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Gruppo Roccia: arrampicata, che passione!

Gianluca Castagna | Forio – Una sfida con se stessi. Con le proprie forze ma soprattutto con i propri limiti. Perché se l’alpinismo classico, padre dell’arrampicata sportiva, ha come scopo la vetta, il traguardo di chi si arrampica su pareti rocciose o grossi massi è in fondo il movimento. Del corpo e della mente. Magari godendo del silenzio della natura e dei soli pochi intimi amici, di cui bisogna fidarsi ciecamente. Non accade spesso di pensare all’isola d’Ischia come luogo di arrampicate. Eppure, da qualche tempo, un gruppo di giovani e meno giovani, appassionati e intraprendenti, hanno cominciato a praticare questa disciplina sportiva anche sul nostro territorio. Fino a formare un gruppo (Gruppo Roccia) che da oggi entra a far parte della grande famiglia CAI. Ne abbiamo parlato con Giuseppe ‘Pepito’ Morgera, motore e portavoce del gruppo.
Com’è cominciata la vostra storia con l’arrampicata?
«Da appassionati, per portare avanti sull’isola d’Ischia alternative sportive per i giovani che non volessero scegliere il solito calcetto, la pallavolo o la pallacanestro. Il tufo non è arrampicabile, ma Ischia non è solo tufo. C’è anche la trachite, l’abbiamo localizzata in diversi punti dell’isola e abbiamo cominciato ad arrampicarci: nel bosco di Zaro, dove facciamo arrampicata con corda, in località Cannavale, dove facciamo bouldering su massi che non superano i tre o quattro metri di altezza, ma anche nella baia della Pelara, dove però non abbiamo ancora realizzato nulla. Al momento siamo una quindicina di persone, più amici che, appassionati di questo sport, vengono a trovarci dalla Campania, dal Molise, dalla Basilicata».
Cosa spinge davvero all’arrampicata?
«E’ una disciplina che fa bene al corpo e alla mente. Arrampicarsi significa superare gli ostacoli, una sfida che dallo sport passa anche nella vita di tutti i giorni, dove è necessario andare avanti e non mollare malgrado le difficolta. La soddisfazione, una volta arrivati in cima, è grandissima. Il 90% del percorso lo fai per la mente e il suo benessere».
Ci vorrà un allenamento fisico sovrumano.
«La riuscita di un’arrampicata dipende al 70% dalla testa. Sei tu sei libero dai pensieri e dalle paure, riesci a muovere il corpo in maniera diversa da quando sei teso e ansioso. Non hai bisogno di tantissima forza quando sei padrone del tuo corpo, quando lo conosci a fondo nelle sue potenzialità e nei suoi limiti. L’arrampicata aiuta questa consapevolezza, ti regala una padronanza del tuo corpo che va oltre ogni immaginazione e che forse non ti dà nessun’altra disciplina sportiva».
Più facile la salita o la discesa?
«Molti principianti temono più la discesa, ed è comprensibile. Quando sali, non guardi giù: la tua concentrazione è mirata a guardare avanti, arrivare. Sei attaccato mani e piedi alla parete, il tuo corpo ti tiene. Quando scendi, devi invece lasciare tutto e fidarti della corda, del gancio in parete e del compagno che è giù. Non è facile per tutti fidarsi, affidarsi e abbandonarsi al vuoto».

 

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