il tiro.

Non hanno semplicemente denunciato la condizione economica stagnante ma si sono preoccupati anche di presentare alcune proposte per risollevare l’economia della “piccola Parigi”, com’è definita da alcuni autoctoni, che però somiglia più a un sobborgo della capitale francese. Si potrebbe far cenno anche all’assenza di meritocrazia per mostrare che pure su questo versante c’è qualcosa che non funziona mentre al suo posto a governare è il senso d’insoddisfazione. Qualche tempo fa il sito lavoce.info pubblicò una ricerca – a cura di Giovanni Pica, professore associato di economia politica presso l’Università degli Studi di Milano – in cui si stabiliva la correlazione tra la prosperità di una società e la sua mobilità sociale. Ovviamente alla mobilità sociale si lega l’idea di uguaglianza di opportunità nella società stessa, in cui anche chi parte da una condizione svantaggiata ha la possibilità di emergere e salire (o scendere) la scala sociale. Si parla in questo caso di prosperità della società, vale a dire che il reddito pro capite e la possibilità di occupazione sono migliorate. Tutto ciò si può stabilire attraverso un indice di mobilità sociale, per ciascuna provincia nel nostro paese, derivante dal confronto tra la variabilità dei redditi all’interno delle famiglie identificate attraverso il cognome, con la variabilità complessiva dei redditi.

Il senso di frustrazione, d’altro canto, si potrebbe scorgere nell’esposto che un drappello di commercianti di Lacco Ameno ha protocollato presso il Comune per mezzo del rappresentante di Confesercenti Francesco Pezzullo con la finalità di segnalare e ricordare all’amministrazione che a qualcosa, almeno, dovrebbe essere aggiustato il tiro. Non hanno semplicemente denunciato la condizione economica stagnante ma si sono preoccupati anche di presentare alcune proposte per risollevare l’economia della “piccola Parigi”, com’è definita da alcuni autoctoni, che però somiglia più a un sobborgo della capitale francese 

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In sintesi quanto più è bassa la mobilità sociale in una determinata provincia, tanto più omogenei sono i redditi all’interno di ciascuna famiglia rispetto alla variabilità complessiva di questi e viceversa. Per farla breve, in un luogo dove la mobilità sociale è bassa, per conoscere il reddito di un individuo basta sapere a quale famiglia appartiene. I risultati della ricerca, riassunti su una cartina, mostravano le province del nostro Paese identificate per colore. Dal blu chiaro, che indicava una maggiore mobilità, a quello più scuro cui si associava una scarsa mobilità. La maggior parte delle regioni del sud erano colorate con il blu scuro. Idem la Campania, divisa per zone, e Ischia rappresentata con lo stesso colore. Lo studio tendeva a mostrare che la mobilità sociale si collega a una serie di esiti economici. Per esempio i talenti individuali possono essere favoriti da una migliore allocazione e generare un livello elevato dell’attività economica, finanche stimolando una crescita della società o di suoi segmenti. Magari qualcuno potrebbe collegare il tutto al concetto di “merito”, e farebbe bene. Sarebbe interessante vedere l’andamento sull’isola, anche se qualche eccezione sparsa qua e là, negli uffici sia pubblici e sia privati, è possibile trovarla. L’impressione è che su quest’isola “felice” –più “ghetto mentale” che terra aperta al mare delle possibilità e al mondo – sia presente più di uno strato cristallizzato proprio dal fattore “appartenenza alla famiglia X”, inserendovi pure la “famiglia politica”. Ciò, per conseguenza, richiama il nesso tra potere economico ed esercizio del “potere” (pensiamo appunto a quello che si esercita in politica: tizio junior, figlio di pincopallo senior, che accede tramite “concorso” alla pubblica amministrazione, e via così su questa strada). Si potrebbe azzardare, dunque, una relazione tra questo “potere” e la costruzione di un “merito” ad hoc a qualcuno cui attribuire la direzione dell’azienda di famiglia o dell’impresa o addirittura di un comune in cui spesso si evidenzia l’incapacità di saperne governare le dinamiche (quelle economiche su tutte).

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Si potrebbe far cenno anche all’assenza di meritocrazia per mostrare che pure su questo versante c’è qualcosa che non funziona mentre al suo posto a governare è il senso d’insoddisfazione. Qualche tempo fa il sito lavoce.info pubblicò una ricerca – a cura di Giovanni Pica, professore associato di economia politica presso l’Università degli Studi di Milano – in cui si stabiliva la correlazione tra la prosperità di una società e la sua mobilità sociale 

Più in generale, in alcuni di questi personaggi si potrebbe scovare una delle cause del ritardo – di una o più zone dell’isola – che come luogo turistico abbiamo accumulato nello “spazio” e nel “tempo” facendone un “colle” in termini di servizi, di cultura della crescita come della sua direzione ed espansione dando, per converso, ampio spazio e tempo alla cultura della “non crescita” dell’economia e del suo ampliamento come alla mancanza di competitività e della sua tenuta. Da ciò una riflessione apparentemente scollegata dalla realtà isolana. In molti paesi le famiglie con reddito più alto si possono permettere sia connessioni sociali migliori, sia di poter investire sul capitale umano. E qui torna, complice la considerazione di sopra, la “costruzione del merito” per figli e affini di questa o quell’altra famiglia e l’esclusione di chi non può permetterselo perché non può contare sulle stesse connessioni. A Ischia, come nel resto d’Italia, non si premia il capitale umano. Forse nella moltitudine si può trovare chi, in effetti, quel “merito” lo merita davvero. Se qualcuno volesse metterla sul politichese ideologico per farci una polemica inutile, la questione perderebbe il suo interesse. Il ragionamento sarebbe interessante, invece, nella misura in cui le diseguaglianze, a Ischia, continuano a rimanere tali creando di fatto una società multiforme ma per niente “mobile”, bloccata nel suo modo di pensare con un movimento e un’evoluzione pari a zero. Ciò che, di fatto, hanno segnalato i sessanta commercianti di Lacco Ameno costretti a sostenere con soli quattro mesi di lavoro, dodici mesi di tasse, di affitti e bollette, di costi di gestione e attività sperando che ci sia qualcuno disposto ad ascoltarli, magari pure in grado di agire sul piano amministrativo. 

Pagina Fb Caffè Scorretto di Graziano Petrucci 

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