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Ciak: CooperAzione!

 

di Graziano Petrucci

Premessa 1. Se vedete qualcuno che fa bene a elogiare il proprio lavoro e cammina con il sorriso stampato sul viso a testimonianza di una felicità fuori dal comune per aver raggiunto un esito notevole e mai conquistato prima, e questo qualcuno è Enrico Iovene, allora credetegli. Enrico IoveneHa portato a termine un risultato davvero importante – con il team isolano del quale fa parte pure Vincenzo Scala, ha realizzato una meritevole cooperazione- riuscendo a farsi eleggere nel ruolo di «revisore dei conti» presso l’Ordine dei Commercialisti di Napoli. Non si tratta, come erroneamente può dedursi da una lettura semplicistica, di un epilogo utile alla sola categoria dei commercialisti isolani. Forse siamo di fronte a un raro caso di collaborazione sinergica il cui effetto è fatto di piccoli impercettibili sforzi quotidiani da parte dell’associazione dei commercialisti dell’isola d’Ischia. I cui elementi sono riusciti a lavorare e, assieme, sviluppare reti di conoscenze per prendere un ufficio importante proprio nell’Ordine professionale che li rappresenta. Il tutto, per Enrico, sarà gratuito e senza alcuna retribuzione. Tutto ciò sottende, però un’attività di squadra di cui spesso è difficile essere testimone e disegna, quando capita, un esempio che dobbiamo imparare oltre che seguire anche applicare in altri settori. Il risultato del dott. Iovene – cui rivolgo i complimenti e l’augurio di buon lavoro– non è l’unico. Ci sono altre situazioni che pure andrebbero citate. Delle quali potremmo leggere, ma certe volte preferiamo lasciare in secondo piano mentre, al contrario, attività come queste possono servirci per creare una base favorevole e una riprogrammazione proficua e condivisibile del nostro modo, idiota e autoreferenziale, di procedere ognuno per se. Oltre a farci rendere conto che, in conclusione, da soli continueremo a non andare da nessuna parte. Premessa 2. Il concetto di «gioco di squadra, che richiama, al tempo stesso, quello di «ruolo», è imprescindibile. Inutile dire che il mercato sta collassando, a giudicare dalla crisi diffusa sin dal 2007 in America e dal 2008 in Europa. E proprio attraverso la crisi di «non valori» che l’economia neoliberista a cominciare da una globalizzazione che- si pensava- avrebbe portato benessere per tutti, si stanno modificando alcuni tratti fondamentali. Tutto ciò fa pensare che siamo all’inizio di un dibattito che per la verità è già cominciato altrove ma noi abbiamo bisogno del lanternino per seguire la scia di ciò che avviene nel resto del mondo. Alcuni economisti stanno proponendo di seguire modelli differenti. FRANCESCA ANNUNZIATAPer esempio la discussione sugli effetti benefici «dell’economia civile», nata a Napoli nel ‘700 per merito di Antonio Genovesi che supera il primato del profitto e del mero scambio strumentale nell’attività economica e finanziaria e modifica perciò la società attraverso il comportamento, è condotta dal Professor Zamagni, ordinario di economia dell’Università di Bologna e professore presso l’International Political Economy alla Johns Hopkins University. Il tutto è venuto in chiaro nel convegno AIPEC (Associazione Imprenditori e Professionisti per l’Economia Civile)Conferenza Stampa AIPEC dal titolo “Un nuovo modo di fare impresa”, organizzato dalla delegata AIPEC per la Campania, Francesca Annunziata – nella foto -, finalizzato a un nuovo modo di fare impresa e alla possibile revisione del capitalismo sfrenato e neoliberista attraverso la proposta di un modello di reciprocità e sostenibilità degli attori del mercato, siano essi singoli o aziende. Una delle certezze che s’irradia anche su altri piani è la necessità di stabilire gli ambiti di competenza. Perché non tutti siamo uguali e che, perciò, dove mancano certe abilità queste possono essere integrate da altri che le possiedono facendo squadra. Immaginate una partita di calcio in cui nessuno rispetta il proprio ruolo, e quindi neppure quello degli altri. Guardate come ognuno si lancia sulla palla nella speranza di raggiungere la porta avversaria da solo e fare goal. Osservate un comportamento che ci farebbe saltare sulla poltrona davanti al televisore se si trattasse di una vera partita. Succederà, naturalmente, che nel caos nessuno dei giocatori capirà niente di ciò che sta accadendo in campo e guarderà al solo profitto che potrebbe derivargli dal mettere la palla in porta. Ecco. Ho una notizia per voi: questa partita è reale e ognuno di noi ne è spettatore passivo ma può trasformarsi in un giocatore attivo. Guardate l’economia isolana, e la singola azienda ricettiva turistica – ma il discorso può allargarsi anche ad altri settori come i trasporti (li vedete i taxi?)- immersa nel caos da molto tempo. E guardate tanto la politica dei prezzi a ribasso quanto il livello basso dei servizi in favore dell’aumento del numero di camere, come la mancata destagionalizzazione (che Pasquale Raicaldo ha descritto benissimo in un suo editoriale, qualche giorno fa), quale suo naturale prodotto. Se fosse la vostra squadra del cuore a «giocare» in questo modo che cosa pensereste e cosa vorreste che facesse o cambiasse nel modulo? Non preferireste cambiasse tattica, magari cooperando, poiché questa che sta mettendo in campo non ci sta portando da nessuna parte? Non è che forse ci piace soltanto sbraitare sulla poltrona?

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