LE OPINIONI

«Caffè Scorretto» «Siamo uniti ma solo quando ci conviene» 

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Non le mandano a dire, i sindaci. Attraverso interviste spavalde che fanno da gran cassa ai loro governi, trasformano i giornali in una specie di ufficio stampa. Ognuno ci tiene a mostrare opere e missioni, anche se i risultati appaiono talvolta mediocri, frugando nel baule dell’interlocuzione con Città Metropolitana e Regione per trovare la soluzione, per quanto compete loro, tra gli altri al mancato sostegno a imprese e lavoratori stagionali, al turismo, ai trasporti e allo stato precario in cui versa la sanità locale cui si aggiunge la mancata attenzione ai malati oncologici.

Non le mandano a dire, i sindaci. Attraverso interviste spavalde che fanno da gran cassa ai loro governi, trasformano i giornali in una specie di ufficio stampa. Ognuno ci tiene a mostrare opere e missioni, anche se i risultati appaiono talvolta mediocri, frugando nel baule dell’interlocuzione con Città Metropolitana e Regione per trovare la soluzione, per quanto compete loro, tra gli altri al mancato sostegno a imprese e lavoratori stagionali, al turismo, ai trasporti e allo stato precario in cui versa la sanità locale cui si aggiunge la mancata attenzione ai malati oncologici. Sfuggono, insomma, alla responsabilità che la causa di tutto questo è, di fatto, nell’assenza di collaborazione tra Amministrazioni 

Sfuggono, insomma, alla responsabilità che la causa di tutto questo è, di fatto, nell’assenza di collaborazione tra Amministrazioni come in quella altrettanto pesante che pone l’accento sull’assenza d’iniziative per sviluppare un cambio di paradigma culturale ed economico per l’isola. Sono ancora pochi gli amministratori in grado di indicare come importante la necessità di lavorare insieme.

Enzo Ferrandino, sindaco d’Ischia

Quando finalmente c’è qualcuno che lo fa, non perde però occasione per continuare la campagna elettorale – a sé stesso o alla sua compagine di governo – dimenticando che è finita da un pezzo. Nessuno, insomma, è in grado di spiegare il “come” si dovrebbe realizzare questo nuovo modello, pur intuendolo, limitandosi a lanciare messaggi mediante la stampa che tra i sei, forse, dovrebbe esserci un lavoro comune su temi condivisi se davvero si vuole affrontare una serie di questioni delicate. È accettabile tutto ciò? Assolutamente no. Peggio, è anacronistico che neanche uno, oltre l’augurio per la nascita d’improbabili tavoli permanenti di cui si sente parlare da anni, sia capace di spingere la costruzione di uno schema diverso di benessere o che vi sia ancora chi ritiene importante chiudersi nella sua porzione amministrativa come fosse staccata dal resto.

Sono ancora pochi gli amministratori in grado di indicare come importante la necessità di lavorare insieme. Quando finalmente c’è qualcuno che lo fa, non perde però occasione per continuare la campagna elettorale – a se stesso o alla sua compagine di governo – dimenticando che è finita da un pezzo. Nessuno, insomma, è in grado di spiegare il “come” si dovrebbe realizzare questo nuovo modello, pur intuendolo, limitandosi a lanciare messaggi mediante la stampa che tra i sei, forse, dovrebbe esserci un lavoro comune su temi condivisi se davvero si vuole affrontare una serie di questioni delicate. È accettabile tutto ciò? Assolutamente no 

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L’esempio più chiaro che mostra questo quadro desolante e inopportuno è quando le sei amministrazioni, ai tavoli di discussione presso la Regione, non perseguono finalità collettive ma quelle che mettono in risalto la difesa dei singoli interessi. I Comuni sono assenti sia nel valutare e sia nel realizzare prima e affidare dopo il compito di opporsi ai problemi che riguardano 65 mila abitanti, magari prevedendo l’utilizzo di risorse umane e finanziarie dirette alla messa a punto di un sistema di cooperazione com’è il Patto per lo Sviluppo dell’isola d’Ischia.

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Giacomo Pascale, sindaco di Lacco Ameno

Unificare i servizi, dai trasporti pubblici a quelli da piazza, passando per la raccolta dei rifiuti o della polizia municipale, non getterebbe solo le fondamenta per migliorarli. Creerebbe allo stesso tempo un modello funzionante per un territorio che rischia d’implodere per inadeguatezza e superficialità cui invece bisogna dare una visione d’insieme. Politici e amministratori, di maggioranza come di opposizione, invece fanno la propria parte a ribasso. Tranne forse il Comune di Forio e quello di Barano in cui è presente una dialettica accesa, ci troviamo di fronte all’appiattimento come rilevato da Francesco Ferrandino nel suo articolo di ieri. La politica, che ci auguriamo un giorno possa analizzare le criticità che ci portiamo dietro da mezzo secolo, anziché mettere da parte i giochi di ruolo come quello che mette in scena “lo scontro” teatrale tra maggioranza e opposizione, si fa scivolare ogni ipotesi di ripresa. Attribuendo tale possibilità alla semplice creazione di parcheggi oppure ostinandosi, come per Serrara Fontana ultimo di esempi precedenti, a chiudere partecipazioni con Comuni della terraferma per garantirsi l’accesso a finanziamenti (5 milioni di euro per la rigenerazione urbana da dividere in tre) che rispetto al Patto Strategico rappresentano solo una piccolissima parte dei fondi disponibili, mostra la sua parte peggiore.

Possibile che si faccia fatica a capire che l’interesse isolano dipende dalla composizione dei singoli Comuni in una sola risultante? La risposta potrebbe essere nella domanda. A guardar meglio però e a pensar male, a sostituire degnamente tale finalità insiste un comportamento che le Amministrazioni tendono a lasciare fumoso. Vale a dire quello rappresentato dallo scambio di professionisti, favori e pedine anche attraverso determine e delibere in un percorso carsico di risorse da un Comune all’altro. Lasciando intendere che, in fondo, già esista una sorta di “Comune unico” denominatore, strumento di per sé già idoneo ad agevolare l’interesse di pochi (che non è quello dell’intera collettività) 

Possibile che si faccia fatica a capire che l’interesse isolano dipende dalla composizione dei singoli Comuni in una sola risultante? La risposta potrebbe essere nella domanda. A guardar meglio però e a pensar male, a sostituire degnamente tale finalità insiste un comportamento che le Amministrazioni tendono a lasciare fumoso. Vale a dire quello rappresentato dallo scambio di professionisti, favori e pedine anche attraverso determine e delibere in un percorso carsico di risorse da un Comune all’altro. Lasciando intendere che, in fondo, già esista una sorta di “Comune unico” denominatore, strumento di per sé già idoneo ad agevolare l’interesse di pochi (che non è quello dell’intera collettività), sacrificando il potere della programmazione sull’altare della visione monoculare e favorendo dinamiche populiste ed elettorali, da un lato, insieme alla noncuranza per i comparti strategici di Ischia dall’altro. Con il risultato di disintegrare l’attenzione – anche da parte della stampa – che dovrebbe attribuirsi alla prospettiva economico finanziaria di un luogo a “vocazione” turistica, surrogata da quella personalistica per la gestione di potere. Sulla quale non sarebbe una sorpresa se la magistratura contabile o quella ordinaria decidessero, un giorno, di accendere qualche riflettore.  

Pagina Fb Caffè Scorretto di Graziano Petrucci 

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