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Dal Pio Monte a Piazza Santa Restituta: idee di riqualificazione della fascia costiera

Gianluca Castagna | Casamicciola Terme – Quale deve essere il rapporto tra ingegneria, architettura contemporanea e paesaggio? In che modo si può intervenire nella riqualificazione dell’esistente o di luoghi che presentano molteplici criticità soprattutto per chi ci vive?
Sono alcuni degli gli interrogativi al centro del tradizionale workshop organizzato dall’Università di Napoli Federico II e dal Comitato scientifico di “Torri in festa, torri in luce”, la manifestazione culturale ideata dall’architetto Aldo Imer, che punta i riflettori sull’unicità di un patrimonio naturale storico/architettonico che caratterizza l’isola di Ischia, creando occasioni mirate alla sua conoscenza, valorizzazione e fruizione.

Dopo anni di edilizia spesso poco attenta al territorio e ai suoi equilibri, si è tornati oggi a considerare il paesaggio come elemento del progetto d’architettura. Il workshop, i cui risultati sono stati presentati all’Hotel Manzi di Casamicciola (presenti anche il sindaco Giovan Battista Castagna e il suo “collega” Giacomo Pascale), ha rappresentato un’occasione per ragionare insieme sulle idee e le tecniche più recenti del progetto di paesaggio e sui modi di intervento negli spazi pubblici.
Il laboratorio si è assunto il compito di ipotizzare una possibile ridefinizione progettuale del tratto di costa compreso tra il Pio Monte della Misericordia e il corso di Lacco Ameno che conduce a Piazza Santa Restituta. Sei punti individuati tra i due paesi più colpiti dal recente terremoto e distribuiti tra la maglia cittadina (il Pio Monte o Piazza Marina) e una a componente più naturale e paesaggistica costituita dalla linea di costa, nella convinzione che al rapporto tra l’impianto urbano e il disegno della geografia sia affidato il mantenimento di una memoria collettiva in perenne rischio di smarrimento (o negazione).
Ecco perché, in fase propedeutica, gli studenti della Facoltà di Ingegneria dell’Università Federico II di Napoli hanno esplorato il territorio per comprenderne l’identità, la memoria storica e i bisogni della cittadinanza, ad indagarne la conformazione geografica ma anche, tramite interventi precisi di riqualificazione rispettosi del contesto, rendere accessibili luoghi lasciati all’incuria, o semplificare soluzioni che oggi rendono faticosa o problematica la vivibilità di quei luoghi.

«Quest’anno – ci ha raccontato la Prof.ssa Marina Fumo, docente di Architettura alla Facoltà di Ingegneria – abbiamo voluto dare una connotazione internazionale e paesaggistica al workshop proprio su richiesta di Imer. Abbiamo fatto lavorare studenti da tutto il mondo, circa un centinaio, attraverso un momento di esercizio progettuale dai tempi brevi, ma che è dimostrato renda di più anche sotto il profilo neuroadrenalinico». L’obiettivo generale è quello di costruire circuiti virtuosi tra il mondo professionale e quello della ricerca universitaria, a partire dalla formazione scientifica dei giovani professionisti, nonché la necessità, ormai ovvia nella contemporaneità, di istituire una dinamica rete professionale e culturale di respiro internazionale. L’obiettivo più specifico è invece quello di offrire ai tanti giovani laureandi l’opportunità di affrontare percorsi scientifico-professionali utili a migliorare le proprie conoscenze e ad acquisire esperienze specifiche di altre realtà culturali.

«Lungo il nastro costiero dei due Comuni – ha spiegato la Fumo – abbiamo individuato, insieme a Imer e ai professori Andrea Maglio e Francesco Rispoli, sei focus su cui concentrarci: il Pio Monte della Misericordia, l’area di parcheggio, il porto di Casamicciola e Piazza Marina, l’area eliporto, la rotonda del Capitello a Lacco Ameno e il corso pedonale fino a Piazza Restituta. Su ognuno di questi punti hanno lavorato tre gruppi di studenti. Uno sul posto, gli altri a Napoli. Ho chiamato questo workshop “Idee giovani per la rigenerazione di un tratto di costa”. Ho detto loro: non mi aspetto che siate inibiti. Siate visionari; dopo, eventualmente, ci penseranno gli amministratori a decidere cosa raccogliere delle vostre idee. E’ chiaro che, bisogna comunque mantenere i piedi per terra. Spiegarci cioè come poter realizzare concretamente l’idea che hanno avuto, se i fondi si possono trovare da qualche parte, se hanno individuato addirittura un probabile sponsor. In più, una questione che io considero molto importante per la formazione in qualunque corso di studi è che qualunque idea sia sostenibile da un punto di vista economico (valutazione costi/benefici), ambientale, ma soprattutto sociale. La percezione della collettività è fondamentale. Gli studenti che hanno lavorato in loco hanno ascoltato le impressioni della popolazione raccogliendole attraverso un’intervista predisposta dal prof. Giovanni Gugg, docente di Antropologia Urbana alla Facoltà di Ingegneria dell’Università Federico II di Napoli. Ischia è un’isola turistica, ma in quei tre mesi non deve diventare l’inferno per chi ci vive. Tra gli obiettivi del workshop anche quello di migliorare la vita di chi abita qui tutto l’anno.»
Determinanti, per i risultati finali del laboratorio, gli stimoli offerti dall’architetto giapponese Hidenobu Jinnai, docente all’ Università Hosei – Tokyo, che da tempo si occupa delle città di acqua, del rapporto dell’uomo con il mare e delle comunità che vivono sulla costa. E quindi, in fase di progettazione, va bene la vista da terra, ma quella da mare? Esiste un altro sguardo da cui non si può prescindere.

Gli studenti dell’ultimo anno di ingegneria hanno poi presentato al pubblico i risultati del workshop.
“Tra Storia, Terme e Futuro”, “Waterforms, le forme dell’acqua”, “Step by step” sono solo alcuni dei titoli per dare nuova definizione e riqualificare quel preciso tratto di costa che unisce Casamicciola e Lacco Ameno. E così, se il Pio Monte della Misericordia prevede aree musicali, luoghi di incontro, teatro e vasche termali all’aperto, il parcheggio adiacente ospita servizi di car sharing per auto elettriche, pensiline in strutture di legno (curve come le onde del mare), piste ciclabili e pedonali. Sul porto di Casamicciola, su cui quasi tutti i progetti hanno evidenziato la confusione che si genera nel turista quando sbarca dalla nave, molti hanno lasciato libera la fantasia. Via la biglietteria, o trasferimento dall’altro lato, postazioni di bike sharing, percorsi per il turista che bypassano il traffico veicolare (degli imbarchi e degli sbarchi) per approdare direttamente a piazza Marina, pergolati, ma soprattutto una riqualificazione del Capricho in spazio culturale, aperto alla collettività, con proiezioni settimanali di film del passato girati a Ischia («non c’è valorizzazione senza memoria», hanno ribadito).

Interessante anche la riqualificazione dell’area attigua all’elisuperficie tra Lacco e Casamicciola, oggi in uno stato di completo degrado anche a causa del cantiere Erg sotto sequestro. Molteplici le criticità individuate: difficoltà di atterraggio, inquinamento acustico, assenza di un’area di attesa o di un’area di sosta, viabilità difficoltosa. Molti convertirebbero il cantiere sequestrato in parcheggio, altri lo riempirebbero di verde e punti di sosta panoramici, altri con strutture e pensiline fotovoltaiche. Ma la soluzione più originale è quella che prevede un ristorante subacqueo proprio sotto l’eliporto. Non sarà troppo rischioso?
«In realtà non lo è», ha specificato Alessio Pino, all’ultimo anno della Laurea in Ingegneria e portavoce degli studenti che hanno partecipato a questa esperienza progettuale. Un ristorante sul mare crea in primo luogo una maggiore godibilità in una zona estremamente panoramica. Se guardiamo alla elisuperficie al di là della sua funzione, ci rendiamo conto subito è una splendida terrazza sul mare aperto. I due percorsi non interferiscono gli uni con gli altri. Per quanto l’ambito sembri lo stesso, è stata creata una doppia gerarchizzazione dei servizi».

«Quello che abbiamo realizzato è ciò che si richiede all’ingegnere: trovare adeguata risposta a una domanda», continua lo studente. In alcuni casi, penso, ovviamente, al Pio Monte della Misericordia, abbiamo privilegiato la socialità degli spazi, la fruizione collettiva. Piscine termali ma anche tante aree che rispecchiassero l’antica missione del Pio Monte, la sua vocazione originaria. Quindi un’esaltazione del concetto di restauro: laddove non sia possibile, o non si voglia trovare una nuova funzione, al progettista tocca solo restituire alla realtà quello che il tempo le ha tolto. Bisogni antichi che fanno ancora parte del tempo presente. Per altri focus, penso all’eliporto, a Piazza Girardi a Lacco Ameno, o all’eliporto, le zone sono un po’ più complesse e siamo intervenuti di più.

Ma tra i due estremi, raziocinio e creatività, l’ottica da cui siamo partiti è che, per rivoluzionare uno spazio, non sia sufficiente lo sguardo del singolo individuo ma occorre uno sguardo comune. I residenti ci hanno richiesto piccole soluzioni, non grandi stravolgimenti. Interventi che ripristinassero quel benessere, a detta di molti, perduto.»
E la viabilità, una vera croce per il territorio? «Abbiamo affrontato anche quella, rendendola più organica ed essenziale. In questo senso, il lavoro è stato ragionare sui luoghi anche in funzione del valore che hanno i percorsi che vi confluiscono. L’eliminazione della rotonda, relativamente al progetto del parcheggio di Casamicciola, si è resa necessaria perché occupazione di uno spazio senza solide giustificazioni. E’ scenografico, ma è più un ostacolo all’asse viario che un utile supporto al parcheggio. Deleterio, per un’isola in cui la salvaguarda e la gestione della superficie dovrebbe essere il mantra di ogni progettista urbano della viabilità».
(photo: Tommaso Monti)

 

 

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