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Gardella a Ischia: il segno di un grande Maestro dell’architettura italiana nelle Terme della Regina Isabella

Gianluca Castagna | Lacco Ameno – La storia dell’architettura è da sempre segnata dalla presenza o dall’iniziativa di committenti importanti, personaggi carismatici capaci di scegliere bene il loro architetto, offrirgli una visione da cui partire, seguirlo nell’evoluzione del progetto, contrastandolo quando necessario e assecondandolo come si fa con un complice degno di stima e fiducia.
I risultati sono spesso importanti e ci lasciano opere di forte rilevanza per la vita dei territori e delle città che abitiamo.
Per ricordare la figura di Angelo Rizzoli, il tycoon che riportò l’isola d’Ischia nel circuito turistico che conta facendone, tra gli anni ’50 e ’60, una delle destinazioni privilegiate dal jet set internazionale, ma soprattutto per ricordare Ignazio Gardella, l’uomo che progettò forse l’unico esempio di architettura moderna sull’isola d’Ischia, cioè le Terme della Regina Isabella, si è tenuta, domenica sera, nei giardini di Villa Arbusto a Lacco Ameno, per “Metamorphosis”, un’interessante conferenza sull’esperienza ischitana del celebre architetto milanese, la cui eredità offre notevoli spunti di riflessione per illuminare il presente e ripensare a un’epoca che probabilmente ha ancora molto da dirci.

Foto principaleA illustrare il percorso di elaborazione creativa che tenne impegnato Gardella a Ischia dal 1950 al 1954 è stato il professore Fabio Mangone, insegnante di Storia e Architettura moderna all’Università degli Studi di Napoli. Introdotto dalla professoressa Ilia Delizia, presidente del Circolo Georges Sadoul, Mangone ha illustrato e commentato studi, riflessioni, progetti che l’architetto aveva pensato per trasformare non solo le Terme della Regina Isabella, ma buona parte della struttura urbana di Lacco Ameno, confrontandosi con luoghi di grande bellezza e con la tradizione locale.
In realtà, per paradosso, a uscire “ridimensionato”, è proprio Angelo Rizzoli, il quale subentra solo in un secondo momento. E’ il professore Piero Malcovati, luminare della ricerca medica e degli studi di crenoterapia ginecologica, a giocare un ruolo fondamentale nella presenza di Gardella a Lacco Ameno. E’ lui a chiamare l’architetto milanese per rivoluzionare disegno e funzione delle Terme di Santa Restituta. Malcovati ha l’impressione che le potenzialità dell’economia termale siano inespresse. La tradizione è nota, le acque pure, ma la pratica subisce un trauma enorme con il terremoto del 1883. Lo sviluppo si blocca, Lacco Ameno è molto lontana da ciò che potrebbe diventare: uno dei primissimi luoghi del termalismo in età moderna.
Agli inizi degli anni ’50 Gardella è già un noto professionista, un quarantenne pieno di entusiasmo e idee, solo un po’ più giovane di Rizzoli. Immagina le terme come luogo di cura in senso stretto. Non uno stabilimento termale dove si coltiva la socialità, tra passeggiate e alleanze d’affari tra famiglie.
Qui si pensa a spazi per i medici, Lacco Ameno quasi un luogo di scienza tout court dove è possibile curarsi rispettando la privacy. Il progetto iniziale impone di conservare il più possibile (non ci sono soldi), poi, con l’ingresso di Rizzoli, si passa a qualcosa di più incisivo: un edificio a sorpresa, sorta di forchetta che guarda, lievemente in diagonale, Monte Vico e nel frattempo racchiude una corte.
Gardella negli anni '50 alle Terme della Regina Isabella (foto secondaria) ColonneTermeQuestione colonnato. Gardella detesta la retorica, ma quelle colonne, posticce, che richiamano l’antichità senza essere antiche, che in fondo non reggono niente, danno continuità (e dignità) all’unico fronte pubblico del paese (torre municipale e chiesa di Santa Restituta, a essere onesti, sono di dimensioni contenute), rafforzando così l’idea che quella quinta fosse la quinta monumentale che apre verso il mare. Una suggestione, un gioco di finzione, un segno della memoria in un luogo che, di memorie, ne ha perse già troppe. La scelta (che solo il tempo rivelerà vincente) servirà anche come pretesto per discutere di un tema all’epoca assai in voga: il rapporto tra antico e nuovo, la loro coesistenza su posizioni di chiara autonomia.

Contemporaneamente, Ignazio Gardella inizia a pensare al nuovo grande albergo di Lacco Ameno. In origine si prevede di costruirlo dietro le terme, verso la collina di Monte Vico; poi si studia l’ipotesi di Villa Arbusto, che pare scontentare proprio Rizzoli, poco propenso a lasciare quella che nel frattempo era diventata la sua dimora isolana. Gardella non ama la magniloquenza, né l’idea di una struttura che copra o ostruisca la veduta del mare, e forse proprio qui nascono i primi attriti tra l’architetto e il committente. Perché, come sostiene Mangone, la storia di Ignazio Gardella a Ischia sembra suggerirci che ci fu feeling tra Malcovati e Rizzoli, ci fu feeling tra Malcovati e Gardella, ma non tra quest’ultimo e Rizzoli.
Foto sestaNel febbraio 1953 i numerosi progetti elaborati per Lacco Ameno vengono ricompresi in un’ipotesi di intervento più ampia, che – pur tra mille tentennamenti e dietrofront – prevede la sistemazione della piazza e un progetto di ricostruzione del quartiere Genala. Si tratta di avviare un vero e proprio programma di rinnovamento urbano nel quale le esigenze imprenditoriali, legate al turismo, si accompagnano a un’effettiva volontà di miglioramento delle condizioni abitative del luogo. I baraccati, nati dopo il terremoto (il provvisorio che diventa definitivo), sono considerati una vergogna sotto un duplice punto di vista: della dignità di chi li abita, ma anche come ostacolo allo sviluppo delle terme e di un turismo esclusivo per quanto riservato.
L’idea di un cinema nella piazza del Municipio: è pensata solo per il turista o anche per chi ci abita tutto l’anno? Un’idea straordinaria, geniale, perché siamo negli anni del grande sviluppo del cinematografo, la grande passione di Rizzoli che guadagna coi libri e accetta di perdere (ma fino a un certo punto) col cinema. Ecco, Gardella immagina il cinematografo come una importante attività laica (accanto a quella religiosa assolta dalla chiesa) che scandisce il tempo dei villeggianti d’estate, di chi si fa le cure, ma anche i sabati e le domeniche degli ischitani durante l’anno. Un luogo sociale in piena regola.

Nel 1954 i rapporti tra Gardella e Rizzoli si interrompono. L’ampliamento dello stabilimento termale viene realizzato, nei mesi successivi, sotto la direzione di altri progettisti, che seguono le indicazioni dell’architetto. L’Albergo della Regina Isabella nascerà invece in forme completamente nuove, rispetto al progetto iniziale, usando però soluzioni già immaginate da Gardella (il collegamento aereo tra l’albergo e l’edificio di cura, ad esempio). Il programma complessivo, con la sistemazione della piazza e la ricostruzione del quartiere Genala, rimane purtroppo inattuato, lasciando questa esperienza, che poteva certo tradursi in un formidabile esempio di recupero ambientale di ampio respiro, come un progetto tristemente interrotto.
(photo: Lucia De Luise)
Foto terza

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